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10 febbraio, 2026Misure simili erano state adottate l'ultima volta prima dell'operazione Rising lion. Oggi Netanyahu negli Stati Uniti per un vertice con Trump. Il capo dell'areonautica di Teheran: "Risposte decisa in caso di raid". Intanto vanno avanti i colloqui in Oman
Il crinale tra trattative ed escalation, tra Iran e Stati Uniti, è molto sottile. Se da un lato Teheran continua a stare al tavolo dei colloqui e a dirsi disponibile a diluire l’arricchimento dell’uranio in cambio della revoca alle sanzioni americane, dall’altro sceglie di sigillare tutti gli ingressi dei tunnel del sito nucleare di Isfahan. Un possibile segnale di preoccupazione per eventuali raid sul sito, secondo il Times of Israel. Anche perché misure simili l’ultima volta erano state predisposte alla vigilia dell’operazione Rising Lion.
Secondo l’istituto per la Scienza e la sicurezza internazionale di Washington, due ingressi di Isfahan sono completamente sigillati, mentre un terzo presenta anche “ulteriori misure di difesa passiva”. In più, è da giorni che non si vedono camion in ingresso e in uscita. "Riempire gli ingressi dei tunnel contribuirebbe a smorzare qualsiasi potenziale attacco aereo - spiegano - e renderebbe anche difficile l'accesso via terra in caso di un raid delle forze speciali per sequestrare o distruggere l'uranio altamente arricchito eventualmente contenuto al suo interno. Preparativi come questi sono stati osservati l'ultima volta nei giorni precedenti l'operazione Midnight Hammer che ha colpito gli impianti di Fordow, Natanz ed Isfahan", afferma l'istituto. L'impianto di Isfahan era noto principalmente per la produzione di gas di uranio che viene immesso nelle centrifughe per essere centrifugato e purificato.
Mentre vanno avanti i colloqui in Oman, il capo dell’aeronautica militare di Teheran, Bahman Bahmard, ha detto che l'aviazione iraniana “è pienamente pronta e risponderà in modo deciso e definitivo in caso di attacco. Bahmard ha affermato che “la vasta esperienza dei 12 giorni di guerra con Israele ci ha aiutato a riabilitare la nostra capacita' di combattimento”. Al contempo, i vertici dell'esercito iraniano hanno sottolineato che “le forze affronteranno con forza le minacce e risponderanno in modo completo e deciso a qualsiasi aggressione”.
Nel giorno in cui Benjamin Netanyahu volerà negli Stati Uniti, oggi - 10 febbraio - il portavoce del ministro degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, lancia un altro appello a Washington affinché resista alle “influenze distruttive” da parte di Israele: “L'Iran sta negoziando con gli Stati Uniti ed è la Casa Bianca che dovrebbe decidere di agire in modo indipendente dalle pressioni esterne, in particolare da Israele, che ignora gli interessi regionali e persino americani - dichiara in conferenza stampa -. Israele è una fonte di insicurezza e si è opposto a qualsiasi mossa diplomatica nella regione che possa portare alla pace".
Il viaggio di Netanyahu negli Usa era programmato per domani ma sarebbe stato anticipato "con l'obiettivo di influenzare i negoziati con l'Iran", dice un funzionario israeliano al Times of Israel. "Il primo ministro Netanyahu ritiene che qualsiasi accordo non debba solo impedire all'Iran di tentare di riarmarsi con armi nucleari ed eliminare ogni possibilità di arricchimento dell'uranio", continua il funzionario, "ma anche limitare i missili balistici e garantire la cessazione del sostegno e del finanziamento al terrorismo da parte dell'asse del male".
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