Mobilità
5 gennaio, 2026Il 2025 è finito con il segno “rosso”, quindi con una perdita in termini di automobili vendute. Quest’ultime, infatti, sono scese del 2,1 per cento per un totale di 1.525.722 immatricolazioni, 33 mila in meno rispetto al 2024, confermando un divario del 20,4% rispetto ai livelli del 2019
Da una parte i numeri, dall’altra le case automobilistiche. Le due facce contrapposte del mercato italiano dell’automobile. Per capire di cosa si tratta, rimandiamo indietro il nastro di qualche giorno e cerchiamo di mettere in fila gli eventi. Il 2025 è finito con il segno “rosso”, quindi con una perdita in termini di automobili vendute. Quest’ultime, infatti, sono scese del 2,1 per cento per un totale di 1.525.722 immatricolazioni, 33 mila in meno rispetto al 2024, confermando un divario del 20,4% rispetto ai livelli del 2019
Autoimmatricolazioni e incentivi
Tutto questo nonostante la crescita del 2,2 per cento di dicembre, dove però solo negli ultimi 3 giorni è stato immatricolato il 29,8 per cento del totale mensile (molti dei quali km0 e quindi acquistati dalle reti di vendita ma ancora da vendere realmente al consumatore finale) e l’effetto incentivi elettrici che ha generato circa 55.700 voucher, tutti esauriti.
Scendendo nel dettaglio, alla fine dell’anno a segnare la perdita più pesante è stato proprio il “mercato dei privati”, le famiglie che ancora riescono ad acquistare un’automobile, con una quota finale del 53,8 per cento (-4,2 punti percentuali), a tutto vantaggio di noleggio e autoimmatricolazioni.
Il boom delle ibride continua
Continua la caduta libera dei modelli a benzina con una quota di 23,4 per cento (scesa a dicembre addirittura al 19,2) e diesel (9,4). Si confermano, invece, regine del mercato le ibride che guadagnano 4,2 punti e archiviano il 2025 al 44,4% di share con un 13% per le “full” hybrid e 31,4% per le “mild” hybrid. Le elettriche, infine, chiudono l’anno al 6,2% di share, in crescita di 2 punti sul 2024 (11,0% nel solo dicembre, grazie però agli incentivi, ora esauriti). Quota, comunque, nettamente al di sotto della media europea (23,5%)
Questi i numeri che non disegnano certo una situazione rosea. Né per il presente né per gli anni che verranno. Numeri che anche negli altri principali mercato europei non sono certo differenti. Dunque, ci sarebbe poco da stare allegri. Come confermano le stesse associazioni di categoria che rappresentano i costruttori e la rete di vendita che lanciano allarmi di ogni genere. Sul versante opposto, (che poi proprio opposto non dovrebbe essere), invece, le singole case mandano comunicati in cui segnalano record di vendite, successi mai registrati e fin troppo ottimismo.
Le denunce di Unrae e Federauto
Tanto per farsi un’idea più precisa di cosa accade, ecco le riflessioni a caldo di Unrae, l’associazione dei costruttori esteri in Italia (“La transizione deve essere efficace e praticabile, non solo ambiziosa, e per diventarlo ha bisogno di realismo e di ascolto. Servono strumenti adeguati, quali una revisione della fiscalità delle auto aziendali, uno sviluppo diffuso delle infrastrutture di ricarica elettrica e delle tariffe di ricarica accessibili”) e di Federauto, la federazione dei concessionari (“Il risultato di quest'anno conferma l’inefficacia di una politica di incentivazione discontinua e confusa, ma soprattutto di un quadro normativo europeo che continua ad essere ideologizzato e che ha creato sconcerto sul mercato - soprattutto nella parte di privati e società - che ha mostrato di non gradire l'auto elettrica se non con il sostegno di un massiccio contributo pubblico, impossibile da sostenere sul lungo periodo”).
Chi vince e chi perde
Per le case automobilistiche, invece, è tutto un record, un successo e un risultato eccezionale. Al netto di tre o quattro costruttori che possono indubbiamente vantare una situazione esaltante, per gli altri resta davvero difficile capire il tono trionfalistico. Eppure, ognuno riesce sempre a trovare un risultato positivo da amplificare, un primato da enfatizzare. La crisi, insomma, non esiste. L’auto va, nonostante tutto. Nonostante gli stabilimenti che chiudono o si dimezzano, la cassa integrazione che viene rinnovata, i nuovi modelli rimandati o cancellati e il buio oltre la siepe…
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