Vendere uno dei propri figli per ottenere in cambio soldi con i quali poter dare da mangiare al resto della famiglia per i prossimi sei mesi. Questa è solamente una delle drammatiche testimonianze raccolte da Save the Children in Afghanistan, Paese in cui a quattro mesi dall’addio dell’Occidente in seguito alla presa di potere da parte dei talebani un terzo della popolazione si è ritrovato a corto di cibo.
Un gesto estremo, quello raccontato dall’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. Bibi e suo marito Mohammad (i nomi sono di fantasia), rispettivamente di 40 e 45 anni, non hanno avuto nessuna alternativa se non affidare uno dei loro gemelli nati pochi mesi fa a un’altra famiglia senza bambini perché non hanno abbastanza soldi per sfamare i loro 8 figli.
«Non abbiamo niente, come potrei prendermi cura di loro? È terribile dividerli, è stata una decisione molto difficile, più di quanto possiate immaginare. È stato particolarmente difficile dare via il bambino a causa della povertà», ha raccontato Bibi che ha spiegato che avrebbe voluto dar via suo figlio senza ricevere nessun pagamento in cambio ma alla fine ha accettato una piccola somma per il bambino. «Non potevo permettermi latte, cibo o medicine. Con quei soldi posso comprare cibo per sei mesi».
Siccità e aiuti congelati
La famiglia di Bibi e Mohammad è stata costretta ad abbandonare la propria fattoria circa sette mesi fa a causa della siccità prolungata che ha devastato i raccolti e spinto milioni di persone sull'orlo della carestia. Siccità che, secondo le Nazioni Unite, in Afghanistan rischia di trasformarsi da evento episodico a evento annuale entro il 2030. A ciò vanno aggiunti gli aiuti economici internazionali congelati e i combattimenti del 2021 che hanno impedito ad agricoltori e coltivatori di piantare i raccolti annuali, con il conseguente aumento del prezzo del grano del 25% per cento. Un mix di fattori che ha portato alla peggiore crisi alimentare mai registrata. Si prevede che in Afghanistan oltre il 97% della popolazione scenderà al di sotto della soglia di povertà entro la metà del prossimo anno. Save the Children sottolinea inoltre che milioni di bambini rischiano di ammalarsi o addirittura di morire perché non hanno abbastanza da mangiare e si stima che 3,2 milioni di bambini sotto i cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta entro la fine del 2021.
È stato quindi estremamente difficile per Mohammad trovare lavoro anche solo per un paio di giorni alla settimana e, anche se ha un impiego, il salario di un'intera giornata, pari a meno dell’equivalente di due euro, non copre nemmeno due giorni di spese per la famiglia. Per integrare le entrate familiari il figlio di 12 anni è costretto a lavorare nel mercato locale spingendo i carrelli che trasportano gli effetti personali delle persone. «Abbiamo bisogno di aiuto, abbiamo fame e siamo poveri», ha detto Mohammad. «Non c’è lavoro in Afghanistan. Abbiamo dei figli e ci servono farina e olio. Servirebbe anche legna da ardere. Negli ultimi due o tre mesi non ci siamo potuti permettere di comprare la carne, abbiamo solo il pane per i bambini e anche quello non è sempre disponibile».
«Lasciala morire»
La storia di Bibi e Mohammad è solamente uno dei tanti drammi dell’ultimo periodo, visto che sempre più famiglie sono costrette a gesti estremi pur di sopravvivere. Save the Children ha raccolto anche la storia di Fatima (anche in questo caso il nome è di fantasia), madre single di due gemelli, che ha subìto pressioni dalla famiglia per abbandonare uno dei suoi figli. Ara e Milad (nomi di fantasia), gemelli di 18 mesi, sono entrambi malati e deboli e, visto il clima sempre più freddo e Ara che soffre di una grave malnutrizione, Fatima ha spiegato che non può permettersi di prendersi cura dei suoi bambini ma non può abbandonare la figlia. «I bambini hanno pianto tutta la notte perché avevano fame. Non abbiamo niente in casa, non abbiamo cibo, né farina, niente», ha detto Fatima. «Mio marito non ci manda soldi, mi dice 'lasciala morire'. Invece altri mi hanno detto ‘la compreremo’, ma io non l'ho lasciata. Spero ancora che i miei figli possano stare bene in futuro».
Ed è per evitare drammi simili che Save the Children ha lanciato un appello, l’ennesimo. L’organizzazione sta fornendo infatti alle famiglie afghane cibo, formazione sulla nutrizione per neonati e bambini piccoli, kit per l'igiene, coperte e vestiti caldi per affrontare il rigido inverno. Ma ciò non basta. Save the Children chiede ai governi di applicare deroghe urgenti alle loro attuali politiche antiterrorismo e alle sanzioni per consentire la consegna rapida e ininterrotta di aiuti umanitari salvavita e esorta i governi donatori a fornire finanziamenti immediati per aiutare i bambini vulnerabili e le loro famiglie. «Gli sforzi umanitari sono ostacolati da sanzioni e politiche antiterrorismo che impediscono agli aiuti di arrivare alle famiglie che ne hanno disperatamente bisogno. Dobbiamo agire subito per fornire ai bambini l'aiuto salvavita di cui hanno bisogno per sopravvivere all'inverno», il grido di Nora Hassanien, direttrice di Save the Children in Afghanistan.