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13 marzo, 2026Dopo lo stop ai visti per i palestinesi voluto da Trump, uno dei protagonisti del film in gara agli Oscar non potrà entrare negli Stati Uniti: "Sarò lì con lo spirito. La nostra storia è più grande di ogni ostacolo e verrà ascoltata”
Il paradosso, se così si può chiamare, sta tutto qui: essere nominato come miglior film straniero agli Oscar ma non poter andare alla cerimonia, in programma il prossimo 15 marzo al Dolby Theatre di Los Angeles. Succede che Motaz Malhees, uno dei protagonisti de “La voce di Hind Rajab”, non potrà entrare negli Stati Uniti per lo stop dei visti per i cittadini palestinesi voluto da Donald Trump.
La denuncia è arrivata dal diretto interessato con un post su Facebook, in cui ha annunciato che non gli "è permesso entrare negli Stati Uniti perché sono un cittadino palestinese. Fa male ma questa è la verità", scrive l’attore. Che aggiunge: "Puoi bloccare un passaporto, ma non una voce. Sono palestinese e resto in piedi con orgoglio e dignità. Sarò lì con lo spirito. La nostra storia è più grande di ogni ostacolo e verrà ascoltata”.
Vincitore del Leone d’Argento all’82ª Mostra del Cinema di Venezia, “La voce di Hind Rajab” riporta lo spettatore al 29 gennaio 2024, quando i volontari della Mezzaluna Rossa ricevono una telefonata di emergenza. Dall’altra parte della linea c’è una bambina di sei anni, intrappolata in un’auto sotto attacco a Gaza, che implora di essere salvata.
Mentre cercano di tenerla al telefono il più a lungo possibile, i soccorritori tentano di coordinare l’arrivo di un’ambulanza. Il suo nome era Hind Rajab. Alla Mostra di Venezia la proiezione ha suscitato una reazione fortissima in sala, accolta da oltre venti minuti di applausi. Un impatto emotivo amplificato anche dalla scelta della regista tunisina di inserire nel film la vera registrazione della telefonata, restituendo allo spettatore tutta la drammaticità di quei momenti.
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