Gli appalti per la bonifica della Terra dei fuochi sembrano essersi trasformati in un altro affare per le solite cricche. Il simbolo di questo sfregio è la grande discarica della Resit, un buco nero dove per decenni è stata infilata ogni genere di scoria.
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Ci sono voluti sette anni per cominciare i lavori destinati a disinnescare questa bomba chimica ma il cantiere è stato subito bloccato. L'appalto è stato assegnato dalla Sogesid a un'associazione temporanea di impresa formata dalla TreErre di Roma e dalla Italrecuperi di Napoli. Un contratto da oltre sei milioni di euro che nonostante protocolli di legalità e controlli serratissimi è finito nelle mani di due aziende al centro delle cronache.
Sull'affare c'è l'ombra della “Mafia Capitale” di Massimo Carminati. La TreErre infatti incaricata della bonifica è una creatura di Riccardo Mancini, arrestato nell'operazione che ha smantellato il cupolone romano, nel 2009 nominato dall'allora sindaco Gianni Alemanno al vertice dell'Eur Spa. E come attività privata, il manager pubblico è anche diventato proprietario e presidente della società ecologica.
[[ge:espresso:plus:articoli:1.191345:video:http://video.espresso.repubblica.it/inchieste/terra-dei-fuochi-l-espresso-nelle-discariche-dei-veleni/3774/3796]]Poi nel 2012 è finito in cella con l'accusa di una tangente da mezzo milione di euro per le forniture di autobus al Campidoglio. E ha lasciato le cariche nella TreErre. Ma nel consiglio di amministrazione ci sono ancora il figlio Giovanni e la fedelissima Emilia Fiorani, «ex moglie – scrivono gli inquirenti - di Carlo Pucci», uno dei protagonisti della Mafia Capitale, anche lui dirigente di Eur. Pucci e Mancini erano entrambi «a libro paga» della cosca di Carminati. A Mancini junior i giudici hanno sequestrato alcune quote aziendali, ritenute riconducibili al padre. E pure un altro socio dell'azienda, il commercialista Luigi Lausi, è finito sotto inchiesta come uomo a disposizione de “er Cecato”.
Alla TreErre è stata affidata anche la pulizia di un'altra cava usata dalla camorra per seppellire rifiuti, quella della Novambiente, distante pochi chilometri dalla Resit. Eppure negli atti predisposti dalla prefettura di Roma sulle verifiche antimafia, aggiornate a ottobre 2013, non c’era nulla sulla vicenda delle mazzette contestate un anno prima a Mancini. Per questo il presidente della commissione bonifiche regionale Antonio Amato chiede al ministro Alfano di chiarire.
Anche l'azienda che insieme a TreErre ha vinto l'appalto Resit, la Italrecuperi, ha avuto qualche problema. Claudio Moccia, il titolare, è finito sotto la lente degli inquirenti della procura di Napoli e del Corpo forestale dello Stato per un presunto traffico organizzato di rifiuti. «Ho fatto tutto secondo la legge» spiega Moccia a “l'Espresso”. La stessa ditta era stata coinvolta nell'inchiesta sulla mancata bonifica di Bagnoli. Accusa archiviata per prescrizione del reato contestato.
Ma non finisce qui. Anche altri appalti sono finiti a società coinvolte in inchieste giudiziarie. Nel progetto preliminare per sistemare il sito di Masseria del Pozzo, sempre nella zona della Resit, spunta la Semataf srl: la proprietà è di Fincast, amministrata da Giovanni Castellano finito in un'inchiesta sul traffico di rifiuti per per la gestione della discarica comunale di Salandra, in provincia di Matera.
Tra i lavori assegnati anche quello per il primo impianti di trattamento dei rifiuti solidi urbani. Un impianto sorgerà a Giugliano a pochi chilometri dai veleni della Resit. A costruirlo sarà la De Vizia Transfer spa. Che non è immune da inciampi giudiziari.
Scorrendo la lista della aziende che hanno vinto i lavori banditi da Sogesid spunta un'altra azienda finita nel mirino degli investigatori: la Hge Ambiente srl. Il titolare della società è indagato per la mancata bonifica della fabbrica Isochimica di Avellino, insieme ad altre 28 persone.
Aggiornamento del 15 dicembre 2014 ore 12,27: Treerre S.p.A., Emilia FIorani: "Non accostatemi a Caminati"
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