Mobilità
15 gennaio, 2026Ne sono rimasti sorpresi per primi gli analisti, anche perché quasi tutti avevano intravisto soltanto nuvole nere sotto il cielo trumpiano: negli Stati Uniti il mercato dell’auto è cresciuto del 2,3% nel 2025
Ne sono rimasti sorpresi per primi gli analisti, anche perché quasi tutti avevano intravisto soltanto nuvole nere sotto il cielo trumpiano: negli Stati Uniti il mercato dell’auto è cresciuto del 2,3% nel 2025. Un anno orribile, per il resto: segno più nonostante i dazi del 25% imposti dall’amministrazione Trump su veicoli e componenti importati, tassi di interessi rimasti più alti di quanto la Casa Bianca abbia tentato di imporre alla Fed, fine delle agevolazioni fiscali fino a 7.500 euro per l’acquisto di un’auto elettrica nuova, cancellate dal governo al 30 settembre. Il 2025, secondo i numeri non ancora definitivi anticipati da Global Data, sarebbe addirittura il miglior anno per il settore dal 2019, cioè prima del Covid.
GM e Toyota in testa alla classifica
Secondo questi analisti, le vendite di “light vehicle” negli Stati Uniti sono cresciute a 16,3 milioni (+2,3%), nonostante una caduta del 4,3% nell’ultimo trimestre determinata dalla fine del credito federale d’imposta per le elettriche. GM e Toyota si confermano primo e secondo costruttore, bene Bmw, Ford, Hyundai, Kia. Hanno perso Stellantis, Volkswagen come gruppo, Mazda, Mitsubishi e Subaru. Mancano ancora i dati di Mercedes, Porsche e Jaguar Land Rover.
Il ruolo delle decisioni di Trump
A posteriori, gli analisti che vedevano nero (con non poche ragioni) hanno evidenziato che la spinta al mercato è stata provocata paradossalmente proprio dalle decisioni contraddittorie dell’amministrazione Trump. Così, all’adozione di nuovi dazi in primavera, è seguita la corsa dei consumatori ad acquistare auto prima che i listini aumentassero. La stessa cosa è successa con le elettriche, comprate in fretta e in furia da chi aveva già deciso di farlo prima che finissero gli incentivi fiscali varati dall’amministrazione Biden. A chiudere il cerchio, c’è stata poi la scelta dei principali costruttori di accollarsi gli aumenti per ammortizzare l’effetto dazi e non perdere clienti, scontando comunque perdite nei bilanci annuali.
Come andrà il 2026
La festa però è finita, avvertono gli stessi analisti. Nel 2026 le due accelerazioni di cui sopra non ci saranno, i costruttori dovranno rifare i conti con margini e investimenti, e dunque il secondo mercato dell’auto del mondo potrebbe rallentare. A invogliare i consumatori ci sarebbero soltanto tassi di interesse in lenta discesa, in attesa che a metà anno cambi il governatore della Fed e che l’America del pago tutto a debito continui a tirar dritto. Una marcia incerta, all’ombra di altre nuvole nere in cui curiosamente l’acronimo Ice, Internal combustion engine, utilizzato fin qui per le automobili, fa rima con l’Ice che sta infiammando le città americane, Immigration and customs enforcement, la brutale polizia anti-immigrati.
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