Politica
21 gennaio, 2026Il senatore della Lega è "convinto che a Trump l'idea della Groenlandia piaccia perché la vede grande sulla cartina". E aggiunge: "Da sovranista sto godendo nel vedere dazi asimmetrici"
Claudio Borghi ci ha abituato ad argomentazioni spesso provocatorie. Sulla Groenlandia e sui controdazi su cui sta ragionando l’Unione europea, questa volta dice: “Se veramente fosse un gran tesoro, sarebbero i groenlandesi i primi a dire che vogliono l'indipendenza. Ma uno vuole l'indipendenza quando paga per gli altri, loro invece sono sussidiati in tutto, ed è normale che lo siano. Poverini, sono in 50 mila in un posto oggettivamente inospitale. L'utilità della loro terra in questo momento è solo la pesca del merluzzo, ma lasciategliela a Trump. Io sono abbastanza convinto - dice il senatore della Lega intervenendo a Radio Cusano Campus - che a Trump l'idea della Groenlandia piaccia perché la vede grande sulla cartina, secondo me è rimasto fregato in parte dalle proiezioni di Mercatore”.
Nel mezzo del dibattito sulle contromisure da prendere a Bruxelles, in risposta all’annuncio di dazi aggiuntivi di Trump, Borghi spiega: “Fortunatamente stiamo evitando di fare cose stupide, ora speriamo di opporci anche ai controdazi. Il dazio non puoi metterlo al tuo cliente: lo puoi applicare solo se sei cliente. Vuoi vendermi i tuoi prodotti? Allora ti applico una sovrattassa. E altra cosa, io da sovranista sto godendo nel vedere dazi asimmetrici. Mentre l'Unione europea per mettere i dazi a qualcuno deve decidere in accordo perché siamo un'unione doganale, gli Stati Uniti possono scegliere quanto mettere ad ognuno, e questa cosa ovviamente a me piace tantissimo perché è l'inizio della fine dell'Unione europea”.
Mentre gli osservatori europei, quasi all’unanimità, convengono sul fatto che una guerra commerciale non sia un bene per nessuno - né per gli Stati Ue né per gli Stati Uniti -, Borghi invece sostiene che i dazi possano “essere un’opportunità” e “molti si sono messi a sghignazzare”.
Ecco la spiegazione: “I dazi asimmetrici sono un'opportunità, perché se i dazi sul vino francese vanno al 200%, i nostri produttori di vino, secondo voi, sono tristi oppure si bevono una di quelle buone? Perché significa che noi dovremmo vendere anche per i francesi agli americani - conclude Borghi -. Bisogna investire nella domanda interna: perché cercare la benevolenza degli americani quando avrei 300 milioni di possibili clienti, che sono i cittadini europei, che in questo momento non stanno comprando nulla perché ci sono le regole tali per cui non puoi spendere e investire?”.
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