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Inchieste
febbraio, 2023

Ucraina: tariffe, pacchetti e incontri. Il business dietro la ricostruzione

Il 15 e il 16 febbraio a Varsavia, alla presenza di diversi ministri ucraini, l'evento "Rebuild Ukraine" per istituzioni, imprese, finanziatori e comunità locali. È una sorta di fiera (non gratuita) per le aziende con l'opportunità di acquistare vantaggi e anche un incontro riservato con gli ospiti vip. Mentre il ministro Urso tenta di trasformare Trieste nella nuova Odessa

Oltre ai carri e ai caccia armati per tonificare la resistenza ucraina, in Europa c’è parecchia frenesia per rassodare le relazioni economiche con gli ucraini. I russi uccidono e devastano ogni giorno, cadono corpi di innocenti, di soldati, di palazzi, di villaggi, ma gli amici occidentali sono già mobilitati anche per la ricostruzione in Ucraina. Forse va spiegato col concetto filosofico di notte e di giorno, di morte e di vita, di distopia e di utopia. Forse no.

 

Comunque il 15 e il 16 febbraio, per un esempio concreto, a Varsavia si terrà un incontro ufficiale, patrocinato dal governo di Kiev, per capire come rifare l’Ucraina non appena la guerra finisce. Case, scuole, strade, piazze. Le aziende europee sono benvenute a Varsavia. Lì possono interloquire con i politici ucraini, ministri, sindaci, dirigenti. Ci sono banchieri, investitori, filantropi. Nulla di anomalo o di sgradevole in apparenza, ma poi arrivano le tariffe richieste ai partecipanti, i pacchetti proposti, le conferenze esclusive, la concorrenza sfrenata, il clamore inopportuno. Come se fosse la fiera delle occasioni. Come se pure la guerra fosse un grande affare.

 

I danni non hanno stime precise. Neppure la guerra ne ha. Non ha date. Se non l’inizio col buio fra il 23 e il 24 febbraio. Quasi un anno. La scorsa estate fu illustrato un progetto decennale da 750 miliardi di dollari. Non bastano più. I russi non smettono: arretrano o avanzano, però distruggono. Adesso si parla di 1.000 miliardi di dollari.

 

Il 15 e il 16 febbraio ci si riunisce a Varsavia, la capitale polacca, per evidenti motivi di sicurezza. L’appuntamento è denominato “Rebuild Ukraine”, è gestito da Premier Expo, una società ucraina che organizza esposizioni e che da luglio si è sganciata dalla multinazionale britannica Hyve Group. Nel portale dedicato alla manifestazione di Varsavia, con una punta di macabro, Premier Expo informa le aziende europee che in passato s’è già occupata con successo di ricostruire Sarajevo, Belgrado, Karabakh e promette una mostra di «macerie» e di «soluzioni».

 

L’evento di Varsavia ha il supporto istituzionale del governo di Kiev con tre ministeri capeggiati dagli Esteri, ma fra i promotori sono citati anche il ministero polacco per lo Sviluppo, la Confederazione svizzera, l’Associazione europea dei costruttori, la Camera di Commercio londinese. Le aziende sono distribuite in padiglioni nazionali e lo spazio dipende dai soldi spesi. Al prezzo di 350 euro al metro quadrato. La Germania ha la posizione migliore: dà sull’ingresso, è un passaggio obbligato per i visitatori. Ha pagato centinaia di migliaia di euro. L’Italia è presente in 216 metri quadrati con 34 aziende di medio taglio, selezionate dalla Camera di Commercio per l’Ucraina, alcune fatturano decine di milioni, altre sono quotate al mercato borsistico: edilizia, ingegneria, rinnovabili, elettrochimica, pelletteria, riscaldamenti come De Nora (nel cda è sbarcato l’ex ministro Roberto Cingolani), Seingim, Albini Castelli, Impresa Percassi. Le domande pervenute erano il doppio. I tedeschi sono quattro volte gli italiani. I danesi equivalenti. Più ristretti, in ordine, francesi, turchi, cechi e belgi.

