Giovani
5 febbraio, 2026Entro il 2026 gli aiuti internazionali diminuiranno di 3,2 miliardi di dollari. Altri 6 milioni di bambini si aggiungeranno ai 272 milioni già esclusi dalla possibilità di istruirsi
Per Zeinab, venerdì e sabato non sono semplici giorni della settimana, ma rappresentano momenti particolarmente significativi, perché sono i giorni in cui va a scuola, una scuola speciale sostenuta da WeWorld che le ha permesso di ritornare in classe e recuperare gli anni perduti.
Vivendo in Libano, la frequenza scolastica per lei non è affatto scontata: si tratta di una conquista che implica difficoltà e ostacoli quotidiani. Tuttavia, proprio a scuola, Zeinab sogna e costruisce la propria identità futura – si immagina scrittrice, magari imprenditrice – sicuramente una donna libera. Il suo percorso non è soltanto una vicenda personale, ma assume la forza di una dichiarazione politica: ogni volta che una bambina varca la soglia di una classe, si apre una nuova possibilità per il suo futuro e, di riflesso, per il futuro della società.
Oggi questa possibilità rischia di diventare sempre più flebile. Se le tendenze attuali non verranno invertite, si prevede che entro il 2026 gli aiuti internazionali destinati all’educazione diminuiranno di 3,2 miliardi di dollari. Di conseguenza, altri 6 milioni di bambini e bambine si aggiungeranno ai già 272 milioni che oggi sono esclusi dalla scuola. Questi numeri drammatici sono il risultato di una molteplicità di cause intrecciate: la povertà che costringe i minori al lavoro precoce, i conflitti che distruggono scuole e comunità, le migrazioni forzate, la carenza di insegnanti qualificati e la mancanza di condizioni materiali essenziali, come l’accesso all’acqua potabile, servizi igienici adeguati ed edifici scolastici sicuri. In molti Paesi, frequentare la scuola significa affrontare distanze, pericoli e costi che spesso le famiglie non possono sostenere. Anche dove la scuola è presente, l’accesso non equivale automaticamente a un’istruzione di qualità.
A livello mondiale, mancano 44 milioni di insegnanti necessari per raggiungere gli obiettivi educativi fissati per il 2030. Inoltre, centinaia di milioni di studenti frequentano scuole prive di servizi fondamentali: 447 milioni di bambini non hanno acqua potabile a scuola e 646 milioni non dispongono di servizi igienici adeguati, con conseguenze particolarmente gravi per ragazze e adolescenti. A tutto questo si aggiunge un cronico sottofinanziamento: nel 2024 è stato garantito meno di un terzo dei fondi necessari per l’educazione globale, quota ulteriormente ridotta nel 2025.
Nonostante queste criticità, la scuola continua a essere uno dei pochi luoghi in cui è possibile contrastare – e non riprodurre – le disuguaglianze. L’istituzione scolastica non rappresenta solo lo spazio dell’istruzione formale, ma anche un presidio di tutela, relazione e stabilità. In contesti segnati da crisi e violenza, è spesso l’unico ambiente strutturato in cui bambini e bambine possono sentirsi al sicuro, essere ascoltati, ricostruire una routine e ricevere supporto emotivo oltre che educativo. Tra il 2022 e il 2023 sono stati registrati quasi 6.000 attacchi contro scuole, studenti e insegnanti nelle zone di conflitto.
Da oltre cinquant’anni, WeWorld opera in Italia e in più di venti Paesi per rendere effettivo il diritto all’educazione, soprattutto dove esso risulta maggiormente vulnerabile. Dalle periferie urbane alle aree di conflitto, dai territori segnati dalla povertà cronica a quelli colpiti da emergenze climatiche e umanitarie, l’organizzazione si impegna a garantire accesso all’istruzione, qualità dell’apprendimento, protezione e inclusione, con particolare attenzione alle bambine, ai bambini più fragili e alle comunità educanti. Un elemento distintivo dell’approccio è la centralità dell’ascolto: riconoscere bambini e bambine come soggetti attivi, mettere al centro i loro bisogni e costruire interventi insieme a loro. Sicurezza delle scuole, formazione degli insegnanti, sostegno psicosociale, partecipazione delle famiglie e degli studenti sono le leve che permettono alla scuola di assumere un reale ruolo trasformativo.
Da questa prospettiva nasce il nuovo Atlante sull’Educazione Learning Out Loud: uno strumento di analisi e advocacy che raccoglie dati globali, evidenze dal campo e testimonianze dirette, offrendo una fotografia della crisi educativa mondiale e, al contempo, proponendo percorsi di cambiamento. Al centro dell’Atlante ci sono le voci di bambini e bambine, riconosciute come portatrici di diritti e visione, in linea con la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che garantisce loro il diritto all’ascolto e alla partecipazione nelle decisioni che li riguardano.
L’Atlante richiama con forza la responsabilità condivisa di governi, istituzioni e donatori: è necessario aumentare e rendere più stabili i finanziamenti, investire nella formazione degli insegnanti, garantire scuole sicure e inclusive e adottare approcci che mettano realmente al centro bambini, bambine e giovani. Senza risorse adeguate e una visione di lungo termine, si rischia di perdere la funzione più preziosa della scuola: interrompere il ciclo intergenerazionale della povertà e delle disuguaglianze.
Investire nella scuola non si traduce solo nell’aumentare i tassi di scolarizzazione. Vuol dire ridurre il rischio di sfruttamento e violenza, rafforzare la partecipazione delle ragazze, offrire alternative concrete alla povertà ereditaria e sviluppare competenze. In definitiva, significa riconoscere che l’educazione non è una spesa accessoria, ma una condizione strutturale per la pace e la giustizia sociale.
Ogni bambina che resta esclusa dall’aula rappresenta una possibilità che si restringe; ogni scuola che chiude o non garantisce qualità e sicurezza è una promessa tradita. Zeinab, con i suoi sogni custoditi tra un quaderno e una lezione, ci ricorda che la posta in gioco è semplice e concreta: permettere alle nuove generazioni non solo di sopravvivere, ma di immaginare e costruire il proprio futuro.
*L’autrice è Ceo di WeWorld
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