Mondo
4 marzo, 2026Finora gli Stati Uniti non hanno richiesto l'utilizzo delle basi militari sparse nella penisola. Il Muos di Niscemi è (come sempre) in attività, a Sigonella negli ultimi giorni si è registrato un via vai più intenso del solito. Il M5s: "Il governo chiarisca"
L’Italia finora non è coinvolta direttamente nella guerra contro l’Iran. Non ha inviato navi e mezzi nella regione, come fatto invece dalla Francia di Emmanuel Macron, ma non ha neanche escluso - come il premier spagnolo Pedro Sánchez - l’utilizzo delle basi americane sparse lungo la penisola. Ma se dovesse arrivare un’esplicita richiesta statunitense, il governo sarebbe pronto a valutarla.
In realtà, gli Stati Uniti stanno già sfruttando la propria presenza nella penisola. Negli scorsi giorni, infatti, un’attività più intensa del solito si sarebbe registrata a Sigonella, che è la principale base dell’Alliance ground surveillance della Nato, che utilizza droni per la sorveglianza terrestre come i Global Hawk e i Phoenix. A qualche chilometro di distanza, a Niscemi, c’è invece l’antenna Muos, che tutela le missioni militari americane all’estero.
Negli scorsi giorni i siti di monitoraggio come Flygthradar e AirNav hanno registrato un volo, partito dalla base americana di Souda, a Cipro, e arrivato a Sigonella. Nelle primissime ore di sabato, invece, poco prima che venisse lanciato l’attacco contro l’Iran, dalla base di Sigonella è decollato un Boeing Poseidon, il principale aereo da pattugliamento e ricognizione in dotazione agli Stati Uniti, impiegato anche per operazioni antisommergibile. Il velivolo ha quindi fatto rotta verso Sud-Est.
Sull’eventuale coinvolgimento di Sigonella nella guerra in Medio Oriente è intervenuto il Movimento 5 stelle: "Apprendiamo con enorme ansia e preoccupazione che la base di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi siano utilizzate nell'ambito delle operazioni di guerra contro l'Iran. La Sicilia è da sempre una terra di pace e di dialogo fra i popoli e non può essere usata come base per condurre aggressioni e conflitti - ha detto l’eurodeputato pentastellato Giuseppe Antoci -. Il governo italiano chiarisca, perché così la sicurezza di tutti i cittadini siciliani è potenzialmente a rischio”.
E il gruppo 5 stelle all’Assemblea regionale siciliana presenta un’interrogazione per fare “piena luce” sull’impiego operativo dell’'aeroporto di Trapani-Birgi. L'ha presentata questa mattina - 4 marzo - la deputata regionale trapanese del M5s Cristina Ciminnisi, in virtù della "crescente tensione internazionale e del ruolo strategico - osserva - che le basi siciliane rivestono nel Mediterraneo”. "Quando l'aeroporto di Trapani-Birgi, qualche mese fa, è stato scelto come polo mondiale di addestramento per piloti F-35, il governo siciliano è rimasto in silenzio assoluto - dice Ciminnisi -. Oggi, con l'aumento delle tensioni in Medio Oriente e l'attivismo delle basi siciliane (Sigonella e Muos di Niscemi), non possiamo più accettare alcun silenzio”.
Sul coinvolgimento italiano - compreso l’eventuale utilizzo delle basi americane - e sull’aiuto ai Paesi del Golfo, domani il ministro della Difesa Guido Crosetto riferirà alle Camere: "Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l'utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d'intesa Italia-Usa del 1995 - ha scritto Crosetto su X -. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l'esigenza di modificarle".
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