Prima fu il Dunbar’s number, la teoria dell’antropologo Robin Dunbar che stimava in 150 il numero di “amici” e relazioni sociali stabili che ciascuno era in grado di gestire. L’antropologo insegnante di Oxford definì il limite cognitivo-teorico che riguarda la capacità del cervello umano di gestire le relazioni, ed era il 1990. Poi ci fu l’avvento di Facebook che spostò il numero degli amici a 5000. Negli anni l’algoritmo ha cominciato a “suggerire” contenuti in base allo stile di navigazione e delle preferenze stimate degli utenti. Oggi Meta prova a invertire la rotta e torna alle radici - annunciando un aggiornamento che sa di “ritorno al passato” – per portare al centro le relazioni autentiche.
Il ritorno alle origini: il rilancio del feed "Amici"
La nuova versione del social riporta in auge la sezione “Amici” dedicata ai contenuti condivisi solo con i contatti personali, con un obiettivo che punta a riscoprire la “magia dell'amicizia” che, come ha ammesso la stessa azienda, si è in parte perduta nel corso degli anni. Già da gennaio 2025 Zuckerberg ne aveva parlato a margine della presentazione dei risultati finanziari dell’ultimo trimestre dell’anno che si era appena concluso. Ne emergeva la necessità di “riportare Facebook a quello che era agli inizi”, un ambiente più di relazione con meno “adv native” o suggerite dal nemico algoritmo. E a distanza di pochi mesi, la promessa è stata mantenuta con un ritorno dall’esperienza Original (OG), come la chiamano gli esperti di Menlo Park.
Cambiare le impostazioni
Per tornare a parlare con i propri “amici virtuali” è necessario l'accesso al nuovo feed, che è semplice ma richiede un passaggio dalle impostazioni dell'app. Bisogna personalizzare la barra di navigazione su cui si può “fissare” la scheda “Amici” per accedervi dalla schermata iniziale. Questo passaggio nasce come intervento tecnico, ma porta con sé un forte significato simbolico e punta a dare priorità alle connessioni reali, ponendo in secondo piano quelle artificialmente suggerite.
Un ritorno alle origini nell'era dell'intelligenza artificiale
Un ritorno alle origini che non sa solo di nostalgia, ma si inserisce in un contesto in cui il concetto stesso di socialità digitale è in discussione. E qui rientra in gioco anche il "numero di Dunbar": oltre la soglia delle 150 relazioni “di valore” il nostro cervello fatica a gestire interazioni profonde e coerenti. Facebook, nelle sue prime versioni, sembrava modellato proprio su questa idea: una rete ristretta di amici reali con cui condividere momenti, pensieri e aggiornamenti. Con l’evoluzione della piattaforma, però, questa soglia cognitiva era stata ignorata in favore di una logica di espansione continua che ha privilegiato l'engagement e la permanenza sulla piattaforma, spesso a scapito della qualità delle interazioni.
Cambiamenti nelle preferenze degli utenti: la concorrenza dei nuovi social
Facebook, oggi, non è più la piattaforma di riferimento per i giovani: un sondaggio del Pew Research Center ha evidenziato che solo il 32% degli adolescenti statunitensi tra i 13 e i 17 anni lo usa regolarmente, contro il 71% di dieci anni fa. La Generazione Z preferisce ambienti più dinamici e immediati come TikTok, Instagram e Snapchat. Per sopravvivere i social “per boomer” si erano allineati a questi nuovi trend, eppure tra i milioni di utenti che restano attivi su Facebook — spesso adulti o anziani — cresce il desiderio di un’esperienza meno frenetica, più vicina alle relazioni autentiche.
Le future novità di Meta: recupero delle funzionalità classiche
Meta ha promesso che questa non sarà l’unica novità del 2025. In questa operazione nostalgia il brand andrà a recuperare altre funzionalità ispirate al “vecchio Facebook”, i social media vogliono ritornare ad essere “sociali”. E dietro questa strategia c’è anche una riflessione più ampia sulla direzione che sta prendendo il mondo digitale. In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale decide cosa vediamo e con chi interagiamo, Facebook prova a fare un passo indietro, dando di nuovo spazio al valore delle connessioni umane. E attenti ai Poke selvaggi, pare che torneranno presto di moda.