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20 febbraio, 2026Articoli correlati
Il provvedimento presentato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez punterebbe alla riconciliazione nazionale, ma le associazioni per i diritti umani ritengono che siano necessari organi indipendenti che supervisionino il rilascio dei prigionieri
Il Parlamento venezuelano ha approvato all’unanimità, in seconda e definitiva lettura, la legge di amnistia per la convivenza democratica, al termine di una lunga mediazione tra la maggioranza chavista e la minoranza dell’opposizione. Il via libera è arrivato dopo una serie di emendamenti condivisi che hanno sbloccato lo stallo che ha caratterizzato la scorsa settimana.
Il provvedimento, presentato alla fine di gennaio 2026 dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, mira a promuovere la riconciliazione nazionale e riguarda persone processate o condannate per reati legati a eventi politici, dal primo gennaio 1999 in poi, compreso quindi anche il tentato colpo di Stato dell’aprile 2002. Già dopo l’attacco statunitense - a inizio gennaio - il regime venezuelano aveva iniziato a liberare alcuni prigionieri, tra cui il cooperante italiano Alberto Trentini, detenuto per più di un anno senza accuse formali. "Dobbiamo saper chiedere e ricevere perdono. Questa legge apre una porta straordinaria affinché il Venezuela si riunisca"- ha commentato Rodríguez - "Ci stiamo allontanando dall'intolleranza e stiamo aprendo nuove strade alla politica in Venezuela". La presidente ha descritto la legge come un "passo storico verso la pacificazione" e ha indicato che l'obiettivo è che il Paese impari a "vivere insieme in modo democratico e pacifico".
Il testo definitivo della legge di amnistia approvato dal Parlamento è stato ampliato da 13 a 16 articoli. Tra i passaggi più controversi figura l’articolo 7, riformulato e approvato all’unanimità, che consente agli esiliati di regolarizzare la propria posizione tramite un pubblico ministero o un avvocato, impedendo ai giudici di disporre l’arresto una volta avviati le pratiche. L’articolo 8 estende inoltre a 13 gli eventi amnistiabili, escludendo esplicitamente la ribellione militare. L’articolo 9 definisce invece i reati esclusi dal beneficio, tra cui gravi violazioni dei diritti umani, omicidio volontario, traffico di droga, corruzione e azioni armate straniere contro la sovranità nazionale.
L'approvazione, però, non ha sciolto le diffidenze di tutte le forze politiche. La deputata dell’opposizione Nora Bracho ha espresso riserve sul testo finale, perché comunque la liberazione dei detenuti dovrà essere valutata caso per caso dalle autorità giudiziarie che costituiranno una commissione speciale di monitoraggio. Anche se, come ha ammesso Bracho, la legge contribuirà a "mitigare le sofferenze di molti venezuelani". Il collega Pablo Pérez ha chiesto l’inclusione dei sindacalisti arrestati durante le proteste sul lavoro e perseguiti in base alla legge contro l’odio, richiesta respinta dal presidente del Parlamento Jorge Rodríguez.
La legge entrerà in vigore dopo la promulgazione e la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Anche dopo la destituzione di Maduro, catturato dalle forze americane il 3 gennaio scorso, molte organizzazioni umanitarie segnalano come la repressione contro gli oppositori non si sia mai davvero interrotta. Per questo hanno chiesto che la liberazione dei prigionieri politici inclusi nell’amnistia avvenga con la supervisione di una commissione indipendente.
Guanipa di nuovo in libertà
Poche ore dopo l'approvazione della nuova legge, l'oppositore venezuelano Juan Pablo Guanipa, stretto collaboratore della Nobel per la Pace María Corina Machado, ha confermato sui social di aver recuperato la "piena libertà". L'ex deputato, tuttavia, ha criticato duramente la nuova legge: "È un testo farsa volto a ricattare molti venezuelani innocenti ed escludere molti dei nostri fratelli e sorelle che rimangono ingiustamente dietro le sbarre", ha dichiarato. Scarcerato una prima volta l'8 febbraio dopo aver trascorso nove mesi dietro le sbarre per "cospirazione", Guanipa era stato arrestato di nuovo dopo due ore con l'accusa di aver violato i termini della sua libertà condizionata e da allora si trovava ai domiciliari.
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