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18 marzo, 2026“Il sangue di Ali Larijani e degli altri amati martiri sarà vendicato", dicono i vertici della Repubblica islamica. Usa: "Colpiti siti missili antinave vicino allo Stretto di Hormuz"
L’hanno definita la “vendetta per la morte di Ali Larijani”, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale ucciso ieri - 17 marzo - dai raid israeliani e americani. Nella notte, Teheran ha lanciato diversi attacchi su Israele e su altri Paesi della regione. Bombe a grappolo sparate contro Tel Aviv hanno ucciso almeno due persone. Il capo dell’esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha dichiarato che la morte del capo della sicurezza della Repubblica Islamica, Ali Larijani, sarà vendicata. “Il sangue puro di (Ali Larijani) e degli altri amati martiri sarà vendicato”, ha dichiarato in una dichiarazione pubblicata dall’agenzia Tasnim.
Non solo Israele. Nella notte Teheran è tornata a colpire altri Paesi del Golfo - dall’Arabia Saudita al Kuwait fino al Qatar - ed è stata attaccata nuovamente l’ambasciata statunitense a Baghdad. “Un drone ha colpito direttamente l’ambasciata”, ha riferito un funzionario della sicurezza iracheno, senza specificare se ci siano stati danni. Nella mattinata di oggi - 18 marzo - sono state udite almeno quattro esplosioni a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove c’è anche la base militare italiana presa di mira negli scorsi giorni.
Dal canto suo, Israele ha dichiarato di aver colpito ieri sera diversi quartier generali militari iraniani a Teheran. Secondo le Forze di Difesa Israeliane, tra gli obiettivi figuravano il quartier generale di un'unità di sicurezza del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, "responsabile della gestione delle proteste"; un centro di manutenzione delle forze di sicurezza interne; e un quartier generale delle forze missilistiche balistiche iraniane. L'esercito afferma di aver colpito anche diversi sistemi di difesa aerea iraniani durante l'ondata di attacchi, "per ampliare la superiorità aerea dell'aeronautica militare sui cieli iraniani”. Ma anche Beirut è stata più volte bombardata nelle ultime ore: prima nella notte, con almeno sei morti e 24 feriti, e poi poco dopo le 7 (ora italiana) con un raid senza preavviso nel centro della capitale libanese.
E anche Hormuz continua a essere teatro di guerra. “Le forze statunitensi hanno impiegato con successo diverse munizioni a penetrazione profonda da 5.000 libbre contro siti missilistici iraniani fortificati situati lungo la costa iraniana, in prossimità dello Stretto di Hormuz. I missili da crociera antinave iraniani presenti in questi siti rappresentavano un pericolo per la navigazione internazionale nello stretto”, ha scritto su X il Comando centrale americano.
Intanto Donald Trump, dopo aver criticato la Nato - “Ingrata”, “Facciamo da soli” - per la cautela riguardo un intervento militare diretto per sbloccare lo Stretto di Hormuz, ha deciso di inviare nella regione oltre duemila Marines. Segno, secondo alcuni media, di una possibile azione di forza. Per il presidente Usa, come ha ribadito ieri in una telefonata con il Corriere della Sera, Washington sta “stravincendo” e “non ci vorrà molto tempo” per mettere fine a questa guerra.
Per il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, invece, l’uccisione di Larijani non infliggerà un colpo fatale alla Repubblica islamica. "Non capisco perché americani e israeliani non abbiano ancora compreso questo punto: la Repubblica Islamica dell'Iran ha una solida struttura politica con istituzioni politiche, economiche e sociali consolidate - ha dichiarato il capo della diplomazia iraniana durante un’intervista con al Jazeera -. La presenza o l'assenza di un singolo individuo non intacca questa struttura. Certo, gli individui sono influenti e ognuno svolge il proprio ruolo ma ciò che conta è che il sistema politico in Iran e' una struttura molto solida”.
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