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22 gennaio, 2026In caso di vincita del sì, il presidente statunitense offrirebbe un milione di dollari a ogni abitante. La Danimarca ribadisce: "Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici, ma non possiamo negoziare la nostra sovranità"
Sulla Groenlandia, Donald Trump sembra aver fatto un passo indietro, ma le mire di Washington non sono svanite. L'inquilino della Casa Bianca ha fatto sapere che gli Stati Uniti stanno valutando un possibile accordo e ha escluso l’uso della forza per prendere il controllo dell’Isola. Nella giornata di ieri, mercoledì 21 gennaio, al centro della questione c'è stato l'incontro tra l'inquilino della Casa Bianca e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, definito da entrambe le parti come “ottimo” e “produttivo”. Rutte ha anticipato però di non aver discusso della sovranità danese sulla Groenlandia durante il confronto.
Il post di Trump dopo l'incontro
Su Truth Donal Trump ha parlato di una “soluzione molto vantaggiosa per gli Stati Uniti d’America e per tutte le nazioni della Nato”. “Alla luce di questa intesa - si legge - non imporrò i dazi che erano previsti entrare in vigore il 1° febbraio”. Ma i contorni degli accordi restano per ora ancora sfumati: “Ulteriori informazioni saranno rese disponibili man mano che i colloqui procederanno”, ha scritto il tycoon.
La posizione della Danimarca
Intanto, la Danimarca ha ribadito di non essere disposta a negoziare la sua sovranità sull’Isola. “Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità”, ha detto la premier Mette Frederiksen. È stato lo stesso Rutte, rispondendo al canale americano Fox News che gli chiedeva se la Groenlandia sarebbe rimasta sotto la sovranità danese in base all’accordo delineato, a rispondere che l'argomento non era stato “discusso con il presidente”. Nella giornata di oggi - giovedì 22 gennaio - il premier del Regno Unito Keir Starmer dovrebbe incontrare Frederiksen.
Stando a quanto riporta il sito americano Axios, gli Stati Uniti avrebbero abbandonato le loro mire di sovranità sull’Isola. Il piano includerebbe, piuttosto, l’aggiornamento dell’“Accordo di difesa della Groenlandia del 1951 tra Usa e Danimarca, che consentiva agli Stati Uniti di costruire basi militari sull'isola e di istituire "aree di difesa" se la Nato lo ritenesse necessario. Include anche sezioni sul rafforzamento della sicurezza in Groenlandia e sull'attività della Nato nell'Artico, nonché ulteriori lavori sulle materie prime. La proposta prevede anche disposizioni sul posizionamento del Golden Dome, il sistema di difesa antimissile Usa, in Groenlandia e sul contrasto alle "influenze esterne maligne" di Russia e Cina.
Le indiscrezione sull'accordo
Secondo la stampa anglofona, tra cui anche il New York Times, quello proposto da Rutte sarebbe un compromesso in grado di mettere d’accordo anche la Danimarca. Il piano prevederebbe la cessione agli Stati Uniti della sovranità su piccole porzioni di territorio groenlandese, dove potrebbero costruire basi militari. Il Nyt paragona la situazione a quella delle basi della Gran Bretagna a Cipro, considerate territorio britannico, simile anche al “modello Guantanamo”, la base navale concessa con un prestito perpetuo nel 1903 dal governo di Cuba agli Stati Uniti.
C’è anche l'ipotesi di chiedere al popolo groenlandese di esprimersi sulla questione, com’è stato fatto con il referendum consultivo del 2008, a seguito del quale l’Isola ha ottenuto il diritto di controllare le proprie risorse (petrolio, gas, oro, diamanti, uranio, zinco, piombo) e il groenlandese è diventata la lingua ufficiale del territorio.
Adesso una nuova chiamata alle urne sembrerebbe un’opzione. Nel confronto trasmesso dalla Bbc tra la ministra groenlandese Naaja Nathanielsen e il repubblicano Andy Ogles, membro della Camera dei Rappresentanti per il Tennessee, Nathanielsen sottolineava come la questione dell’indipendenza dalla Danimarca fosse un tema da affrontare tra le due parti coinvolte, “un dialogo che deve essere fatto tra di noi. Non vogliamo essere americani, e siamo stati abbastanza chiari su questo”. Dal canto suo, Ogles sosteneva che se oggi ci fosse un referendum a riguardo “il popolo della Groenlandia chiederebbe a stragrande maggioranza l’indipendenza dalla Danimarca”. A quel punto, la ministra groenlandese ha risposto: “C’è stato un sondaggio l’anno scorso, che ha dimostrato come all’interno del Regno ci sia una sorprendente solidarietà, certo vogliamo una maggiore autodeterminazione, ma la vogliano all’interno del Regno di Danimarca”.
Secondo il quotidiano britannico Daily Mail, il presidente americano Donald Trump starebbe valutando la possibilità di offrire a ciascuno dei 57.000 abitanti della Groenlandia un milione di dollari, se la popolazione dell’isola votasse per entrare a far parte degli Stati Uniti. Il piano di Trump prevedrebbe che l’Isola accetti di indire un referendum e che l’adesione agli Stati Uniti superi il 60%, per procedere all’esborso. “Sebbene il piano sembri assurdo, il prezzo è una frazione dei 595 miliardi di sterline (798,8 miliardi di dollari) che gli Stati Uniti spendono ogni anno per la difesa”, sottolinea il giornale.
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