Giovani
16 febbraio, 2026A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, "Leggere i libri coi polpastrelli" resta una delle sue Bustine più particolari, in cui l'autore racconta quella sensazione di rimorso che proviamo quando rispolveriamo un libro abbandonato sullo scaffale
“Una biblioteca di casa non è solo un luogo in cui si raccolgono libri: è anche un luogo che li legge per conto nostro”. A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco, Leggere i libri coi polpastrelli resta una delle Bustine più particolari dell’autore, in cui egli racconta quella sensazione di rimorso che proviamo nel momento in cui, dopo aver abbandonato un libro acquistato da tempo, ci ricordiamo della sua presenza dopo averlo intravisto su uno scaffale, ormai impolverato dagli anni trascorsi sulla superficie di legno.
Possiamo notare come alcuni romanzi ci osservino rancorosi, a ricordarci del peccato che abbiamo commesso una volta comprati e lasciati nel dimenticatoio, privandoci di una lettura che avrebbe potuto stravolgere la nostra vita. Invece, abbiamo finito per sperperare i nostri guadagni. Ma è davvero possibile leggere tutto ciò che abbiamo custodito? In linea teorica diremmo di sì, ma non tutto ciò che è possibile diventa allo stesso tempo reale. Forse dovremmo imparare a cambiare prospettiva, ricordandoci di non essere identici a Re Mida, l’uomo che trasformava ogni oggetto che toccava in oro. O forse mettiamo quotidianamente le mani solamente su ciò che è in grado di essere proficuo, convertendo il tempo in denaro? In generale sì, abbiamo la persistente convinzione che le azioni debbano essere produttive, indirizzate a uno scopo che ci faccia guadagnare, se non soldi, almeno un utile personale. Ma è realmente questo ciò che tentiamo di estrapolare da ogni esperienza che ci attraversa? La risposta è no, ma ci arriveremo con calma.
Intanto, secondo il celebre semiologo, non è poi così vero che non conosciamo assolutamente nulla delle opere che non abbiamo letto: di un libro, “ogni volta che lo si spostava o spolverava vi si gettava uno sguardo, si leggeva la bandella di copertina, si apriva qualche pagina a caso, e così poco per volta se ne è assorbita gran parte”. Oppure, “mentre gli anni passavano leggevamo altri libri in cui si parlava anche di quello, così che senza rendercene conto abbiamo appreso che cosa dicesse”. In questo senso, è importante coltivare una biblioteca di casa affinché legga per noi, anche quando ci raccontiamo di non averne il tempo. Ma questa non è l’unica ragione.
Una libreria costellata da testi mai sfogliati rappresenta chi avremmo potuto essere. Mi spiego meglio: se i volumi che abbiamo amato, le storie che abbiamo consumato con tanto ardore, hanno segnato un pezzo della nostra identità, hanno scritto anche solo un capitolo di chi siamo oggi, quelle a cui non abbiamo mai prestato orecchio, a cui ci siamo solamente avvicinati, rappresentano una variante di noi stessi che abbiamo deciso, per un qualunque motivo, di tenere da parte. Una nostra versione che teniamo in attesa, aspettando il momento giusto per farla entrare nella nostra vita e lasciare che la scompigli.
Ma a cosa serve mantenere in sospeso, impaziente, una nuova dimensione identitaria? Se ci poniamo questa domanda, stiamo commettendo ancora l’errore di Re Mida, credendo che sia possibile tramutare ogni nostro movimento in un atto remunerativo. Esistono i gesti da cui ci aspettiamo immediatamente una ricompensa, altre azioni per cui dobbiamo attendere gli esiti, ma sappiamo esattamente programmarne le tempistiche, e altre ancora, invece, delle quali non possiamo prevedere affatto se o quando si verificheranno: la decisione di incontrare una nuova versione di noi stessi, cogliendo il momento giusto affinché ciò avvenga o capendo se mai l’appuntamento debba compiersi, fa parte di queste ultime. I libri, insieme agli intrecci che al loro interno si dispiegano, sono più simili a scorte che accumuliamo con il tempo che a prodotti usa e getta. Non si può mai sapere quando ne sentiremo il bisogno.
La frenesia di generare benefici senza alcun indugio non funziona con loro: il rischio è di finire nuovamente come Re Mida, condannati a trasformare in oro persino l’acqua e il cibo di cui ci nutriamo, finanche l’aria che respiriamo. Una libreria che custodisce quelle versioni di noi stessi ci ricorda che, se mai sentiremo la necessità di entrarvi, se mai percepiremo il richiamo di una storia che desidera mostrarcele, esse non mancheranno.
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