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2 marzo, 2026La "terza via" del premier spagnolo: condanna la brutalità e la repressione connaturata all’Iran degli ayatollah e, al tempo stesso, denuncia che l’intervento militare di Washington e Tel Aviv è "fuori dalla legalità internazionale". E lancia un appello alla de-escalation
Si può “essere contro un regime odioso”, come quello della Repubblica islamica, e “allo stesso tempo contro un intervento militare ingiustificato, pericoloso e fuori dalla legalità internazionale”? Per Pedro Sánchez sì. Intervenendo alla cena di apertura del World Mobile Congress a Barcellona, il premier spagnolo ha scelto una terza via: condannare la brutalità e la repressione connaturata all’Iran degli ayatollah e, al tempo stesso, denunciare l’illegalità dell’intervento militare di Washington e Tel Aviv.
La comunità internazionale, per Sánchez, si trova "davanti a un dilemma" su quale strada percorrere. "Una, dove sembra che la priorità sia attaccare, difendersi con droni, bombe, boots, dazi: o un'altra che crei prosperità condivisa e ci permetta di combattere in maniera comune le sfide che affronta l'intera umanità, invece di ucciderci tra di noi".
Il premier ha aggiunto che "sembra evidente che il dilemma è chiaro: è guerra o pace, progresso o retrocesso, futuro o passato". Secondo Sánchez. l'azione militare contro l'Iran, "una guerra iniziata senza l'autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti, del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e che viola la legalità internazionale" può avere conseguenze devastanti. Per cui ha ribadito l'appello a una de-escalation immediata, sottolineando che esiste "sempre lo spazio per una soluzione negoziata" invece di "farsi trascinare dall'azione delle armi".
"C'è urgenza di riprendere il dialogo quanto prima, è lì che deve stare la Spagna e a mio avviso l'Unione europea", ha segnalato. Il primo ministro spagnolo ha anche riconosciuto che "è vero che è stato scardinato un regime terribile" in Iran, ma ha avvertito che "il ricorso sistematico all'uso della forza", a Gaza come in Cisgiordania, come nello stesso Venezuela, viola il diritto internazionale. "Sta causando centinaia di vittime innocenti" e può portare a disastri molto più gravi, compromettendo "la stabilità globale”.
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