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30 agosto, 2025I giudici d'appello confermano una decisione di primo grado presa la scorso maggio da una corta minore secondo cui imporre i dazi va oltre ai poteri concessi dalla legge
Un (altro) duro colpo all'agenda economica di Donald Trump. Una corte d'appello federale ha stabilito che i dazi imposti dal tycoon sono in gran parte illegittimi, confermando una decisione di primo grado già presa lo scorso maggio da un'altra corte minore. I giudici sostengono che l'imposizione di imposte doganali da parte del presidente degli Stati Uniti oltrepassi i confini delimitati da quella legge, che gli permette di scavalcare il Congresso, a cui Trump si è appellato per iniziare la sua guerra commerciale. L'inquilino della Casa Bianca, dice la corte, di fatto non avrebbe quindi i poteri che sta esercitando per prendersi la prerogativa di stabilire questi dazi in totale autonomia. La norma del 1977, l'Emergency Economic Powers Act, dà sì poteri speciali al presidente Usa proprio per imporre sanzioni economiche, ma in questo caso non può essere applicata anche perché manca il presupposto dell'emergenza.
"La legge conferisce al presidente un'autorità significativa per intraprendere una serie di azioni in risposta a un'emergenza nazionale dichiarata, ma nessuna di queste azioni include esplicitamente il potere di imporre tariffe, dazi o simili, o il potere di tassare", ha affermato la corte. Per il momento, i giudici hanno stabilito che le imposte doganali possono restare in vigore fino al 14 ottobre, in modo da dare al governo federale la possibilità di presentare ricorso alla Corte Suprema.
Occasione che il tycoon non intende farsi sfuggire, sostenendo che se una sentenza del genere restasse in vigore, "distruggerebbe gli Usa". "Una corte d'appello di parte - si legge sui suoi social - ha erroneamente affermato che i nostri dazi dovrebbero essere rimossi, ma sa che alla fine gli Stati Uniti d'America vinceranno. Se questi dazi venissero mai eliminati, sarebbe un disastro totale per il Paese. Ci renderebbe finanziariamente deboli e dobbiamo essere forti (...). Se lasciata in vigore, questa decisione distruggerebbe letteralmente gli Stati Uniti d'America".
"All'inizio di questo fine settimana del Labor Day - ha proseguito - dovremmo tutti ricordare che i dazi sono lo strumento migliore per aiutare i nostri lavoratori e sostenere le aziende". E poi ha invocato la Supreme Court: "Ora, con l'aiuto della Corte Suprema degli Stati Uniti, li useremo a beneficio della nostra Nazione e renderemo l'America di nuovo ricca, forte e potente!".
Non è la prima volta che questo Act viene utilizzato da un presidente Usa - ricostruisce il New York Times -, ma è la prima in cui un inquilino della Casa Bianca la usa per una politica economica estesa e universale, dettando una vera e propria agenda economica del Paese. Nel 2015, ad esempio, Barack Obama si era appellato alla stessa norma, ma per un caso ben specifico: autorizzare sanzioni contro degli hacker stranieri che prendevano di mira gli Usa. Oppure, ancora, nel settembre del 2001 George W. Bush l'aveva utilizzata per ostacolare le reti di finanziamento delle organizzazioni terroristiche dopo l'11 settembre.
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