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18 marzo, 2026Le frasi sono contenute in un cablò riservato del dipartimento di Stato americano, visionato dal Washington Post. Solo ieri il premier israeliano ha invitato gli iraniani a scendere in piazza e a dare la spallata definitiva alla Repubblica islamica
Da una parte c’è Benjamin Netanyahu, che un giorno sì e l’altro pure - l’ultima volta ieri (17 marzo) - invita gli iraniani a scendere in piazza e dare la spallata finale al regime; dall’altra ci sono alti funzionari israeliani che, come si legge in un cablò del dipartimento di Stato americano visionato dal Washington Post, sono convinti che i manifestanti “verrebbero massacrati”.
Il giorno stesso dell’attacco, nel suo primo discorso televisivo, il premier israeliano aveva affermato che il suo Paese "colpirà duramente il regime terroristico e creerà le condizioni che consentiranno al coraggioso popolo iraniano di liberarsi dal giogo di questo regime omicida”. Le parole sono praticamente le stesse usate da Donald Trump, ma il presidente Usa su questo fronte negli ultimi giorni si è mostrato più cauto.
Ma c’è un altro elemento interessante che emerge dal cablò riservato visionato dal Wp. E cioè che i funzionari israeliani pensano che il regime iraniano "non sta cedendo" ma che è anzi disposto a "combattere fino alla fine" nonostante l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei il 28 febbraio e la continua campagna di bombardamenti israelo-americani.
Durante le manifestazioni anti-governative di inizio anno, il regime degli ayatollah ha ucciso migliaia di persona: oltre 30 mila solo nei primi due giorni, secondo alcuni fonti. Se un gran numero di iraniani dovesse tornare in piazza, i funzionari israeliani affermano che "la gente verrà massacrata" perché il Corpo delle Guardie rivoluzionarie, la principale forza militare iraniana, "ha il sopravvento", secondo quanto riportato nel cablogramma.
Il cablogramma riportava una sintesi dei recenti colloqui avvenuti mercoledì e giovedì tra funzionari statunitensi e alti rappresentanti israeliani del Consiglio di sicurezza nazionale, del Ministero della Difesa e del Ministero degli Affari Esteri. Il contesto è quello in cui il principe ereditario iraniano in esilio, Reza Pahlavi, ha invitato la popolazione iraniana a scendere in piazza nel corso della settimana per celebrare l’antica festività persiana del fuoco, Chaharshanbe Suri.
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