Mobilità
10 febbraio, 2026La prima cosa che viene in mente e che tiene insieme un po’ tutto è l’effetto della crisi Stellantis che. oltre a ridisegnare il futuro del gruppo, guidato (ora con più prudenza) da Antonio Filosa, avrà ripercussioni anche sul resto dell’industria automobilistica europea
Proviamo a fare un punto sullo stato dell’auto elettrica. Proviamo a mettere insieme, fatti, numeri e qualche obbligatoria riflessione. La prima cosa che viene in mente e che tiene insieme un po’ tutto, è l’effetto della crisi Stellantis che oltre a ridisegnare il futuro del gruppo, guidato (ora con più prudenza) da Antonio Filosa, avrà ripercussioni anche sul resto dell’industria automobilistica europea.
I fatti ci dicono, per riassumere e semplificare cosa è accaduto, di oneri imprevisti di circa 22 miliardi per aver sovrastimato la transizione elettrica. È quanto ha prontamente e lodevolmente comunicato Filosa che porterà Stellantis a un drastico ridimensionamento dei piani di sviluppo per i veicoli elettrici e a un conseguente reset del piano industriale. A questo si aggiungono il tonfo in Borsa di circa il 25 per cento in un solo giorno con quasi 6 miliardi di capitalizzazione andati in fumo e la sospensione dei dividendi.
L’annuncio choc di Stellantis e il crollo in Borsa
Ma non è finita. A seguire è arrivata un’altra comunicazione, tutt’altro che rassicurante per Stellantis in particolare ma anche per il futuro della mobilità elettrica: l’addio alla gigafactory di Termoli. Nel dettaglio, la Automotive Cells Company (ACC), società formata da Stellantis, Total e Mercedes, che avrebbe dovuto garantire all'Europa l'indipendenza nella produzione di celle per batterie, ha comunicato formalmente ai sindacati l’abbandono dei progetti previsti a Termoli in Italia e a Kaiserslautern, in Germania. Un brutto colpo visto che proprio lo stabilimento molisano era stato annunciato come “il fiore all’occhiello della riconversione green di Stellantis in Italia”.
L’analisi delle colpe
Ecco i fatti. Qualche riflessione, come dicevamo, è obbligatoria. Chi paga l’errore di valutazione? Davvero è da imputare tutto a Carlos Tavares, precedente ad del gruppo, che ha consentito l’arrivo di milioni di utili per tutti gli azionisti? Ferruccio de Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera e attento analista economico, nei giorni scorsi ha scritto che “La pulizia del bilancio, inevitabile, forse andrebbe accompagnata da un’operazione verità sulla responsabilità delle scelte che hanno causato il terremoto borsistico e allarmato gli investitori. Tutta colpa dell’ex amministratore delegato Carlos Tavares che pure lasciò il gruppo gratificato da un assegno di 35 milioni? Non è facile crederlo. Anche lo stesso Filosa era in una posizione manageriale di tutto riguardo. E la presidenza, ovvero John Elkann e i consigli di amministrazione?”.
Il ruolo dell'Unione europea
C’è indubbiamente anche una responsabilità dell’Unione europea e delle sue decisioni sul green deal. Ma anche in questo caso viene da chiedersi: perché case automobilistiche e governi abbiano accettato fin da subito un regolamento così drastico e unico al mondo?
Nel frattempo, ci sono altri fatti da mettere in fila. I più recenti riguardano Renault che ha chiuso la divisione elettrica Ampere, voluta dell’ex Ceo Luca de Meo, rinunciando così ufficialmente a un’offensiva massiccia dell’auto elettrica e Volvo, di proprietà dei cinesi di Geely, tra le prime case ad aver scommesso tutto sull’auto elettrica, che tramite il suo presidente, Håkan Samuelsson, ha annunciato un deciso passo indietro: “L’elettrificazione totale della gamma è un obiettivo di lungo periodo: la questione è capire con quali tempi la raggiungeremo. Occorre essere realistici, perciò offriremo anche ibride plug-in”.
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