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2 gennaio, 2026Il ministro della Cultura Miki Zohar: "Non siamo occupanti nella nostra terra". Intanto da ieri sono in vigore le nuove regole sulla trasparenza che di fatto finiscono per mettere al bando, tra gli altri, Medici senza frontiere e Save the children
Mentre Israele mette di fatto al bando 37 organizzazioni umanitarie internazionali attive a Gaza e in Cisgiordania, gli esponenti del governo Netanyahu continuano a considerare i territori palestinesi cosa propria. Gaza? Lì i palestinesi sono nostri “ospiti”. A parlare è il ministro della Cultura, Miki Zohar. Che in un’intervista a all'emittente pubblica Kan, ripresa dal Times of Israel, dice esplicitamente che anche la Striscia, oltre alla Cisgiordania - che chiama Giudea e Samaria - “è nostra. Non siamo occupanti nella nostra terra”.
Già in passato Zohar aveva fatto affermazioni del genere. Questa volta arrivano mentre il premier israeliano era in volo verso Israele, di ritorno dagli Stati Uniti (e sorvolando ancora i cieli italiani) dove ha passato alcuni giorni in compagnia di Donald Trump per discutere dell’attuazione della seconda fase dell’accordo di tregua; una fase che implicherebbe, teoricamente, anche lo stop agli atti ostili in Cisgiordania.
Nel corso dell'intervista, il ministro stava spiegando le ragioni per cui sta prendendo in considerazione l’ipotesi di revocare i finanziamenti all’industria cinematografica israeliana, dopo che il premio Ophir — il massimo riconoscimento del cinema israeliano — è stato assegnato a un film incentrato su un ragazzo palestinese della Cisgiordania a cui viene negato il permesso di entrare in Israele per visitare una spiaggia. Pur ammettendo di non aver visto l’opera, Zohar afferma che il film offrirebbe una rappresentazione negativa dell’Idf e contribuirebbe a descrivere Israele come una potenza occupante.
Intanto è entrato in vigore da ieri - primo gennaio - il ban per le organizzazioni umanitarie che non hanno soddisfatto i requisiti richiesti in termini di “standard di sicurezza e trasparenza”. Tra i colpiti ci sono, tra gli altri, Medici senza frontiere, Save the children, Action Aid, che da anni - e a maggior ragione dal 7 ottobre - offrono assistenza alla popolazione palestinese.
Le richieste di registrazione introdotte da Israele verrebbero respinte per quelle “organizzazioni coinvolte nel terrorismo, nell'antisemitismo, nella delegittimazione di Israele, nella negazione dell'Olocausto, nella negazione dei crimini del 7 ottobre", si legge nella nuova misura introdotta a partire dal primo gennaio 2026. E, com’è noto, nelle maglie larghe della “delegittimazione di Israele” potrebbe rientrare anche ogni piccola critica.
Uno degli aspetti che hanno suscitato maggiori tensioni è la richiesta di dati dettagliati su tutto il personale coinvolto, inclusi profili social e contatti personali. In un Paese dotato di avanzate capacità di sorveglianza come Israele, eventuali prese di posizione critiche pregresse potrebbero comportare il rifiuto o la revoca dell’autorizzazione, in un meccanismo che si scontrerebbe - tra le altre cose - anche con le norme europee sulla privacy e con la libertà di espressione.
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