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4 marzo, 2026Una nomina nel segno della continuità. Israele: "Qualsiasi nuovo leader sarà un bersaglio legittimo". Notte di raid su Teheran e Beirut. I pasdaran: "Abbiamo il controllo completo dello Stretto di Hormuz"
La continuità è massima, a partire dal cognome. L’Assemblea degli esperti della Repubblica islamica - un organo di 88 religiosi che dura in carica otto anni - avrebbe scelto come nuova Guida suprema Mojtaba Hosseini Khamenei, il figlio dell’ayatollah Khamenei ucciso sabato scorso da un raid israelo-statunitense. Inizialmente, anche Khamenei Jr. era stato dato per morto. La riunione dell’Assemblea si sarebbe tenuta online dopo che ieri - 3 marzo - la sede a Qom dove abitualmente si riunisce era stata colpita da un bombardamento congiunto di Washington e Tel Aviv.
Chi è il figlio di Khamenei
Nato a Mashhad nel 1969, Mojtaba Khamenei è il secondogenito dell’ex Guida suprema e figura di grande influenza nella Repubblica islamica. Pur non avendo ricoperto ruoli politici ufficiali di primo piano, per anni è stato un consigliere chiave e uomo di fiducia all’interno dell’ufficio del padre e ha costruito stretti legami con i Guardiani della rivoluzione e il loro ramo paramilitare, i Basij, che si occupano dell’ordine interno e della repressione delle proteste.
Mojtaba è stato accusato di avere orchestrato dietro le quinte la repressione di manifestazioni antigovernative, in particolare dopo le contestate elezioni del 2009 e durante le proteste del 2022 contro le norme sui diritti delle donne, guidando o influenzando i Basij per reprimere i dimostranti con durezza. La sua alleanza con l’apparato di sicurezza e la sua capacità di manovrare attraverso reti di potere informali lo hanno reso per anni uno dei candidati più discussi (ma anche più papabili) per la successione al padre.
Israele: "Qualsiasi nuovo leader è un bersaglio"
Chiunque venga nominato dal regime iraniano come successore di Khamenei, ha ribadito il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, “sarà inequivocabilmente un bersaglio da eliminare”. "Qualsiasi leader nominato dal regime terroristico iraniano per continuare a guidare il piano per distruggere Israele, minacciare gli Stati Uniti, il mondo libero e i paesi della regione e opprimere il popolo iraniano, sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare", afferma Katz. "Non importa come si chiama o dove si nasconde", afferma. "Continueremo ad agire con tutta la forza, insieme ai nostri partner americani, per smantellare le capacità del regime e creare le condizioni affinché il popolo iraniano possa rovesciarlo e sostituirlo", aggiunge Katz, citato dal Times of Israel.
Non si fermano i raid su Iran e Libano
Intanto, quella appena passata è stata un’altra notte di intensi bombardamenti in tutto il Medio Oriente. L’esercito israeliano ha annunciato di aver “colpito decine” di obiettivi in Iran, inclusi centri di comando a Teheran. "Poco tempo fa, l'Aeronautica militare israeliana, guidata dai servizi segreti, ha completato un'altra ondata di attacchi contro i centri di comando del regime terroristico iraniano in tutta Teheran", ha affermato l'esercito nella dichiarazione. Anche il Libano non è stato risparmiato dal fuoco israeliano: il bilancio finora è di almeno 11 morti negli attacchi delle ultime ore a Sud di Beirut e a Baalbek.
L'Iran: "Controlliamo lo Stretto di Hormuz"
Dal canto suo, l’Iran ha annunciato di aver lanciato oltre 40 missili contro obiettivi statunitensi e israeliani. "Poche ore fa è iniziata la 17esima ondata dell'operazione True Promise 4 con il lancio di oltre 40 missili da parte delle Forze aerospaziali dell'Irgc verso obiettivi sionisti e americani", ha riferito l'agenzia di stampa Fars. Questa guerra, com’è noto, non si combatte solamente con i raid e con i missili, ma anche strozzando le rotte commerciali che ruotano attorno al Golfo. E i pasdaran hanno ora annunciato di avere il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz, quel lembo di mare così strategico da cui passa ogni giorno circa un quinto del commercio globale di petrolio e gas.
Macron invia la portaerei Charles de Gaulle
Intanto si muovono (in ordine sparso) anche i Paesi europei. Nelle ultime ore, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la portaerei Charles de Gaulle, attualmente nel mar Baltico, farà rotta nel Mediterraneo. In un discorso di ieri sera alla nazione, Macron ha spiegato che Parigi “ha abbattuto droni per legittima difesa, fin dalle prime ore del conflitto, per difendere lo spazio aereo dei nostri alleati”. Ha poi criticato gli attacchi di Stati Uniti e Israele - “al di fuori del diritto internazionale” - ma ha anche aggiunto che “nessun boia” verrà “rimpianto”. Poi l’annuncio: “"Stiamo per costruire una coalizione per riunire i mezzi, anche militari, per riprendere e mettere in sicurezza il traffico marittimo in Medio Oriente”.
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