L'Unione europea è pronta a rispondere ai dazi di Trump, ma tenta prima la via diplomatica

Gli Stati Uniti hanno portato caos nel mondo, mettendo fine a 80 anni di prosperità. Von der Leyen deplora le conseguenze drammatiche per tutti. Affila le armi per difendere il Vecchio continente, senza smettere di cercare la mediazione. Fino all'ultimo

«L'annuncio da parte del presidente Donald Trump di tariffe sul mondo intero è un colpo enorme all'economia globale e saranno i più deboli a soffrire maggiormente le conseguenze». Così la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen parlando da Samarcanda in Uzbekistan, poche ore dopo l'annuncio americano dell'imposizione di tariffe globali a tutti i suoi partner commerciali che partono da un minimo del 10 per cento (Gran Bretagna e Australia), salgono al 20 per cento per l'Unione europea e sfiorano il 50 per altre economie, le più deboli incluse.

 

Von der leyen ha fortemente criticato le mosse del presidente americano e si è soffermata sulle conseguenze disastrose che le tariffe avranno sul mondo intero, facendo crescere l'inflazione e aumentando da subito il prezzo di prodotti indispensabili come le medicine. Ha detto con rammarico: «Sembra che non vi sia ordine nel disordine e nel caos» causato da Trump.
 

Ma ha poi subito ribadito di restare aperta al dialogo e alla negoziazione, riconoscendo che «altri» (il riferimento alla Cina è chiaro) hanno approfittato delle regole dell'ordine commerciale globale, dicendosi anche pronta a lavorare con Trump per fare in modo che il commercio mondiale rispecchi la realtà economica perché «ricorrere ai dazi come unico strumento non risolverà il problema».

 

A differenza delle grandi attese di stanotte, non ha annunciato una risposta immediata dell'Unione europea alle tariffe, limitandosi a dire che alcune contro misure su settori strategici come l'acciaio e le automobili sono già state prese nei giorni passati e che entreranno in vigore a fine mese se il dialogo con gli Usa fallirà. 
 

Si è data dunque una ventina di giorni di tempo per consentire al commissario al commercio Maros Sefcofic di provare a trovare una mediazione con gli Usa e ai Paesi membri di assorbire lo choc delle pesantissime misure americane e prepararsi ad accettare una forte risposta unitaria. Perché, se ogni ultimo sforzo fallisse, allora la risposta europea non tarderebbe.
 

«L'Europa ha tutto ciò di cui ha bisogno per superare la tempesta. Siamo in questa situazione insieme. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti noi. Quindi resteremo uniti e ci difenderemo a vicenda. La nostra unità è la nostra forza. L'Europa ha il più grande mercato unico al mondo, 450 milioni di consumatori. Questo è il nostro porto sicuro in tempi tumultuosi e l'Europa starà al fianco di coloro che sono direttamente colpiti». Ha poi annunciato che si prepara a un «dialogo strategico sui settori dell'acciaio, dell'auto e del farmaceutico» e che altri dialoghi seguiranno.
 

La sfida è adesso trovare un non semplice (ma a questo punto non impossibile) consenso a 27, visto che non tutti, e l'Italia è tra questi, sono immediatamente aperti all'idea di una risposta che potrebbe aggravare la perdita di Pil europeo che queste misure comporteranno, calcolata intorno allo 0,3 per cento.
 

Tra gli strumenti di difesa che l'Unione europea potrebbe utilizzare non ci sono solo misure sui prodotti ma anche sui servizi, soprattutto tecnologici. È infatti in questo settore che l'Europa ha accumulato un deficit di circa 103 miliardi di euro che, ribadiscono a Bruxelles, compensa quasi totalmente il surplus derivante dallo scambio commerciale.

 

«Questa mossa rappresenta una pericolosa escalation delle tensioni globali e delle politiche protezionistiche che minacciano di destabilizzare l'economia globale e di minare un secolo di sviluppo di regole condivise per la reciproca prosperità nelle relazioni internazionali», ha già fatto sapere da Strasburgo il gruppo dei liberali di Renew Europe in una nota scritta.

 

«La Ue non può lasciarsi schiacciare tra gli Stati Uniti e altre potenze globali», ha aggiunto la francese Marie-Pierre Védrenne, coordinatore di Renew Europe per la commissione Commercio internazionale: «L'Unione europea deve avere i mezzi per negoziare con gli Stati Uniti, senza compromettere i propri interessi economici e commerciali. Ma dobbiamo anche essere pronti a prendere iniziative e ad avvicinarci ad altri partner per rafforzare i nostri legami commerciali. Siamo un partner affidabile e prevedibile, è la nostra forza che dobbiamo difendere in un contesto di grande instabilità».


 


 

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