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25 agosto, 2025Dietro le quinte della frattura nei servizi segreti: la “special relationship” non è più quella di un tempo
Nei rapporti tra i servizi segreti americani e quelli britannici, da settimane si avverte una tensione insolita. Niente dichiarazioni ufficiali, nessuna rottura formale: in superficie, le agenzie continuano a parlarsi, a scambiarsi dati e a ribadire l’alleanza che dal dopoguerra regge l’architettura occidentale e mondiale dell’intelligence. Ma nei corridoi più riservati, dove circolano documenti classificati e voci in codice, le parole che ricorrono sono “diffidenza” e “frustrazione”.
Il punto di frizione più evidente è arrivato con una direttiva della direttrice della National Intelligence statunitense, Tulsi Gabbard: tutte le informazioni sui fragili negoziati di pace tra Russia e Ucraina sono state classificate come NOFORN, cioè non condivisibili con Paesi stranieri, nemmeno con i partner storici della rete “Five Eyes” (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda). Per Londra, abituata da decenni a considerarsi il primo interlocutore privilegiato di Washington, la decisione è stata uno choc. «Un silenzio che pesa più di mille parole», confidano fonti di Whitehall.
Il malumore britannico non nasce soltanto dal merito della direttiva, ma anche dal metodo. In passato, ogni cambiamento di questo calibro era preceduto da consultazioni riservate. Stavolta, nessun preavviso. Al MI6 la parola più ricorrente nei briefing interni è stata “politicizzazione”. La scelta di ritirare, nei mesi scorsi, la nomina di un capo stazione CIA a Londra perché giudicato “non in linea” con l’amministrazione Trump aveva già alimentato perplessità. La rimozione di figure chiave del National Intelligence Council, Michael Collins e Maria Langán-Rickhoff, ha consolidato l’idea che l’intelligence americana stia diventando un terreno di scontro politico.
Gli inglesi non hanno gradito nemmeno il linguaggio usato dalla stessa Gabbard, che nelle ultime settimane ha evocato complotti e “tradimenti” da parte di ex funzionari, parlando apertamente di “Deep State”. Dichiarazioni che, a giudizio dei britannici, rischiano di trascinare la comunità dell’intelligence dentro la polarizzazione interna americana. «Ogni volta che la politica entra dalla porta principale, la sicurezza esce dalla finestra», è la frase attribuita a un ex direttore del MI6.
A marzo la frattura è diventata evidente, quando Washington ha sospeso per giorni la condivisione di dati sensibili e forniture di armamenti con Kyiv. Un gesto presentato ufficialmente come “pausa tecnica”, in realtà percepito come pressione politica. In quelle ore, raccontano fonti di Downing Street, i telefoni tra Londra e Washington squillavano senza risposta. «Ci siamo ritrovati a interrogarci sull’affidabilità degli impegni americani», ha ammesso un alto funzionario britannico.
Eppure, sul piano operativo la cooperazione non si è interrotta. GCHQ e NSA continuano a scambiarsi enormi quantità di dati su cyber-minacce e intercettazioni globali. Ma nei piani alti di Vauxhall Cross si discute di come trasmettere le informazioni più sensibili “a pezzi”, per non consegnare a Washington il quadro completo. È un ritorno a vecchie cautele: negli anni della Guerra Fredda, gli inglesi non rivelarono mai del tutto l’identità di Oleg Gordievskij, la loro talpa più preziosa nel KGB, temendo che un’eccessiva condivisione con gli americani potesse comprometterlo.
Il nodo più delicato riguarda l’Ucraina. Per l’impiego dei missili Storm Shadow, forniti da Londra, servono coordinate geospaziali che solo gli Stati Uniti possono fornire. È un dettaglio tecnico, ma in realtà il simbolo di una dipendenza che brucia. «Senza di loro, non possiamo completare l’operazione», ammette un ufficiale britannico. Da qui la sensazione che la Casa Bianca possa usare l’intelligence come leva politica, più che come strumento di cooperazione.
Ufficialmente, nessuno parla di crisi. Anzi, nei comunicati pubblici si ribadisce l’“amicizia indissolubile”. Ma dietro le quinte cresce lo scetticismo. Alcuni analisti parlano di “nuovo equilibrio”, altri evocano addirittura un “raffreddamento storico” della special relationship. Di certo, la fiducia — elemento invisibile ma essenziale in ogni alleanza di intelligence — non è più quella di un tempo.
Nelle capitali europee, intanto, la vicenda viene osservata con attenzione. Perché se anche Londra si scopre vulnerabile alla variabilità di Washington, per gli altri partner occidentali la lezione è ancora più netta: la certezza dell’ombrello americano non è più scontata. E nel mondo dei segreti, una crepa, anche silenziosa, rischia di allargarsi più in fretta di quanto non accada nella diplomazia ufficiale.
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