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21 gennaio, 2026L'Egyptian Relief Committee negli ultimi giorni aveva intensificato le attività sul terreno, concentrandosi sulla realizzazione di un campo destinato agli sfollati. Israele sostiene si trattasse di persone "sospette che stavano usando un drone di Hamas"
Un mezzo riconducibile all’Egyptian Relief Committee, l’organizzazione umanitaria egiziana attiva nella Striscia di Gaza su impulso diretto del presidente Abdel Fattah al-Sisi, è stato colpito da un attacco aereo israeliano nel centro della Striscia. Il bilancio è di 5 vittime, tra cui 3 giornalisti. L’episodio è avvenuto mentre il Comitato stava avviando l’allestimento di un grande campo per sfollati nella zona di Netzarim, nel cuore dell’enclave palestinese.
Il Comitato egiziano di soccorso, pur configurandosi formalmente come organizzazione non governativa, è stato istituito su direttiva della presidenza egiziana come misura umanitaria a sostegno della popolazione palestinese. Operativo dalla metà di ottobre 2025, negli ultimi giorni aveva intensificato le attività sul terreno, concentrandosi in particolare sulla realizzazione di un campo destinato ad accogliere le famiglie colpite dai combattimenti. L’area era descritta come uno spazio sicuro e idoneo ad accogliere le famiglie colpite, dotato di servizi adeguati a garantire un livello minimo di stabilità e una vita dignitosa.
Nelle ore precedenti all’attacco, il Comitato aveva pubblicato sui propri canali social un video che mostrava le ruspe al lavoro per la preparazione delle infrastrutture. Nei suoi messaggi ufficiali, l’organizzazione ribadisce che “l’Egyptian Relief Committee ritiene che l’opera umanitaria sia un dovere nazionale” e che il suo impegno è volto ad “alleviare le sofferenze della popolazione di Gaza e a fornire tutto il supporto e l’assistenza necessari”.
Secondo quanto riferito da media palestinesi e dall’Agence France-Presse, l’automobile colpita dal raid israeliano si trovava nella zona centrale della Striscia. L’agenzia francese ha precisato che tra i 3 giornalisti uccisi figura anche un freelance che in passato aveva collaborato con la Afp.
I media arabi hanno successivamente identificato le vittime come i fotoreporter Abed Shaat e Anas Ghoneim e il corrispondente Muhammad Qashta, che svolgeva anche attività per un’agenzia umanitaria governativa egiziana. Secondo le stesse fonti, i tre stavano filmando un accampamento allestito nella zona di al-Zahra, nella Striscia di Gaza centrale, proprio dall’Egyptian Relief Committee.
Una fonte del Comitato, citata dal quotidiano Qatar Al-Araby Al-Jadeed, ha confermato le notizie, definendo l’attacco un “pericoloso precedente”. Fonti palestinesi riferiscono che i giornalisti viaggiavano a bordo di una jeep di proprietà del Comitato egiziano.
Da parte israeliana, l’esercito ha fornito una versione diversa dell’accaduto. Un portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha dichiarato che i militari hanno individuato “diversi sospetti che stavano usando un drone di Hamas rappresentando una minaccia per le truppe e hanno sparato contro il veicolo”. L’Idf ha aggiunto che “i dettagli sono ancora in fase di analisi”.
Non è stato ancora chiarito se i tre giornalisti uccisi fossero di nazionalità egiziana o palestinese. Intanto, la stampa araba continua a segnalare presunte violazioni israeliane del cessate il fuoco in diverse aree della Striscia di Gaza. Proprio nella mattinata di oggi, mercoledì 21 gennaio, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi era tornato a denunciare pubblicamente le violazioni israeliane della tregua.
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