I pm di Roma hanno indagato il patron della Sampdoria e altre cinque persone. La Guardia di Finanza ha sequestrato beni e disponibilità finanziarie per 2,6 milioni di euro. Gli inquirenti sospettano che abbia usato i conti correnti della squadra per le sue operazioni finanziarie. E per comprare casa alla fidanzata. Ecco l’inchiesta dell’Espresso che svelò, un anno fa, il “sistema” dell’imprenditore capitolino.
Ci sono tre verità. Quella vera, quella processuale, quella documentale, ma se le carte sono a posto, non ti fotte nessuno», diceva Massimo Ferrero nel 2011. Produttore cinematografico, presidente della Sampdoria e oggi tra i personaggi più famosi della serie A, qualche carta dovrà probabilmente mostrarla presto, perché la procura di Roma lo ha iscritto nel registro degli indagati. Non solo per alcuni reati tributari, come già era emerso a fine 2015, ma anche nell’ambito di un nuovo filone d’inchiesta che ipotizza crimini più gravi, come l’appropriazione indebita e il riciclaggio. Indagine in cui, oltre a Ferrero, sarebbero indagati a vario titolo anche altre persone a lui vicine, come la compagna Manuela Ramunni.
Il sospetto degli inquirenti, tutto ancora da dimostrare, è che attraverso un giro di bonifici tra vari conti correnti (privati e delle sue società) “l’iper-presidente”, come lui stesso si è definito, abbia usato i conti correnti della Sampdoria per comprare un appartamento alla fidanzata, per rimpinguare le casse di alcune imprese del settore dello spettacolo e del cinema controllate dallo stesso Ferrero e per “spostare” mezzo milione di euro dalla Samp alla compagnia aerea Livingstone, comprata da Ferrero nel 2009 e finita in bancarotta qualche anno fa con un buco da 40 milioni di euro.
Ferrero, zazzera bianca e lingua veloce, è uno che ha la pellaccia dura. «Più di sette vite», dice chi lo conosce e ammira. Quando era rinchiuso nel carcere minorile di Porta Portese guardie e compagni di riformatorio lo chiamavano, in effetti, “Er Gatto”. Il soprannome felino, però, sarà solo di passaggio. Perché oggi Ferrero è conosciuto da tutti come “Er Viperetta”. Un serpente velenoso. L’origine del nomignolo l’ha spiegata lui stesso: «Uscito dal riformatorio ero diventato aiuto segretario di produzione» scrive nella sua autobiografia, “Una vita al Massimo”. «Un pomeriggio in un teatro di posa mi ha fermato un costumista gay. Ha osato mettermi una mano al culo. L’ho insultato e gli ho dato anche una testata. Più lo menavo e più questo sembrava godere. “Bravo, sì, dai, mena, Dammene ancora! Vipera, vipera, picchiami Vipera!”, mi diceva. Ecco. Così sono diventato il Viperetta».
Testaccino doc, padre tranviere e madre dietro a un bancone al mercato di piazza Vittorio, fulminato giovanissimo sulla via di Cinecittà (prima comparsa, poi autista di vip come Gianni Morandi, infine produttore di registi famosi, Tinto Brass su tutti) dice spesso «sono nato povero, ma morirò ricco». Di affari Ferrero, nei suoi primi 66 anni, ne ha fatti tanti. Su qualcuno di questi, però, la procura di Roma vuole vederci chiaro. Se un anno fa Viperetta ha avuto un avviso di garanzia per conclusione indagini in merito ad alcuni reati tributari perché due società a lui riferibili (la Globalmedia srl e Mediaport Cinema srl) tra il 2009 e il 2011 avrebbe omesso di versare all’erario alcune ritenute entro i termini previsti dalla legge per una somma complessiva poco inferiore ai 2 milioni di euro, ora i magistrati hanno aperto un nuovo filone d’inchiesta. Partito da alcune segnalazioni della Uif, l’autorità antiriciclaggio della Banca d’Italia, e da analisi finanziarie del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza.