 

L’impostazione fieristica, per le intenzioni di Premier Expo, è utile al contatto fra le parti, cioè le aziende europee e non europee (ci sono coreani) e gli amministratori dei luoghi martoriati che gli occidentali hanno imparato a conoscere: Mariupol, Zaporizhzhia, Borodianka, Makariv, Kherson, Mikolaiv, la stessa Kiev. Il 15 febbraio le istituzioni europee e ucraine, ci sono tedeschi, inglesi, polacchi, danesi, lituani, mancano gli italiani, si sottopongono alle domande dei giornalisti. Il momento più atteso è in tarda mattinata con il Forum per la ricostruzione - biglietto 500 euro - e gli interventi dei ministri ucraini Dmytro Kuleba (Esteri), Julia Svyridenko (Tesoro), Mykhailo Fedorov (Digitale), Oleksandr Kubrakov (Infrastrutture) coordinati dal presidente dei costruttori Lev Partkhaladze.

 

Premier Expo suggerisce alle aziende di aderire al Forum perché si tratta dell’unica piattaforma che fa interagire produttori, appaltatori, architetti, investitori, assicuratori. Un meccanismo per incentivare efficienza e trasparenza. Però l’affiliazione non è gratuita: ci sono tre livelli, da 3.000 a 7.000 euro più commissioni, per ottenere vantaggi. Il “General Partner” è considerato un socio accomandatario, può essere menzionato durante i lavori, ha diritto a leggere un discorso di dieci minuti (il testo va autorizzato) e ai posti in prima fila, il logo sarà valorizzato sui cartelloni e soprattutto avrà un colloquio riservato con gli ospiti vip.

L’ex deputato leghista Walter Togni, presidente della Camera di commercio italiana per l’Ucraina, porterà a Varsavia 34 aziende (circa 75.000 euro soltanto per esserci) e sarà orfano del governo italiano a differenza degli altri europei (all’ultimo l’esecutivo ha delegato l’Istituto per il Commercio Estero). «È importante iniziare a muoversi immediatamente, senza aspettare la fine della guerra, così da poter essere pronti - dice Togni - a collaborare quando si potrà, come peraltro ci ha sollecitato l’Ucraina. In qualità di presidente, mi farò carico, poiché proprio a Varsavia non è previsto il governo italiano, di chiedere un coordinamento più forte sulle iniziative inerenti alla ricostruzione. Questo è assolutamente necessario per dare una immagine di collaborazione istituzionale e per dare alle nostre imprese e all’Ucraina le garanzie di serietà e competenza che sono una nostra risorsa non sempre compiutamente espressa».

 

Insomma procedere con tentativi sparsi non aiuta. Indebolisce. L’analisi politica utilizza criteri differenti. Il ministro Adolfo Urso (Imprese) può ritenersi soddisfatto. È andato a Kiev due volte in quattro mesi e ha anticipato Giorgia Meloni. A gennaio era in gruppo con Carlo Bonomi, il capo di Confindustria, e Francesco Talò, il consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, e l’ha accolto persino il presidente Volodymyr Zelensky. Un argomento era la ricostruzione e perciò il governo italiano sta preparando un suo vertice a Roma per la primavera. Al ritorno Urso, che ha esordito alla Camera quando Meloni era ancora minorenne ed è un tipo autonomo che deve a Fratelli d’Italia il secondo tempo della sua carriera e non la sua carriera, si è precipitato in Veneto per esporre quanto raccolto a Kiev. Il ministro è convinto che il laborioso Nord Est, zona di antichi possedimenti leghisti che ha assistito già al sorpasso di FdI alle recenti elezioni e conserva i governatori Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia e Luca Zaia in Veneto, possa diventare lo snodo per le merci da e verso l’Ucraina. Sul porto di Trieste è già dirottato il traffico di Odessa e, assieme a Venezia e Monfalcone, può trasformarsi nella porta di accesso in Europa anche tramite collegamenti su gomma. E dunque è lo scenario perfetto per sfruttare il Quadrante Europa, il polo logistico di Verona.

 

A facilitare le operazioni è la tedesca Hamburger Hafen und Logistik, una società pubblica, che ha un importante scalo a Odessa ed è proprietaria del terminal di Trieste. La premessa di qualsiasi discorso politico è l’appoggio incondizionato agli ucraini aggrediti. La sensazione è che, dopo un anno di guerra e la morte smorzata in sottofondo, i governi europei e ucraini vogliano comunicare ai cittadini (assuefatti?) e agli imprenditori (scoraggiati?) che presto nei cannoni ci metteranno i fiori. E i dollari.

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