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28 gennaio, 2026Il premier israeliano ha ribadito l'intenzione di impedire la creazione di uno Stato palestinese. Nonostante la tregua, continua ad aumentare il numero di vittime nella Striscia
Mentre la folla saluta il corteo funebre che accompagna l’ultimo ostaggio israeliano recuperato a Gaza, Benjamin Netanyahu ribadisce che lo stato ebraico controllerà la sicurezza del territorio “dal Giordano al mare”. L'intenzione del governo israeliano continua a essere quella di impedire la creazione di uno Stato palestinese. Il primo ministro ricorda ai giornalisti: “Credo che sappiate tutti che la persona che ha ripetutamente bloccato la creazione di uno Stato palestinese sono io”. Netanyahu aggiunge che proseguiranno le operazioni per “smantellare le armi di Hamas e smilitarizzare Gaza da armi e tunnel”.
il bilancio dei morti
Intanto, cresce il bilancio dei morti nella Striscia. Sono 71.662 le vittime dall'inizio del conflitto, secondo quanto riferiscono le autorità sanitarie di Gaza che riportano come - a causa del freddo - un bambino di 12 giorni è morto nelle ultime 24 ore, portando a 11 il numero totale dall'inizio dell'inverno. Anche l’Unicef segnala che i bambini morti dopo il cessate il fuoco di ottobre siano ormai più di 100.
L'agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia afferma anche di essere riuscita, per la prima volta in due anni e mezzo, a consegnare kit scolastici con materiale didattico a Gaza, dopo che erano stati precedentemente bloccati dalle autorità israeliane durante la guerra con Hamas. L'Unicef starebbe potenziando il suo programma di istruzione per aiutare i bambini in età scolare. L'insegnamento si svolgerà principalmente nelle tende a causa della diffusa devastazione degli edifici scolastici nell'enclave durante la guerra.
Le accuse a Joe Biden
È di ieri, martedì 27 gennaio, l’accusa di Netanyahu verso l’amministrazione di Joe Biden di essere corresponsabile della morte di soldati israeliani durante la guerra a Gaza, sostenendo che un “embargo” americano sulle forniture di armi abbia causato una carenza di munizioni sul campo. In conferenza stampa, il premier ha affermato che Israele ha pagato “prezzi molto alti” in termini di vite umane e che “gli eroi sono caduti” perché “a un certo punto non avevamo abbastanza munizioni”, aggiungendo che “parte di quella mancanza di munizioni era dovuta all’embargo”. Il primo ministro ha precisato che la situazione si è sbloccata solo con l’insediamento di Donald Trump e ha ribadito l’intenzione di trasformare il rapporto con Washington “dagli aiuti alla partnership”, puntando su un’industria bellica nazionale più forte per evitare in futuro di “restare senza armi o munizioni”.
Vicini alla riapertura del valico di Rafah
Il valico di Rafah, al confine tra Gaza ed Egitto, dovrebbe riaprire nei “prossimi giorni”, secondo quanto riferiscono i media israeliani. Per entrare, sarà necessario sottoporsi a controlli di sicurezza molto più rigorosi, ha riferito la radio dell’esercito israeliano. Tutti i viaggiatori dovranno innanzitutto ottenere l’approvazione delle autorità egiziane e, per chi entra a Gaza, sono previsti screening di sicurezza da parte di Israele. Il sito di informazione israeliano Walla ha citato un funzionario dell’esercito secondo cui il valico di Rafah, rimasto in gran parte chiuso da maggio 2024, dovrebbe riaprire in entrambe le direzioni domenica 1 febbraio. Al momento non è arrivata alcuna conferma ufficiale dal governo israeliano.
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