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22 marzo, 2026Secondo alcune ricostruzioni, dietro le scorciatoie elettorali dell'ex capo di governo ci sarebbe Black Cube, fondata da ex elementi dell’esercito e dei servizi dello Stato ebraico
Alle 7 in punto, in Slovenia, si è riaperta la serranda democratica. La corsa elettorale per le parlamentari è data per serrata tra il Movimento per la libertà del premier uscente Robert Golob e l’Sds dell’ex tre volte primo ministro Janez Janša. Gli elettori sono poco meno di 1,7 milioni e i deputati da scegliere sono 90, con una soglia di sbarramento al 4% e due seggi riservati alle minoranze italiana e ungherese. I sondaggi, però, descrivono un Paese spaccato e nessuno dei due blocchi sembra destinato a governare da solo.
Janša torna a essere l’incognita dell’Europa, soprattutto per ciò che una sua rimonta significherebbe nel quadro dei nazionalismi continentali. Il New York Times lo descrive come un populista di destra, ammiratore di Trump, entrato nella campagna con buone chance ma frenato negli scorsi giorni da un caso che ha riscritto l’ultima settimana elettorale: l’accusa che il suo partito abbia ingaggiato Black Cube, agenzia privata israeliana, per una manovra in un sistema condizionato da “trucchi sporchi” - scrive il Times - contro il governo.
La miccia sarebbero alcuni video e registrazioni compromettenti che hanno invaso la fine della campagna. Conversazioni in cui persone vicine al governo sembrano vantarsi di contatti e scorciatoie elettorali. I protagonisti sostengono di essere stati ripresi a loro insaputa e che il materiale sia stato manipolato; secondo ricostruzioni giornalistiche e un’ong, dietro la produzione ci sarebbe appunto Black Cube, fondata da ex elementi dell’esercito e dei servizi israeliani. I servizi sloveni avrebbero poi confermato viaggi e contatti, e Janša - dopo aver negato - avrebbe ammesso almeno un incontro con un esponente dell’azienda, sostenendo che si è parlato di altro.
Golob sostiene che si tratti di una minaccia ibrida e ha chiesto attenzione europea. È arrivata quella di Macron - citato dal Nyt - che ha sposato la lettura dell’interferenza. Janša non è nuovo a una politica di frizione: negli anni al potere ha trasformato i media in un campo di battaglia, tagliando fondi e cercando di spostare l’ecosistema informativo su canali amici e vicini a Orbán.
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