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15 gennaio, 2026Per diverse ore nei cieli iraniani non volava nessun aereo. Usa e Uk hanno evacuato il proprio personale dalle basi in Qatar. Il tycoon sembrerebbe più cauto ma la tensione rimane alta
L’attacco sembrava imminente. Nel tardo pomeriggio di ieri - 14 gennaio - Reuters riportava, citando due funzionari europei, che un intervento militare statunitense appariva “probabile” e poteva avvenire nelle successive “24 ore”. Poi, Stati Uniti e Gran Bretagna avevano ordinato il ritiro del proprio personale dalle basi in Qatar. E in serata l’Iran aveva chiuso il proprio spazio aereo a tutti i voli, tranne a quelli internazionali con permesso.
Il sito di monitoraggio FlightRadar24 mostrava un cielo, quello iraniano, effettivamente sgombro da voli. Ma dopo alcune ore, intorno alle 4 (ora italiana), Teheran ha riaperto il proprio spazio aereo, con le compagnie iraniane che nella notte hanno ripreso a volare.
Dopo che due giorni fa Donald Trump aveva pubblicato su Truth un messaggio che non si prestava più di tanto ad ambiguità - “L’aiuto sta arrivando”, aveva detto rivolgendosi ai manifestanti - ieri, in una tipica giravolta a cui in questi mesi ci ha abituato, il presidente Usa ha detto: “Fonti molto attendibili ci hanno detto che le uccisioni dei manifestanti stanno finendo e le esecuzioni annunciate non avverranno”. “Allora l’attacco americano non ci sarà?”, hanno chiesto i giornalisti. Ma Trump si è mostrato comunque cauto: “Osserveremo e verificheremo. Spero sia vero”.
Dietro la messa in mora degli interventi - secondo quanto scrivono i media internazionali, Trump avrebbe già preso la decisione di attaccare con il pretesto di aiutare i manifestanti che in questi giorni stanno sfidando il regime degli ayatollah - ci sarebbe la pressione di importanti Stati della regione e partner di Washington, come Arabia Saudita, Qatar e Oman.
Secondo quanto scrive oggi Nbc News, il piano di Trump è quello di un’azione militare “rapida e decisiva” che non sfoci in una guerra dagli esiti e dai tempi incerti. Citando due fonti, l'Nbc spiega che queste il rischio di una risposta aggressione di Teheran potrebbero indurre Trump ad approvare un'offensiva militare statunitense più limitata, almeno inizialmente, riservandosi la possibilità di intensificare successivamente. Ma la situazione, come si è visto in queste ore, è in continua e a tratti imprevedibile evoluzione.
Uno dei motivi del rallentamento nella decisione di attaccare l'Iran sarebbe, scrive oggi il Wsj, anche il dispiegamento militare americano nei Caraibi, che ha finito per privare Washington di forze in Medio Oriente. Nei Caraibi gli Usa hanno schierate 12 navi da guerra, solo sei invece in Medio Oriente. In particolare, la portaerei Uss Gerald R. Ford è stata spostata a ottobre per aumentare la pressione su Nicolas Maduro e senza portaerei, dicono esperti consultati dal quotidiano americano, il numero di aerei militari nella regione sarebbe limitato a quelli autorizzati a schierarsi in basi di altre nazioni.
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