Andiamo con ordine. Le segnalazioni sono tre, e sono state trattate congiuntamente «in quanto l’operatività ivi delineata è riconducibile, a vario titolo, all’Unione Calcio Sampdoria spa, al suo presidente dottor Massimo Ferrero e ai nominativi a lui collegati», si legge in un’informativa della polizia giudiziaria. Il primo conto finito sotto i riflettori degli inquirenti è un conto privato intestato direttamente a Ferrero, sul quale può operare anche la sua segretaria Tiziana Pucci, che lavora sia per la Sampdoria sia per altre due società della galassia di Viperetta, la Eleven Finance (ex capogruppo della galassia Ferrero) e la Mediaport, il cui rappresentante legale è Giorgio Ferrero. Nipote del patron, membro del cda della Samp e, insieme alla figlia di Viperetta, Vanessa, titolare delle quote della holding che controlla tutto il gruppo del presidentissimo.
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La Finanza ha scoperto che in dodici mesi, dal gennaio 2014 al gennaio 2015, varie società, tutte nell’orbita di Ferrero, hanno rimpinguato il conto con bonifici per 791 mila euro. La causale spiegherebbe i pagamenti, quasi tutti compensi per l’utilizzo del logo “Massimo Ferrero Cinemas”: in pratica le società di Ferrero pagano lo stesso Ferrero affinché possano usare il suo nome e cognome come logo delle sale cinematografiche (una sessantina, le più famose sono quelle del cinema Adriano a piazza Cavour a Roma) controllate sempre da Ferrero. Nel conto gli inquirenti hanno trovato anche una decina di versamenti in contanti per 52 mila euro, più alcuni versamenti (15 mila euro in un solo giorno) effettuati con il deposito di con una trentina di banconote da 500 euro. Ferrero avrebbe dichiarato alla banca che il denaro versato veniva da un altro istituto, e che l’operazione si «era resa necessaria per l’esigenza di avere immediata disponibilità per l’effettuazione di bonifici urgenti e per l’imminente addebito della carta di credito».
Se i primi sospetti della sezione riciclaggio della Finanza sono arrivati proprio per l’uso massiccio di banconote da 500 euro, gli altri dubbi sono dovuti ad alcuni assegni e bonifici che Ferrero ha effettuato a favore della sua compagna Manuela (anche lei dipendente di Mediaport e Eleven Finance): otto assegni per un totale di 350 mila euro staccati a fine 2014 a cui si aggiungono tre bonifici da 257 mila euro, con la causale “acconto prima casa”. L’informativa evidenzia come «elementi del sospetto» sarebbero «da individuarsi alla mancanza di riscontri sulla compravendita immobiliare», ma in realtà dal catasto risulta che la Ramunni abbia davvero comprato il 24 novembre 2014 un appartamento e un box auto a Firenze per 800 mila euro.
Possibile che i soldi per l’acquisto dell’appartamento siano arrivati, dopo giri contabili, dalla Sampdoria, come ipotizzano i magistrati? Carte alla mano sembra che il conto di Viperetta, dal quale sono usciti i bonifici a favore della Ramunni, sia stato in realtà rimpinguato esclusivamente dai compensi arrivati dalle sue società cinematografiche. I pm, però, hanno scoperto altre operazioni finanziarie, che dimostrerebbero come i rapporti tra Sampdoria e il resto della galassia Ferrero siano strettissimi. Forse troppo.
