Giovani
20 ottobre, 2025Umberto Eco, nella sua Bustina Non preoccupatevi per l’ipertesto, parla proprio della possibilità, o meglio, della volontà di controllare le storie che ci vengono narrate. Spesso, dietro tutto ciò, si nasconde il bisogno di controllare ciò che non accettiamo
Cenando scrolliamo compulsivamente i social un po’ per noia, un po’ perché la mano, avendo pensieri tutti suoi, decide spesso così. Ora, immaginiamo che fra alcuni post dedicati alla Serie A e altri sulla preparazione di ricette che non cucineremo mai, arrivi una mail da parte di Netflix. Pensando si tratti di un aggiornamento riguardo alle nuove pellicole in arrivo, lo clicchiamo sperando in una nuova stagione di Mercoledì. Tuttavia, si presenta ai nostri occhi qualcosa di cui, molti di noi, non avevano mai sentito parlare: un invito ad accedere al Netflix Preview Club. Incuriositi, chiediamo all’oracolare Google di fornirci risposte, scoprendo così l’esistenza di un club esclusivo che permette, agli iscritti, di vedere film e serie tv in anteprima rispetto alla data di uscita. Fin qui, nulla che ci impedisca di tornare a scrollare. La faccenda diventa interessante quando ci accorgiamo che i membri possiedono l’occasione di intervenire all’interno del processo creativo.
A questo punto, l’immaginazione vaga mentre, con il cellulare sulla sinistra e una forchettata di ragù già pronto nell’altra, diamo consigli a Tim Burton su come possano evolvere le complicate trame interne della famiglia Addams. Gli utenti selezionati, dunque, condividendo feedback sulla piattaforma, permettono esplicitamente a quest’ultima di inserire eventuali modifiche al racconto. Ah, ed è inutile metterci in fila, banconote alla mano: si partecipa solamente su invito dell’azienda stessa.
Umberto Eco, nella sua Bustina Non preoccupatevi per l’ipertesto, parla proprio della possibilità, o meglio, della volontà di controllare le storie che ci vengono narrate. Le trame dei racconti si diramano sotto il nostro sguardo senza poter fare nulla a riguardo, restando inermi di fronte alla tragicità di alcuni finali. Quante volte avremmo voluto salvare la vita di quel personaggio, o lasciar innamorare protagonisti che, crudelmente, l’autore ha diviso. Ma ora, afferma Eco, la tecnologia ci permette di riscrivere gli esiti delle trame (non potendo ancora immaginare fino a che punto).
Tuttavia, oltre a sentirci registi che, anche solo nel piccolo, influenzano le opere di un colosso come Netflix, si presentano due conseguenze da non sottovalutare. Che genere di narrazioni ci circonderanno se diventiamo burattinai che muovono i loro fili, costruendo solo trame in linea con ciò che ci piace, eliminando completamente l’estraneità, nel senso specifico di ciò che ci estranea da noi stessi, portandoci fuori dai nostri soliti e polverosi schemi mentali? “E tu vuoi che la gente paghi per decidere se Renzo sposerà Lucia. […] Ma leggere storie è un’altra storia”, scrive Eco.
Come già messo in luce in un altro articolo, l’altra conseguenza chiarisce che le narrazioni non solo ci coinvolgono piacevolmente: insegnano anche come la vita possa bruscamente cambiare, immergendoci in eventi drammatici e insopportabili. Di fronte a trame che scorrono senza poterle arginare, impariamo che non siamo in grado controllare ogni circostanza, che il dolore può arrivare senza una ragione, spezzandoci perché impotenti di fronte a un torrente così travolgente.
Inermi di fronte all’intero universo, ci sentiamo solo granelli di sabbia che, senza il vento dalla propria parte, non sono in grado di spostare nemmeno se stessi. Nel tentativo di dirigere qualsiasi storia, si nasconde il bisogno di controllare ciò che non riusciamo ad accettare: stavolta, come burattinai che si sforzano di rattoppare le cuciture usurate delle proprie marionette. Da cosa ci lasceremo sorprendere? Portando sullo schermo solamente ciò che oggi ci interessa, e quindi abbiamo già visto, già ascoltato e interiorizzato, cos’avrà da rivelarci? Come scrive Eco parlando di letteratura (ma la trama non cambia): “E tu pensi che il lettore voglia perdere questa tensione, questo spasimo, per decidere lui come andrà a finire? Ma un romanzo lo si legge per provare il brivido del destino”. Il brivido di scoprire che il mondo, attraverso l’arte, ha ancora qualcosa di nuovo da dirci: affinché emerga, abbiamo bisogno di non soffocarlo con i nostri fili.
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