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7 marzo, 2026Il presidente degli Stati Uniti ha poi avvertito che “oggi l’Iran sarà colpito molto duramente” e che starebbe valutando di colpire “aree e gruppi di persone che finora non erano stati presi in considerazione come obiettivi”
Lo Stretto di Hormuz resterà aperto, almeno per ora. L’Iran ha fatto sapere che il passaggio marittimo strategico per il traffico mondiale di petrolio non sarà chiuso, anche se Teheran avverte che le navi statunitensi e israeliane potrebbero essere prese di mira.
“Controlliamo lo Stretto di Hormuz, ma non lo chiuderemo e tutte le navi potranno attraversarlo. Tuttavia, le navi degli Stati Uniti e di Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane”, ha dichiarato il portavoce delle forze armate iraniane Abolfazl Shekarchi. Lo stesso portavoce ha aggiunto che l’Iran non può fornire garanzie sulla sicurezza delle navi di tutti i Paesi e che eventuali incidenti sarebbero responsabilità di chi decide di attraversare lo stretto “a causa della situazione di guerra”.
Il tema energetico resta uno dei nodi principali della crisi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che “il tema energetico è fondamentale” e che bisogna lavorare perché non si arrivi a una crisi energetica e perché Hormuz resti aperto, consentendo ai Paesi esportatori di petrolio di continuare le forniture. Tajani ha anche espresso l’auspicio che il conflitto possa concludersi rapidamente e che si torni al dialogo e al negoziato. “Vogliamo la pace e la stabilità”, ha detto a Sky News Arabia, aggiungendo un messaggio rivolto all’Iran: “Basta missili, basta droni”.
Lo scontro politico
Intanto lo scontro politico tra Washington e Teheran continua anche sul piano delle dichiarazioni. Sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scritto che l’Iran “non è più il bullo del Medio Oriente ma il perdente del Medio Oriente”, sostenendo che lo resterà “per molti decenni finché non si arrenderà o crollerà completamente”. Trump ha inoltre affermato che Teheran avrebbe chiesto scusa ai Paesi vicini promettendo di non colpirli più, attribuendo questa scelta agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele.
In un altro messaggio lo stesso Trump ha poi avvertito che “oggi l’Iran sarà colpito molto duramente” e che, a causa del comportamento di Teheran, si starebbe valutando di colpire “aree e gruppi di persone che fino a questo momento non erano stati presi in considerazione come obiettivi”.
Dal canto suo l’Iran ha criticato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per quelli che considera commenti fuorvianti sul conflitto. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baqaei sostiene che l’Iran era impegnato in trattative diplomatiche quando sono iniziati gli attacchi e ha chiesto all’Onu di “assumersi le proprie responsabilità legali e morali riguardo a questa guerra illegale”.
Intanto da Teheran arrivano i primi racconti della stampa statunitense dall’interno della capitale iraniana. L’inviato della Cnn Fred Pleitgen, arrivato in città con la fotoreporter Claudia Otto, ha riferito che la città è “semideserta” e sotto “costanti e massicci bombardamenti”. Molti abitanti, racconta il reportage, hanno deciso di lasciare la capitale perché restare “sembra davvero molto pericoloso”.
Lo scontro armato
Nel frattempo il conflitto continua a coinvolgere anche i Paesi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti riporta i numeri del conflitto e riferisce che i propri sistemi di difesa aerea hanno individuato 16 missili balistici e 121 droni lanciati dall’Iran.
Secondo il ministero della Difesa degli Emirati, dall’inizio del conflitto sono stati individuati complessivamente 221 missili balistici iraniani, di cui 205 distrutti, mentre 14 sono caduti in mare e due nel territorio degli Emirati. Sono stati inoltre rilevati 1.305 droni iraniani, di cui 1.229 intercettati e 76 caduti sul territorio emiratino, oltre a otto missili da crociera distrutti. Gli attacchi hanno causato la morte di tre cittadini - pakistani, nepalesi e bengalesi - e 112 feriti lievi di diverse nazionalità.
Anche la Giordania ha reso noto di aver intercettato, negli otto giorni dall’inizio della guerra, 108 tra missili e droni iraniani sui 119 che avevano preso di mira direttamente siti nel Paese.
Dura offensiva iraniana anche alla base aerea di Al Dhafra ad Abu Dhabi. Secondo un comunicato del quartier generale iraniano nelle ultime 24 ore sarebbero stati uccisi e feriti almeno 200 soldati americani. Durante gli attacchi iraniani alla Quinta Flotta della Marina statunitense nella regione, altre 21 persone sarebbero state uccise e molte altre sarebbero rimaste rimaste ferite. Colpita anche una petroliera statunitense nella parte settentrionale del Golfo Persico.
Bollente anche il fronte libanese. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha avvertito il Libano che "pagherà un caro prezzo" se Hezbollah continuerà ad attaccare il suo Paese. In una dichiarazione trasmessa dalla televisione israeliana, ha affermato che Israele non permetterà attacchi alle sue truppe o alle sue comunità dal territorio libanese, affermando che i residenti non saranno evacuati. In un messaggio al presidente libanese ha poi scritto che se "la scelta diventa proteggere i nostri civili e i nostri soldati o il Libano, sceglieremo di difendere i nostri civili e i nostri soldati, e il governo del Libano e il Libano pagheranno un prezzo molto alto".
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