La seconda segnalazione riguarda infatti altri due bonifici, disposti dall’Unione Calcio Sampdoria spa a favore della Vici srl, la società proprietaria di alcune sale cinematografiche che “comprò” la Sampdoria dalla famiglia Garrone nel 2014 senza spendere nemmeno un euro. È il 18 giugno 2015, il totale dei bonifici è di 610 mila euro. Causale: “Lavori a Bogliasco”, la località dove si trova il centro sportivo in cui si allenano i giocatori oggi guidati da Marco Giampaolo. Ebbene, secondo la Finanza, non ci sarebbe «coerenza tra l’attività svolta con l’oggetto sociale della Vici srl, la cui attività prevalente è quella di fare “proiezioni cinematografiche”. Quello della Sampdoria è “esercizio attività sportive”. Inusuale, poi, l’ingente ammontare dell’operazione». Di più: il giorno dopo aver ricevuto il bonifico dalla Samp, la Vici srl ha emesso 10 assegni circolari per un valore di mezzo milione di euro a favore della Livingstone. La compagnia aerea finita in bancarotta a causa della quale Ferrero è finito sotto inchiesta davanti al tribunale di Busto Arsizio, patteggiando a febbraio 2016 un anno e dieci mesi di carcere. «Qui non è fallito nessuno, non c’è stato nessun crac, la Livingstone è stata messa in amministrazione controllata», chiosò il patron della Samp quando, qualche mese fa, la Figc gli comunicò che per colpa del patteggiamento era decaduto dalla carica di presidente della Sampdoria (ai fini esclusivamente sportivi). «Io resto l’iper-presidente. Un patteggiamento non è una condanna».
La scoperta del cadeau della Vici srl alla Livingstone, però, rischia ora di mettere Ferrero in guai più seri: gli inquirenti sospettano infatti che ci sia stato un trasferimento illecito di capitali dalla Sampdoria alla Livingstone, e che la Vici srl abbia fatto solo da schermo. Sospetti che aumentano se si analizzano i movimenti bancari della Samp: il 17 giugno 2015, il giorno prima che la squadra finanziasse direttamente e indirettamente le altre società di Viperetta, era infatti arrivato un bonifico estero dall’importo significativo. Causale: “West Ham - Obiang”.
Gli investigatori e la Uif sospettano che la provvista finita alla Livingstone possa essere stata creata anche attraverso la vendita del calciatore Pedro Obiang al West Ham, che Ferrero cedeva in quei giorni per 6,5 milioni di euro. Fossero confermate le supposizioni dei pm, i tifosi della Doria (già preoccupati per le cessioni importanti delle ultime stagioni, quest’anno rischiano di andarsene anche i campioncini Luis Muriel e Patrik Schick) non sarebbero molto contenti. Anche perché la Samp nel bilancio 2015, l’ultimo depositato alla Camera di Commercio, ha segnato un rosso di 1,4 milioni di euro. Che sarebbe stato assai più alto se gli ex proprietari della squadra, i petrolieri della famiglia Garrone, non avessero girato a Ferrero 7 milioni di euro di «indennizzi» a causa di alcune correzioni contabili al prezzo della vendita, avvenuta un anno prima.
C’è infine una terza segnalazione analizzata dagli uomini della finanza. Riguarda ancora un conto dell’Unione Calcio Sampdoria spa, sul quale sono stati registrati vari bonifici «a favore di società dello spettacolo e della cinematografia». Tutte, ça va sans dire, gestite da Ferrero e dai suoi parenti: si passa da un versamento da 122 mila euro per la Vici srl, a un altro per la Comunicazione e promozione srl da 11 mila euro, fino a un terzo da 79 mila euro per la Eleven Finance. «Si sospetta» spiega la Finanza «che le operazioni possano essere riconducibili al fenomeno delle frodi nella fatturazione».
«Sono nato povero e morirò ricco, non ho paura di nessuno, mando vaffanculo chiunque, anche se di cognome fa Berlusconi», spiegava in un’intervista a Malcom Pagani il mitologico Viperetta, raccontando la sua incredibile cavalcata, da ex autista di Gianni Morandi a presidente di una storica squadra ligure, passando per macellaio, fornaio, strillone, aiuto segretario e produttore di film. Di geni della pellicola come Brass e Bernardo Bertolucci.
«Non ho studiato, non frequento i salotti, non ho padrini o amici importanti. Ma dico una cosa: chi ruba a Ferrero, chi prova a fregarlo, deve morire», chiariva a tutti nel 2011. In realtà qualche amico importante, almeno oggi, ce l’ha: come il presidente della Lazio Claudio Lotito, l’ex direttore della Rai Mauro Masi oggi piazzato da Matteo Renzi in Consap, l’attore Ricky Tognazzi. Anche Edoardo Garrone ha deciso di puntare su Viperetta.
