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16 febbraio, 2026Il governo spagnolo ha annunciato un investimento 23 miliardi di euro l’anno, tra risorse pubbliche e private, per costruire nuove abitazioni a prezzi accessibili
La Spagna prova a mettere un tetto alla crisi abitativa. E lo fa con un fondo che promette di fare da leva all’emergenza casa: 23 miliardi di euro l’anno, tra risorse pubbliche e private, per costruire 15 mila abitazioni a prezzi accessibili. Si chiama "España Crece”, il nuovo fondo sovrano presentato dal presidente Pedro Sánchez, che promette di renderlo il più ampio strumento finanziario mai messo in campo per stimolare la crescita e affrontare diversi problemi, a partire da quello delle abitazioni popolari. Con un motto: “Costruire, non speculare”.
Il fondo è gestito dall’Instituto de Crédito Oficial (Ico) e partirà con una dotazione pubblica di 13,3 miliardi provenienti dal piano di recupero europeo NextGenerationEu (10,5 mld in prestiti non utilizzati e 2,8 in trasferimenti). Ma l’ambizione è più ampia: mobilitare fino a 23 miliardi per la sola politica abitativa e, nel medio periodo, moltiplicarli per arrivare a 120 miliardi complessivi su nove settori strategici, dalla casa all’energia passando per acqua e digitalizzazione. “La mancanza di finanziamenti non può essere un collo di bottiglia”, ha detto Sánchez, parlando di un “tappeto rosso” per gli investitori privati disposti a costruire sotto i prezzi di mercato. L’idea è condividere il rischio e coprire quei “vuoti” dove il credito tradizionale non arriva.
Già nel 2025 il governo aveva annunciato un piano simile per l'emergenza abitativa. Adesso, però, l’esecutivo punta a uno strumento fisso, non legato alle scadenze dei fondi europei del NextGenerationEu. E a una collaborazione strutturale pubblico-privato. L’obiettivo dichiarato è chiudere il “deficit abitativo” che pesa sulle grandi città, dove affitti e prezzi di acquisto hanno superato la crescita dei salari.
L’opposizione del Partido Popular, col vice segretario economico Alberto Nadal, parla di “fumo” e lo considera un “espediente” per evitare di restituire ulteriori fondi europei. Ma soprattutto: mette in dubbio la capacità dell’Ico di mobilitare 120 miliardi senza invadere il terreno delle banche private. Il governo rivendica invece una scelta strategica: usare la leva finanziaria per “espandere l’offerta” e “riportare l’edilizia pubblica” al centro del Paese.
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