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28 agosto, 2025Secondo il Wsj, i costi dell'addestramento saranno coperti dalla comunità internazionale. La maggior parte di questa forza proverrebbe dai servizi di sicurezza dall'Anp
Un articolo del Wall Street Journal ha rilanciato la notizia secondo la quale l'Egitto avrebbe iniziato ad addestrare presso le sue accademie militari centinaia di palestinesi per formare una forza di sicurezza, potenzialmente fino a 10 mila uomini, destinata a garantire la sicurezza nella Striscia di Gaza nel dopoguerra. La vicenda si colloca nella prospettiva più ampia, ormai sostenuta da molti paesi arabi, di una Gaza senza Hamas. La maggior parte dei membri di questa forza proverrebbe dai servizi di sicurezza dell'Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania, che attualmente vede la prevalenza del partito nazionalista laico, e rivale di Hamas, Fatah.
Stando a quanto riportato dalle fonti citate, i costi dell’addestramento saranno coperti dalla comunità internazionale, mentre un contingente più ampio di circa 5 mila uomini verrebbe inviato in Egitto il primo giorno di un possibile cessate il fuoco, per un addestramento di sei mesi.
Sempre più Paesi arabi starebbero quindi premendo per una Gaza senza Hamas. Già a luglio la Lega Araba, composta da 22 Paesi membri, ha chiesto per la prima volta ad Hamas di disarmarsi e porre fine al suo controllo su Gaza. Mahmoud al-Habbash, consigliere del Presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, ha affermato: "Senza l'Autorità palestinese, è Hamas o il caos".
Nel mentre, però, la stessa Anp attraversa da tempo una forte crisi di legittimità, con accuse di corruzione dilagante e di collaborazionismo con le politiche coloniali di Israele in Cisgiordania. Un sondaggio condotto da Khalil Shikaki, il più famoso e autorevole sondaggista palestinese, dimostra come l’81 per cento dei palestinesi desideri le dimissioni di Abbas.
Israele si è ripetutamente opposto all’idea di una Gaza governata dall’Autorità palestinese, definita da Netanyahu come “sostenitrice del terrorismo”, con poche differenze rispetto ad Hamas. L’obiettivo israeliano sarebbe quindi il pieno controllo dell’exclave palestinese, affidando la sicurezza quotidiana a locali non appartenenti né ad Hamas né all’ANP.
Di contro, Hamas, tramite suoi funzionari, ha affermato che la proposta araba di una forza internazionale "non è né fattibile né praticabile", continuando a rivendicare il suo controllo sulla Striscia. Dopo 22 mesi di guerra, Hamas appare decisamente indebolito e ridimensionato, con la maggior parte dei suoi alti funzionari, tra cui l’ideatore dell’attacco del 7 ottobre Yahya Sinwar, rimasta uccisa dagli attacchi israeliani. Ciononostante, si crede che il gruppo abbia ancora circa 20 mila combattenti attivi, tra cui molte nuove reclute non addestrate.
Nel frattempo, la popolazione di Gaza continua a morire di fame, mentre il fuoco israeliano non accenna a fermarsi. Gli aiuti umanitari restano bloccati ai varchi di confine, con Israele che ostacola deliberatamente il loro ingresso nella Striscia. Diversi esperti dell'Onu per i diritti umani hanno inoltre espresso allarme per le segnalazioni di "sparizioni forzate" di palestinesi in cerca di cibo nei centri di distribuzione gestiti dalla Gaza Humanitarian Foundation. L'esercito israeliano sarebbe "direttamente coinvolto nelle sparizioni forzate di persone in cerca di aiuto", hanno aggiunto gli esperti.
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