Il rampollo della famiglia proprietaria della Erg a giugno 2014 ha lasciato tutti di stucco quando ha annunciato di aver trovato un accordo per la vendita della squadra allo sconosciuto (almeno al grande pubblico) Ferrero. “Vendita” è una parola grossa: dopo aver perso nella Samp, come ha scritto su questo giornale Gianfrancesco Turano, 99 milioni di euro in 12 anni, i Garrone hanno di fatto regalato l’attività sportiva. Ferrero non solo non ha sganciato un euro, ma ha visto azzerati tutti i debiti con le banche (Edoardo e i suoi cugini hanno versato alle banche una sessantina di milioni, a mo’ di dote di cessione) e goduto di fideiussioni garantite (circa 35 milioni di euro) direttamente dai Garrone. Che, almeno fino al 2015, l’ultimo bilancio consolidato conosciuto, non hanno reciso il cordone ombelicale né con la Samp né con il nuovo proprietario.
Anche per questo sono tre anni che tifosi e addetti ai lavori cercano di rispondere alle stesse domande: perché l’algido e aristocratico Garrone ha scelto la sua nemesi, il vulcanico Viperetta, come patron della Doria? Perché garantiscono (o hanno garantito) ancora per lui? E Ferrero ce li ha i soldi per finanziare un’avventura complicata e costosa come è la serie A, o dietro la sua zazzera bianca e le sue corse sfrenate sotto la curva si nascondono ghost buyer più attrezzati? Di gossip e retroscena, a Genova e in Liguria, ne sono stati scritti tanti. Qualcuno ha ipotizzato che dietro la “Vipera” potesse stagliarsi l’ombra di Antonio Gozzi, un imprenditore di Chiavari chiamato “il Professore” con grandi investimenti nella siderurgia e enorme passione per il calcio (dal 2007 è il presidente della Virtus Entella).
Altri invece ipotizzano che la Sampdoria finirà presto o tardi nel carnet di Gabriele Volpi, un imprenditore che non ama la ribalta e che qualcuno considera tra gli uomini più ricchi d’Italia. Ex operaio meccanico ed ex giocatore di pallanuoto, Volpi ha fatto fortuna in Nigeria vendendo servizi alle multinazionali del petrolio, e oggi la sua Intels ha un giro d’affari pari a un miliardo e mezzo di dollari. Amico di Flavio Briatore, di Gianpiero Fiorani e, soprattutto, degli ex vertici politici nigeriani (come l’ex vice presidente Atiku Abubakar, che gli ha persino concesso la cittadinanza), ha comprato nel tempo prima la squadra di pallanuoto Pro Recco trasformandola in una macchina da guerra (sette scudetti consecutivi e 21 titoli finora) poi il La Spezia calcio. Ora in molti credono che punti alla Samp, di cui è da sempre tifosissimo.
«Basta con lo stillicidio delle notizie spazzatura, il bilancio della Samp è in ordine e io non vendo» disse Ferrero un anno fa parlando di calunnie mandate via stampa. «Qui c’è un mandante che vuole il male della Sampdoria, solo perché Ferrero non ha santi in paradiso. Forse da’ fastidio il mio lavoro onesto, ma vengano avanti che stavolta meno forte...». Se l’inchiesta della procura di Roma procede, Viperetta va dritto per la sua strada: di recente ha pensato di mettere qualche fiches sulla Ternana, s’è beccato 20 giorni di inibizione dalla giustizia sportiva perché, dopo un gol della Samp contro la Roma, si è messo a cavalcioni su una balaustra mimando gesti osceni, ha scritto una lettera aperta agli italiani per invitarli a votare Sì al referendum dello scorso dicembre. «Sì al cambiamento, sì alla vita» spiegava «Firmato Massimo Ferrero, un italiano orgoglioso».