Industria

Toh, il governo si è accorto che Stellantis è un grosso problema

Dopo le minacce di Tavares, il ministro Urso propone un miliardo di incentivi per l'acquisto dell'auto elettrica ed è anche disponibile a entrare nel capitale di Stellantis. Ma non è per nulla scontato che Elkann voglia lo stato italiano in casa. E neppure che il produttore si accontenti. Un disastro annunciato, anche da L'Espresso

di Gloria Riva   2 febbraio 2024

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Stellantis batte il governo Meloni uno a zero. E non è una bella notizia per i contribuenti italiani. Nei giorni scorsi la premier Giorgia Meloni aveva fatto la voce grossa contro gli aiuti di Stato a un'azienda privata, la ex fabbrica di automobili Fiat. A stretto giro la risposta di Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellantis, società saldamente in mano a John Elkann, erede della famiglia Agnelli che, a latere del tavolo convocato al ministero del Made in Italy ha detto che «l'Italia dovrebbe fare di più per salvaguardare i posti di lavoro nel settore automotive, invece che cercare capri espiatori».

 

Tutto questo accade mentre il ministro Adolfo Urso sta dando il via libera agli incentivi (un miliardo, sempre di soldi pubblici) per l'acquisto di auto elettriche o comunque di ultima generazione. Soldi che, si scoprirà, non basteranno a fermare il deserto industriale per l'automotive italiano. A parole Stellantis sembra soddisfatta per il miliardo stanziato per l'Ecobonus, ma nulla vieta a Tavares di tornare presto al ministero con il cappello in mano, chiedendo ulteriori sostegni pubblici per gli impianti Stellantis italiani, mettendo sul piatto una sorta di ricatto: Tavares ha espressamente indicato la possibile chiusura di Mirafiori, ovvero la grande fabbrica di Torino, dove si produce la 500 elettrica, e Pomigliano, a sua volta simbolo della metalmeccanica del Sud Italia e dove si produce la Panda a benzina.

 

Il problema è che l'Ecobous 2024 per le auto a basso impatto potrebbe non essere sufficiente per scongiurare la chiusura degli impianti. Come del resto teme la Fiom Cgil. Il segretario Michele De Palma dice che è stato un errore mettere subito sul piatto l'Ecobonus, che tra l'altro nell'80 per cento dei casi, in passato, è finito a vetture prodotte all'estero, anche da Stellantis.

 

Ora, da un lato il ministro Adolfo Urso rilancia la sua idea di entrare con una quota in Stellantis, per eguagliare il governo francese che, nel momento in cui è avvenuta la fusione fra il gruppo italiano e quello francese ha preteso una quota e un posto importante nella stanza dei bottoni di Stellantis. Ma non è per nulla scontato che John Elkann accetti di avere in casa propria il governo Italiano. Governo che deve, per l'ennesimo volta, giocare in difesa, con la minaccia della chiusura di importanti stabilimenti dell'automotive.

 

Si poteva scongiurare tutto questo? Da mesi Confindustria e i sindacati dicono al governo di pensare a un piano complessivo per l'automotive e mettono in guardia il governo dal deserto industriale che proviene dall'assenza di una progettualità sul fronte automotive. Come aveva raccontato l'Espresso quasi un anno fa. Mentre del disimpegno e menefreghismo di Stellantis verso gli stabilimenti italiani l'Espresso ne ha parlato in questa inchiesta di dicembre. Basterà un Ecobonus da un miliardo per scongiurare la chiusura degli impianti?

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