Economia
13 gennaio, 2026"Una strategia precisa" che avrebbe piegato il futuro del polo siderurgico di Taranto. I funzionari statali parlano di "cattiva gestione" per presunte manutenzioni mancate e manipolazioni dei dati legati alla produzione
Sette miliardi di euro per risarcire i danni di una “cattiva gestione”. È questa la deliberazione dei commissari straordinari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli, nominati dal governo per verificare l’operato degli amministratori e Arcelor Mittal sull’ex Ilva di Taranto. Secondo i commissari, il dissesto di Acciaierie d’Italia - culminato con il commissariamento a febbraio 2024 -“non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale”, come si legge nel documento elaborato da Fiori, Tabarelli e Quaranta. Il collasso dell’ex Ilva sarebbe la conseguenza di “una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo", finalizzata al "sistematico e unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio".
Gli errori di Arcelor Mittal
Un altro degli errori imputati alla gestione franco-indiana sarebbe la mancanza di manutenzione degli impianti e il conseguente danneggiamento degli stessi. Questo - secondo i commissari - avrebbe inficiato sulla capacità produttiva del polo siderurgico pugliese. Da qui, “è scaturita una richiesta di risarcimento per 947,4 milioni di euro”, continua il documento. L’accusa formale è di “deterioramento del patrimonio aziendale e industriale”. Ma non è tutto. Secondo i funzionari, i vertici di Arcelor Mittal avrebbero anche “drogato” le dichiarazioni dei livelli produttivi dell’azienda per ottenere i certificati Ets, l’Emissions Trading System, il meccanismo dell’Unione europea che regola e limita le emissioni di CO₂ e di altri gas serra da parte delle imprese. Una manovra che è valsa alla compagnia un esposto alla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano, per “truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO₂, finalizzata all'ottenimento di quote di emissione gratuite”.
La governance parallela di Acciaierie d'Italia
La malagestione di Arcelor Mittal avrebbe anche favorito “la configurazione di una struttura di governance parallela all'interno di Acciaierie d'Italia composta dall'amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia - si legge nella relazione -. Questo avrebbe permesso di bypassare il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di Arcelor Mittal. La scelta avrebbe di conseguenza compromesso irreversibilmente l'autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d'Italia incapace di operare in continuità”.
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