Esteri
11 febbraio, 2026Durante il conflitto del Vietnam gli Usa hanno bombardato a tappeto la nazione alleata dei Vietcong. Anche quando ormai la guerra era persa. E molti ordigni sono ancora inesplosi
Le strade di Vientiane, capitale del Laos, sono ancora ornate da file di bandierine nazionali alternate al classico rosso con falce e martello. Il 2025 è stato un anno di celebrazioni. L’ultima risale a dicembre, quando è stato festeggiato il 70° anniversario della fondazione del Pathet Lao (“terra dei Lao”), il movimento comunista tuttora al potere che avrebbe svolto un ruolo fondamentale nell’abolizione della monarchia e nelle guerre indocinesi.
Ad aprile del 2025 si era tenuta la festa per i 50 anni dalla liberazione del Vietnam del Sud dagli occupanti statunitensi. Il Laos ha svolto un ruolo fondamentale nella guerra del Vietnam. Fra le altre cose, ha messo a disposizione dei vietcong il cosiddetto Ho Chi Minh trail, il sentiero in territorio laotiano che il leader militare vietnamita utilizzava per portare armi e rifornimenti da nord ai guerriglieri che operavano oltre il confine del 17° parallelo.
Il Laos di oggi si trascina il peso della rappresaglia americana che si è concretizzata con 580 mila missioni aree dal 1964 al 1973, pari a un carico ogni otto minuti per nove anni. Gli oltre due milioni di tonnellate di bombe sganciate, soprattutto lungo il confine con il Vietnam e nella zona meridionale del paese, offrono al Laos il tragico primato di nazione con il maggior numero di Uxo (unexploded ordnances). Si tratta soprattutto delle bombe a grappolo, grandi all’incirca quanto un’arancia e contenute dentro un’ogiva che si apriva in volo per spargere morte su aree vaste quanto tre o quattro campi da calcio. Secondo l’Autorità nazionale per le Uxo (Nra-Laos), il 30 per cento di questi ordigni è rimasto inesploso. Nel mezzo secolo dalla fine della guerra 80 milioni di piccole bombe hanno continuato a provocare morti e mutilati soprattutto nelle zone rurali, le più povere di un paese che ha un pil pro capite poco superiore ai 2700 dollari l’anno.
Il governo guidato dal primo ministro Thongloun Sisoulith, 80 anni, in carica dal 2021 e senza i problemi dei politici tailandesi dato che in Laos non si tengono elezioni se non all’interno degli organi del partito unico, cerca di intensificare gli sforzi.
Il Laos impiega circa tremila specialisti per cercare le bombe a grappolo rimaste sul terreno, pronte a esplodere se vengono colpite da un attrezzo agricolo o anche solo attivate da un fuoco acceso nelle vicinanze. Circa metà del paese, che ha una superficie di 237 mila kmq contro i 302 mila dell’Italia, è bonificata ma l’anno scorso ci sono stati cinque incidenti mortali e sedici feriti. Quasi due terzi degli incidenti hanno come vittime i bambini che trovano le piccole bombe e ci giocano. Il lavoro di prevenzione svolto villaggio per villaggio non sempre basta a evitare le tragedie raccontate nei locali dedicati agli Uxo a Vientiane e a Luang Prabang, la cittadina del nord verso il confine con lo Hunan cinese che sta avendo successo come meta turistica.
Fuori dai locali dell’Uxo Nra di Luang Prabang è parcheggiato un nuovo pick-up della Ford che esibisce i simboli dell’Authority e dell’Uxo Lao sulla portiera posteriore. Su quella anteriore c’è la bandiera a stelle e strisce e il nome del donatore. È la californiana Tetra Tech, società di consulenza ed engineering specializzata in infrastrutture sostenibili che lavora nella formazione in Laos.
È un piccolo segnale di progresso, dopo la Convenzione sulle “cluster munitions” entrata in vigore nel 2010 e sottoscritta da 115 nazioni su 193 membri dell’Onu. Molte delle bombe a grappolo che condizionano la vita del Laos sono state scaricate sui civili a guerra del Vietnam ormai persa. Una volta che le bombe si finanziano e si producono con soldi pubblici, poi è difficile tenerle a marcire nei depositi. In tempi di corsa globale al riarmo è u
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