Innovazione
10 febbraio, 2026Rentahuman.ai è il sito che riscrive il mondo del lavoro. Ad una settimana dal lancio, più di 50 mila persone si sono iscritte in cerca di un impiego. I boss? Sono le Ai che hanno bisogno di "fare cose da umani"
“In sole due ore ho ricevuto più di mille visite sul sito, e 42 umani si sono già iscritti, per farsi assumere dall’Ai”. Alexander Liteplo è il programmatore canadese che ha creato Rentahuman, e su Linkedin presentava così la sua neonata piattaforma di incontro fra domanda e offerta di lavoro, in un nuovo mix di competenze umane vs Ai.
un'idea simpatica
“Lo scorso venerdì ho avuto questa idea simpatica: gli agenti Ai sono sempre più performanti, ma non possono esistere nel mondo reale. Non possono aprire i barattoli, partecipare alle riunioni, non possono firmare documenti”. Ed è per questo, dice Liteplo, “che ho pensato a un marketplace dove gli agenti Ai possano assumere umani per svolgere compiti nel modo reale”.
Ma sarà sicuramente una boutade. O forse no, visto che in una settimana ci sono stati 50 incarichi, stando a quanto dichiarato dallo stesso founder in un secondo post, che è stato letteralmente preso d’assalto da colleghi, curiosi, ma anche gente interessata a “farsi assumere”. Un punto non sembrava chiaro: in che valuta saranno pagati gli impiegati. “Pagano in pesos o in dollari americani? Dal sito non è chiaro” scrive Viviana dall’Uruguai. Pagano in cryptovalute, e la risposta è comparsa subito dopo sul sito.
Tu vali
Ed ecco che si delinea subito il profilo del candidato tipo di Rentahuman: è cittadino del mondo, dato che nella sola prima settimana - è bene ricordarlo – i profili umani iscritti provengono da 15 Paesi diversi. Italia inclusa: sono 18 gli italiani, fino ad ora, che hanno aderito al progetto. Alcuni sembrano bot, altri potrebbero appartenere a profili umani reali. La cosa che colpisce è che ciascuno si attribuisce un prezzo, così come previsto dalla piattaforma. La “percezione del proprio valore” è quello che più salta agli occhi: si va dai 10 dollari ai 10.000. “Noi abbiamo investito tanto in voi, è il momento di ripagarci”, scrive LouLou da Roma, nella sua bio di presentazione.
skill in vendita
“La cosa che mi ha più sorpreso – dice ancora Liteplo nei suoi post – è anche la varietà di abilità proposte: si va dalla fotografia all’aprire barattoli” e cita una delle bio degli utenti umani iscritti: "Ai può pianificare, analizzare, ma non può stringere le mani prendersi delle responsabilità, io invece posso”. Rentahuman è un’infrastruttura, secondo il visionario creatore, che consente agli umani e all’Ai di lavorare insieme, mettendo le capacità umane a disposizione del mondo di “silicio”.
etica ed equilibrio
Questa piattaforma porta un radicale cambiamento di paradigma: se fino a oggi il ruolo della persona nell’ecosistema dell’Ia era quello del supervisore, o del fornitore di dati, ora l’essere umano agisce affinché l’algoritmo possa completare un processo già deciso altrove. Non è una novità assoluta: da tempo, nei sistemi produttivi avanzati, le persone seguono istruzioni generate da software che hanno il compito di ottimizzare tempi e ritmi dei processi produttivi.
È la natura dell’ordine che, ora, fa la differenza: nel caso di Rentahuman, l’assegnazione del compito è il risultato di un processo autonomo che seleziona, valuta e ingaggia senza mediazione umana diretta. Si invertono i ruoli e l’uomo diventa l’infrastruttura, la componente intercambiabile che risponde agli imput del flusso algoritmico. Un mero attuatore, esecutore di un “pensiero” automatico. E forse è questo che ora ci spaventa.
Il progenitore italiano
Ma al di là delle questioni etiche, c’è un tema altrettanto importante da considerare: Rentahuman ha fatto rumore ma, a quanto pare, non è il primo esperimento in questo segmento, ha forse avuto solo più “fortuna mediatica” perchè è nato a pochi giorni da un’altra rivoluzione strutturale che ha acceso i riflettori sul mondo dell’Ai autonoma agentica. Ci sono però altri progetti che reggono sulla stessa dinamica di Rentahuman, si tratta di Aiutora e dell’italiana +Human.
Nel rispetto delle norme
L’Espresso ha raggiunto il founder di questo progetto italiano, Andrea Lorini, che segna subito una differenza sostanziale - e non è la sola - fra +Human e Rentahuman.ai. “Il lancio ha posto il focus sull'aspetto sbagliato del rapporto tra Ai e umano”. L’esperto italiano mette l’accento su una tematica fondamentale: “Rentahuman ha agito in barba a qualsiasi legge sul lavoro o finanziaria, e dando
un'immagine terrificante e sbagliata del futuro del lavoro”. Rispetto al progetto a cui sta lavorando, +Human , Lorini aggiunge: “La nostra finalità è trasformare i limiti dell'Ai in opportunità di lavoro e guadagno per le persone”.
Il principio di base ricorda quello di Rentahuman: molte attività che sono facilmente eseguibili da un umano in pochi secondi, sono invece precluse all'Ai. Ma la differenza fra i due progetti è sostanziale, per Lorini: “Fino ad ora sono stati gli uomini a pagare l'Ai per fare quello che non volevano o non potevano fare, noi vogliamo ribaltare il paradigma permettendo alle persone di guadagnare da semplici azioni che sono impossibili da svolgere per l'Ai. A differenza di quanto fatto da RentAHuman, che se ne frega completamente di leggi del lavoro o leggi sulle transazioni finanziarie, noi stiamo partendo dal mercato Italiano - il mercato del lavoro forse più regolamentato nel mondo - rispettando tutte le leggi”. Essere compliant, al tempo dell’Ai, è quindi ancora possibile. Speriamo.
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