“I piani degli Stati Uniti per annettere la Groenlandia sono seri” e hanno “radici storiche”: parola di Vladimir Putin. Le affermazioni del presidente russo sul progetto del suo omologo americano, Donald Trump, arrivano dal forum dedicato che si sta tenendo a Murmanks, porto strategico per le rotte nel mare del Nord, dove i russi stanno discutendo per quattro giorni del destino dell'Artico: una partita geopolitica che coinvolge le due superpotenze e i loro interessi, un dossier che è al centro delle trattative allargate tra Mosca e Washington, più ampie rispetto al “semplice” destino di Kiev. Putin parla del dossier groenlandese con una postura che è a metà tra l’avvertimento e la cooperazione. È lo stesso leader del Cremlino a segnalare che “la rivalità geopolitica si è accesa nell’Artico. La Russia - ha sottolineato - non ha mai minacciato nessuno nell’Artico, ma ne proteggerà la sovranità”. Sono “i Paesi della Nato (che) stanno sempre più considerando il Nord come una base per un conflitto e i nuovi membri, Finlandia e Svezia, hanno un ruolo attivo”. Ha poi annunciato che “il numero del personale militare” russo “aumenterà”. Ma dopo l’avvertimento, ecco la mano tesa: la Groenlandia “è una questione che non ci riguarda”, ha sottolineato, e Mosca è “pronta” a “collaborare non solo con gli Stati artici, ma con tutti coloro” che “condividono la responsabilità per un futuro stabile e sostenibile e possono prendere decisioni equilibrate per i decenni a venire”. Parole diverse rispetto a quelle del portavoce del Cremlino che, lo scorso gennaio, aveva commentato le uscite di Trump sulla Groenlandia affermando che “l’Artico è una zona di nostri interessi nazionali e strategici".
La visita di Vance
Le parole di Putin arrivano alla vigilia della (criticata) visita in Groenlandia del vicepresidente americano, JD Vance, e di sua moglie. Ufficialmente organizzata per “celebrare la cultura e l’unità groenlandese”, secondo una dichiarazione della Casa Bianca, in realtà letta da molti come un piede sull’acceleratore del delicato dossier. Nonostante le proteste dei vertici politici dell’isola artica e della Danimarca, Trump non ha ceduto ma ha anzi rincarato la dose, rimarcando la necessità di impossessarsene: “Ne abbiamo bisogno per la sicurezza internazionale. Ci serve. Odio dirlo in questo modo, ma dovremo averla”. Quello che per il premier groenlandese, Mute B. Egede, è un viaggio “altamente aggressivo”, per il tycoon è una visita “amichevole e non provocatoria”.