Inchieste
16 marzo, 2026Dall'invasione russa in Ucraina le squadre di serie A hanno continuato a far arrivare soldi a Mosca per l'acquisto di calciatori. In buona compagnia con altri club dell'Ue
Da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, sono oltre 22 i milioni di euro spesi dalle squadre di serie A italiane per calciatori provenienti da formazioni russe. L'importo può sembrare modesto rispetto al mercato dei trasferimenti europei, ma è significativo per la Russia. Ogni euro in più e ogni piccola attenzione per i successi sportivi russi sono benvenuti in un momento in cui Mosca continua a essere sotto la pressione della guerra e delle sanzioni.
A indagare sui trasferimenti tra club calcistici russi ed europei in merito ai trasferimenti di giocatori da e per la Russia è il team investigativo olandese Follow the Money che ha condiviso con L'Espresso per l'Italia, i risultati emersi dall'analisi dei dati Transfermarkt. Secondo il database di Follow the Money, dal 2022 all'ultima sessione di calciomercato conclusasi il mese scorso, il valore degli accordi tra club russi ed europei ha raggiunto i 260 milioni, di cui 147 destinati ai club europei per i giocatori trasferiti in Russia. Al contrario, i club europei hanno pagato 113 milioni per i calciatori provenienti dal campionato russo.
In questa stagione, la spesa per i trasferimenti si è più che dimezzata rispetto alle precedenti stagioni di guerra: se nel ’22 i milioni delle compravendite erano 63,6, con una punta di quasi 90 milioni nel ’24, nel ’25 le compravendite e i prestiti di calciatori si sono ridotti a 29 milioni. Questo potrebbe essere dovuto alle pressioni esercitate dalla Fifa sui club europei affinché trasferissero i compensi concordati ai club russi, nonostante le sanzioni internazionali e i pagamenti bloccati dalle banche.
L’hub finanziario più importante per gli interscambi con Mosca è la Francia, che negli ultimi quattro anni ha investito 61,320 milioni di euro, segue la Spagna (48 milioni), la Grecia (34,4 milioni) e l'Italia con 22,19 milioni. Più in generale si può dire che, mentre i club dei Paesi geograficamente vicini alla Russia – come Polonia, Paesi Baltici e Scandinavia – e recentemente quelli olandesi rifiutano accordi per ragioni morali, il mercato rimane attivo in Europa meridionale e orientale.
Guardando al numero di squadre europee che hanno fatto affari con la Russia, si scopre che al primo posto c'è il Portogallo con 12 squadre coinvolte, segue l'Italia con 11 team sportivi, fra cui il Bologna Calcio che, nel ’22, per 1,5 milioni di costo di trasferimento ha fatto suo il centrocampista difensivo Nikola Moro, che stava alla Dynamo Moscow, una società sportiva legata al Cremlino perché la Vtb Bank, proprietaria del club, è la seconda entità finanziaria del Paese, con rapporti stretti con il Cremlino e i suoi asset strategici. Nel 2023 ci sono stati altri due trasferimenti dalla Dynamo a squadre italiane: il russo Saba Sazonov, che per 2,75 milioni è andato al Torino, e ancora Nikola Moro che, passato in prestito al Bologna, l'anno successivo convince la società italiana a riscattarlo dalla Dynamo, ottenendo un contratto fino a giugno 2027.
Il giocatore più pagato, invece, è Jaka Bijol: stava al Cska Moscow e nel 2022 è stato preso dall'Udinese per 5,7 milioni. Oggi gioca nella squadra inglese Leeds United. Provengono dal Cska Moscow anche il norvegese Emil Bohinen; Kristijan Bistrovic, centrocampista passato al Lecce; e Adolfo Gaich andato all'Hellas Verona nell'inverno del 2022. Nel 2023 è il danese Oliver Abildgaard del Rubin Kazan a passare al Como. Altri tre trasferimenti si sono verificati nel 2024, quando l'FC Rostov, il Rubin Kazan e la Akron Togliatti, firmano tre accordi con altrettante squadre italiane. Nello specifico è l'ala destra Pontus Almqvist che dall'Fc Rostov migra al Parma per due milioni di euro. Poi il centravanti Marvin Cuni passa dal Frosinone al Rubin Kazan per altri due milioni di euro, per poi essere ceduto in prestito alla Samp nel 2025 per 250mila euro. Cuni è da poco passato al Bari. Il trasferimento più vistoso è quello di Matvey Safonov dall'FK Krasnodar al Paris Saint-Germain, entrato nel libro dei record perché costato 20 milioni nell'estate del 2024: è stato l'accordo più costoso tra un club europeo e uno russo dall'inizio dell'invasione Ucraina.
Non si tratta solo di una questione di soldi, ma con questo trasferimento Vladimir Putin ha ottenuto una vittoria in termini di pubbliche relazioni. «Questo scambio permette ai club russi di sottolineare che, nonostante la guerra, tutto procede come al solito», ha dichiarato Simon Chadwick, professore di Sport ed Economia Geopolitica alla Skema Business School di Parigi.
In base al database di Follow The Money Atene ha concluso gli accordi più ingenti con i club russi. La squadra greca ha ricevuto 22,1 milioni di euro per la vendita di due giocatori: Levi Garcia allo Spartak Mosca e Mario Mitaj al Lokomotiv Mosca. Il Psg segue a ruota grazie al trasferimento di Safonov, seguito dall'FC Twente e dalla Real Sociedad spagnola al terzo posto a pari merito, con 13 milioni di euro ciascuno.
Si tratta di accordi che trascendono il mondo degli affari e dello sport, per atterrare direttamente sulla geopolitica e gli interessi di Vladimir Putin. Nonostante l'Europa abbia cercato di isolare finanziariamente ed economicamente la Russia dall'invasione dell'Ucraina del 2022, dirigenti, proprietari e finanziatori dei club professionistici russi appartengono all'élite che ruota attorno al Cremlino. Alcuni proprietari delle società sportive russe sono nella lista delle sanzioni dell'Ue, il che pone i club europei in una posizione rischiosa nello svolgimento delle transazioni.
Le radici di questo modello di governance affondano nell'Unione Sovietica, dove le società di calcio erano legate alle istituzioni statali: la Dynamo ai servizi segreti, il Cska all'esercito, la Lokomotiv alle ferrovie e lo Zenit all'industria bellica e siderurgica. Dopo il 1991, oligarchi e imprese statali hanno assunto parzialmente questi ruoli e, sotto Putin, il controllo politico si è ulteriormente consolidato. Ad esempio, lo Zenit San Pietroburgo, campione del mondo in Russia, è di proprietà di Gazprom. La compagnia del gas è al 51 per cento di proprietà statale ed è guidata da Alexei Miller, stretto alleato di Putin. Inoltre, secondo una precedente indagine giornalistica condotta da Follow the Money, diversi club sono anche legati alla guerra in Ucraina: Spartak Mosca, Zenit San Pietroburgo, Lokomotiv Mosca, FK Ural, FK Sochi, Dynamo Mosca e Akhmat Grozny. La compagnia petrolifera Lukoil, proprietaria dello Spartak Mosca, è nota per essere fornitore di carburante per le forze armate e l'industria della difesa russe.
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