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21 gennaio, 2026Il regime degli ayatollah starebbe mettendo le mani sulle proprietà e chiudendo le attività commerciali di una serie di imprenditori accusati di aver fomentato i disordini. I media indipendenti denunciano le torture nelle carceri
Al blocco internet che prosegue da ormai più di 300 ore, i manifestanti iraniani hanno risposto con l’hackeraggio di alcuni canali della tv statale. In Iran continua la rivoluzione, nonostante gli occhi del mondo si muovano schizofrenici tra uno scenario geopolitico e l’altro. Il regime degli ayatollah ha risposto alle minacce di Donald Trump su un possibile intervento del tycoon, dicendo che a chiunque osi toccare Ali Khamenei verrà tagliata una mano.
IL SEQUESTRO DI BENI E PROPRIETÀ
Secondo il Financial Times, poi, la repressione avrebbe allargato i suoi confini oltre i manifestanti. Le autorità starebbero infatti sequestrando proprietà e chiudendo attività commerciali collegate a una serie di figure di spicco accusate di aver fomentato i disordini. Martedì 20 gennaio l’ufficio del procuratore generale di Teheran ha fatto sapere che sono stati aperti procedimenti contro 15 personaggi dello sport e del cinema, oltre a 10 firmatari di una dichiarazione diffusa dalla Cinema House, la principale associazione dell’industria cinematografica del Paese. L’ufficio ha lasciato intendere che, in caso di condanna, che le loro proprietà verrebbero utilizzate per risarcire i danni arrecati a beni pubblici e privati.
Secondo la televisione di Stato, 60 attività commerciali sarebbero sostenitrici “dirette o indirette” degli “atti terroristici”. Lunedì 19 gennaio il quotidiano riformista Ham-Mihan è stato chiuso per volere del potere giudiziario. Le autorità sostengono che dietro le proteste ci sarebbero i finanziamenti di Israele e degli Stati Uniti. A tal proposito, è di ieri sera - martedì 20 gennaio - l’avvertimento del portavoce delle forze armate Abolfazl Shekarchi: “Non prestiamo attenzione alle chiacchiere di Trump sulle minacce al leader Ali Khamenei, ma Trump sa bene che l'Iran taglierà qualsiasi mano che si protenderà per aggredire il leader", ha detto, sottolineando che non si tratta solo di uno slogan.
"Daremo fuoco anche al loro mondo e non ci sarà alcun posto sicuro per loro nella regione", ha aggiunto, citato dall’agenzia stampa Tasnim. Le parole di Shekarchi arrivano dopo che il tycoon ha minacciato a più riprese un intervento su suolo iraniano. "Ho dato delle istruzione chiare: se dovesse succedere qualcosa" l'Iran "sarà cancellato dalla faccia dalla terra”, ha detto in un'intervista a NewsNation martedì 20 gennaio.
I canali televisivi hackerati
Il quotidiano israeliano Haaretz riporta come diversi canali televisivi statali iraniani trasmessi dal satellite Badr siano stati hackerati, trasmettendo filmati di proteste e appelli del principe ereditario iraniano in esilio negli Stati Uniti Reza Pahlavi. L’obiettivo dell’operazione era spingere la gente a unirsi alle dimostrazioni e far sì che le forze militari si schierassero dalla parte dei dimostranti. Intanto, Il governo del presidente Masoud Pezeshkian ha promesso il ripristino della rete internet nelle prossime ore.
Le torture su chi ha protestato
Secondo Iran International i manifestanti imprigionati dalle forze del regime starebbero vivendo un inferno all’interno delle carceri. Dopo essere stati obbligati a spogliarsi completamente e a rimanere nudi, sarebbero stati esposti al freddo. Una fonte vicina a uno dei detenuti ha raccontato al media iraniano indipendente che ad alcuni sarebbero state iniettate delle sostanze di composizione sconosciuta, mentre altri sarebbero stati colpiti da getti di acqua fredda.
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