Le idee che dividono la Cina e l'America

Il presidente americano Obama e quello cinese Xi Jinping
Il presidente americano Obama e quello cinese Xi Jinping

Due grandi paesi, due modi completamente diversi di concepire la politica estera e le proprie priorità come nazione. Ecco perché gli ultimi colloqui tra Obama e Xi Jinping, al di là delle dichiarazioni, difficilmente possono essere costruttivi per il futuro

Il presidente americano Obama e quello cinese Xi Jinping
"I presidenti americani e cinesi non sanno parlarsi in realtà. Si comportano come dei computer con sistemi operativi diversi", mi ha detto una volta un funzionario statunitense che era arrivato a questa conclusione dopo aver assistito, dietro le quinte, a molti vertici sino-americani. Questo è anche il motivo per il quale ho dei dubbi su quanto sia stato davvero costruttivo l'incontro della scorsa settimana tra i presidenti Xi Jinping e Barack Obama, come entrambi hanno affermato. Il fatto è che la Cina e gli Stati Uniti hanno modi profondamente differenti di vedere il mondo. Io ho individuato cinque importanti punti di contrasto.

Ciclico contro lineare: la storia della Cina è molto lunga, mentre quella degli Stati Uniti è molto breve. A Xi piace ricordare che "la Cina è una civiltà antica con 5000 anni di storia alle spalle". Gli Usa, invece, esistono da meno di 250 anni. Questa differenza di prospettiva influisce profondamente su come i governanti di questi due paesi concepiscono il mondo. In linea generale, i cinesi pensano in termini ciclici, poiché la loro storia è definita dall'ascesa e dalla caduta delle dinastie. Ai periodi fiorenti, che possono durare secoli, seguono periodi di decadenza che possono anch'essi durare secoli. Gli Stati Uniti, viceversa, si muovono fin dal 1776 in pratica in una sola direzione: verso un più grande potere come nazione e verso una sempre maggiore prosperità di ognuno dei suoi cittadini. Di conseguenza, i politici americani tendono a pensare alla storia in modo lineare e a considerare il progresso l'ordine naturale.

- Universalismo contro particolarismo: il credo fondante degli Stati Uniti è che "tutti gli uomini sono creati uguali" e che hanno gli stessi diritti inalienabili. Da ciò deriva che gli americani credano istintivamente in valori universali quali la libertà e la democrazia – che dovrebbero, idealmente, valere ovunque. I cinesi, invece, sono particolaristi. Essi credono che ciò che è giusto per la Cina non sia necessariamente giusto per il resto del mondo, e viceversa. Una tale differenza di mentalità soggiace ai differenti approcci che Stati Uniti e Cina hanno rispetto ai conflitti internazionali e alla tutela dei diritti umani.

- Ideologia contro etnicità: lo stato americano è stato costruito attorno alle idee contenute nella Dichiarazione d'indipendenza e nella Costituzione. Milioni di persone sono diventate americane vivendo negli Stati Uniti e abbracciando tali idee. La Cina, al contrario, ha una visione molto più etnica di ciò che significa essere cinese. Se io mi trasferissi negli Stati Uniti, potrei diventare "americano" abbastanza rapidamente e i miei figli lo sarebbero certamente. Trasferirmi in Cina, invece, non farebbe di me o dei miei figli dei cinesi. Il risultato è che cinesi e americani tendono basarsi su assunti alquanto diversi quando si tratta di concetti cruciali quali la nazionalità, la cittadinanza e l'immigrazione.

- Individuo contro comunità: i governanti americani pongono l'accento sui diritti dell'individuo. I leader cinesi, invece, enfatizzano gli interessi della comunità. La differenza tra l'individualismo americano e il comunitarismo cinese permea dai loro atteggiamenti verso lo Stato. Negli Stati Uniti, l'idea che l'individuo debba essere protetto contro uno stato eccessivamente potente è insita nella Costituzione e nella retorica politica. In Cina è più diffusa la convinzione che uno Stato forte sia la migliore garanzia contro il "caos" che, nel passato, ha portato alla guerra civile e allo spargimento di sangue. Molti americani partono dal presupposto che questa retorica cinese rifletta soltanto gli interessi del Partito comunista. Essa ha, tuttavia, anche delle radici storiche profonde. Gli americani possono fare risalire l'importanza che attribuiscono ai diritti individuali alla Guerra d'indipendenza del XVIII secolo. Viceversa, nel sottolineare la necessità di uno Stato forte, i leader cinesi fanno inconsciamente riferimento al periodo dei Regni combattenti iniziato nel 476 AC.

- Diritti contro gerarchia: i diversi atteggiamenti verso lo Stato portano a una visione contrastante su quale sia il collante di una società. Gli americani ricordano i diritti individuali e la legge. In Cina, invece, anche se oggi si parla molto della necessità di un più forte "stato di diritto", il Partito comunista promuove anche la tradizione confuciana, che pone l'accento sul senso della gerarchia e dell'obbligo come elementi cruciali del buon funzionamento della società. Ancora una volta, ciò ha implicazioni sulle relazioni internazionali in quanto influisce sul punto di vista cinese riguardo al corretto rapporto tra paesi grandi, come la Cina, e i vicini più piccoli.

La stessa vastità della Cina ha da sempre plasmato il modo in cui essa vede il mondo esterno. Qui, tuttavia, la somiglianza con gli Stati Uniti è forte. Entrambi i paesi hanno qualcosa della mentalità del Regno di mezzo. L'idea del Regno di Mezzo è radicata nel passato della Cina. Uno storico la descrive come "la straordinaria convinzione del popolo cinese che la loro terra sia il centro di tutto". Questa convinzione fu scossa in parte a partire dal 1840 con il Secolo dell'umiliazione, quando gli imperi europei e quello giapponese sconfissero la Cina sul campo di battaglia. La Cina che ora risorge è talvolta accusata di voler tornare alla mentalità del Regno di mezzo, in particolare rispetto ai suoi rapporti con il resto dell'Asia.

Nel frattempo, gli Stati Uniti si sono abituati al loro ruolo di unica superpotenza del mondo e la politica estera americana poggia ancora sulla convinzione che per garantire l'ordine mondiale il loro paese sia la "potenza [[ge:espresso:plus:articoli:1.219499:image:https://espresso.repubblica.it/polopoly_fs/1.219499.1435749346!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/articolo_480/image.jpg]]indispensabile". E come gli imperatori cinesi di un tempo, i presidenti statunitensi sono abituati a ricevere tributi stravaganti dagli stranieri.

Conforta scoprire che almeno in un aspetto la Cina e gli Stati Uniti sono molto simili. Il problema è che se entrambi si considerano il Regno di mezzo, solo uno può avere ragione.

Copyright The Financial Times Limited 2015
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