Per Anya avere relazioni sessuali che non portino vantaggi materiali è "assurdo". La pensa così il 61 per cento delle sue conterranee. Il sondaggio ripreso dal settimanale "Ogoniok" parla chiaro: non si tratta di escort professioniste o di prostitute disperate, costrette a vendere il proprio corpo per sopravvivere alla miseria. La tendenza a prostituirsi part-time coinvolge circa il 45 per cento delle donne russe tra i 18 e i 44 anni che guadagnano intorno ai 24 mila euro l'anno. Troppo poco per potersi permettere vacanze lussuose. Abbastanza per sopravvivere senza vendersi. "Il sesso a pagamento è un passatempo ragionato, una scelta per nulla immorale. Arrotondo lo stipendio investendo in capitale personale, in bellezza e giovinezza. Il mio corpo mi appartiene quindi, finché regge, lo affitto".
L'unico studio economico sul mercato del sesso russo realizzato da Elena Pokatovitch e Mark Lévin, professore di microeconomia nella Scuola superiore di Mosca, conferma la tendenza: "La facile redditività della prostituzione ne ha giustificato la diffusione". A stupire i due economisti non è la cifra d'affari prodotta dalle prostitute del loro Paese (dal 2000 ad oggi il bottino supererebbe i 900 milioni di dollari - 710 milioni di euro), quanto piuttosto il tipo di donne che scelgono di investire in tali attività. "La maggior parte delle relazioni sessuali è occasionale e dipende dalla ricerca di guadagni materiali in surplus", precisa Lévin: "Offerte di lavoro, macchine costose, vestiti di marca o vacanze di lusso". Lo stesso vale per le studentesse disposte a tutto pur di "offrirsi piccoli piaceri in più: alcol e droga, per esempio". La prostituzione "quando voglio" piace perché permette di avere uno stile di vita dispendioso malgrado un debole livello salariale o una scarsa specializzazione professionale.
Ma non solo. Le donne che si vendono giurano di non sentirsi schiave perché possono scegliere se, come e con chi farlo. "Non mi vergogno di raccontare come stanno le cose", dice Anya: "Ho un bel corpo, lo uso. Anche questo significa emanciparsi".
In Russia qualcosa è cambiato. "La prostituzione non è più stigmatizzata", spiega Serguei Golod, sociologo e professore dell'università di San Pietroburgo: "Dal 1980 la legislazione in tema è stata modificata e le barriere morali sono cadute. Il commercio del sesso è entrato nei costumi e ci si vende non più solo per miseria, ma anche per sopperire a piccoli ridimensionamenti salariali". Golod conferma le osservazioni degli economisti. "L'età media in cui si entra nel mercato del sesso è scesa da 18 anni a 15-14 anni. I russi hanno imparato che è possibile far lavorare il proprio corpo. Perché allora privarsene? D'altro canto, anche l'attitudine del consumatore si è modificata. In alcuni contesti, il ricorso alle dame di compagnia è obbligatorio. Il trio sauna- drink-donne fa parte della cultura dei manager, indigeni o stranieri, alla ricerca di donne spregiudicate. Ma a queste categorie di uomini si accostano, da qualche anno, anche gli impiegati e i dirigenti d'impresa. E sono proprio questi gli uomini a cui puntano le Anya di tutto il mondo. "Ho passato una piacevole serata con un amico che lavora nella società al terzo piano dell'edificio dove lavoro anche io. È un bell'uomo, divertente. Sembrava una trattativa di compra-vendita aperta a ogni inconveniente. Le escort sono pagate per seguire un percorso deciso dall'uomo che le assolda", continua Anya: "Per me è diverso. Se lui non mi avesse dato quello che cercavo potevo anche mollare tutto. In fondo, lo stipendio già ce l'ho".

C'è chi lo fa, come Anya, a casa propria quando capita e per arrotondare e c'è chi invece, come Catherine Deneuve in "Bella di giorno", film cult di Buñuel del 1967, si prostituisce per noia o per divertimento. Qualsiasi sia il movente, "la prostituzione clandestina non c'entra nulla con quella "part-time". Nel nostro caso siamo noi a gestirla", assicura Anya: "Piace alle ragazze e anche ai ragazzi perché sanno che non siamo prostitute ma ragazze vivaci".
Il gioco, però, è bello finché resta proibito. Fare come in Germania dove la prostituzione è legalizzata, le operatrici del sesso ricevono clienti, detraggono le spese dalla dichiarazione dei redditi per accertamenti medici, trucchi, profilattici e biancheria intima, sono organizzate in sindacati e protette dai pazzi e dai delinquenti, sarebbe una bella idea per combattere lo sfruttamento. E lo sarebbe anche per le free-lance del sesso. Ma Anya non è d'accordo. "Così diventa un lavoro. Per me non lo è. Ripeto è un gioco, e se è nascosto è meglio. Altrimenti, che gusto c'è?".