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8 gennaio, 2026Sfumate le tensioni e le minacce militari degli scorsi giorni, possibile trilaterale con la presidente incaricata del Venezuela
Dopo le minacce, il disgelo. “Parlare con lui è stato un grande onore”: è bastata una telefonata per far tornare, almeno all’apparenza, la quiete tra Donald Trump e Gustavo Petro. Nei giorni scorsi il tycoon aveva individuato la Colombia e il suo presidente come potenziali obiettivi militari per un attacco da Venezuela-bis (“si guardi il di dietro”, aveva detto dal suo Air Force One). Come prossimo step, dopo la chiamata avvenuta nella notte tra il 7 e l’8 gennaio, un possibile faccia a faccia: “Ho apprezzato il tono, non vedo l’ora di vederlo in un prossimo futuro”, ha scritto Trump sul suo social Truth. “L’incontro sarà alla Casa Bianca, a Washington. Dei preparativi si occuperanno il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri della Colombia (Rosa Yolanda Villavicencio, ndr)”.
“Se non si dialoga, ci sarà la guerra: ce lo ha insegnato la storia della Colombia”, ha spiegato a sua volta Petro, rivolgendosi alla Nazione da Bogotà. Il colombiano aveva convocato i concittadini in piazza per lanciare un segnale sulla crisi diplomatica con gli Stati Uniti, così tesa da portarlo qualche giorno fa ad annunciare di essere pronto a “riprendere le armi”. Poi, quasi un’ora di chiarimenti e le rassicurazioni alla popolazione: “Abbiamo parlato del Venezuela e della lotta al narcotraffico”. Una questione che alla fine ha messo d’accordo i due, con Petro fiero dei risultati ottenuti durante la sua carriera politica. “La sostituzione volontaria delle coltivazioni (di coca, ndr.) dà più risultati rispetto alla sostituzione forzata con il glifosato. Ho rischiato la vita per 20 anni combattendo contro potenti narcotrafficanti e politici loro alleati. Molte delle figure arrivate nello Stato della Florida e a Washington hanno rapporti con i cartelli”.
L'opzione trilaterale
Più che un vis-à-vis, c’è la possibilità che l’incontro si svolga come “dialogo trilaterale”. Petro ha annunciato di aver promosso l’idea per includere Delcy Rodríguez, presidente incaricata del Venezuela dopo la cattura di Nicolas Maduro. “Due giorni fa ho parlato anche con lei. La conosco dall'inizio di tutta questa vicenda e l'ho invitata qui. Dobbiamo parlarne con Washington”.
Resta per ora solo un proposito, visto che lo stesso capo di Stato colombiano sente di non poter ancora “abbassare la guardia”. Qualche giorno fa il Dipartimento di Stato americano gli aveva revocato il visto e citato come motivazioni “il suo carattere sprovveduto e incendiario”. E adesso la Casa Bianca può essere invece la sua prossima meta.
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