
I terremoti sono tragedie cariche di informazioni. Uccidono persone in modo indiscriminato mentre offrono ai sismologi dati preziosi sulle linee di faglia, i punti di tensione e le incrinature nascoste in profondità nella crosta terrestre. Come tutti gli altri, anche lo spaventoso terremoto di Haiti ha fornito informazioni di questo tipo che gli scienziati non avrebbero potuto ottenere altrimenti. In questo caso, però, la tragedia non ha fornito soltanto nuovi dati geologici, ma anche interessanti informazioni sui punti di forza e di debolezza della struttura del sistema internazionale, che possiamo riassumere nei seguenti punti.
1. Siamo tutti vicini. Pochi minuti dopo il sisma il mondo intero ha potuto assistere alla tragedia. La veloce diffusione delle notizie non è un fenomeno nuovo. Ma la catastrofe di Haiti ci ha ricordato con quanta rapidità e profonda attenzione lo sguardo del mondo abbia potuto concentrarsi su luoghi che fino a qualche istante prima la maggior parte degli abitanti del pianeta non sapeva neppure che esistessero.
2. La tecnologia al servizio dei soccorsi. Le mappe di Google hanno indicato l'esatta ubicazione dei luoghi in cui gli aiuti erano più urgenti. I messaggi di Twitter hanno consentito la riunificazione delle famiglie e l'invio di medici laddove era necessario per salvare vite. I telefoni cellulari hanno facilitato le comunicazioni dei soccorritori con le vittime sepolte sotto le macerie. Facebook e altre comunità on line si sono mobilitate per fornire aiuti. Anche in questo caso, si tratta di tecnologie che tutti ben conosciamo. Ma non sapevamo quanto potessero essere efficaci per salvare vite nel caso di tragedie come questa, anche quando colpiscono uno dei Paesi più tecnologicamente arretrati della terra.
3. L'assistenza umanitaria. Haiti ha dimostrato che la generosità e la solidarietà internazionali sono forti e la tecnologia ha reso più facili gli aiuti. Le tristi immagini che provenivano da quel Paese ci hanno spinto a reagire e le nuove tecnologie ci hanno consentito di fare subito qualcosa. Ovunque, milioni di persone hanno donato un piccolo aiuto tramite i cellulari. Quasi la metà delle famiglie americane hanno inviato denaro ad Haiti. La Croce Rossa e altre organizzazioni umanitarie hanno rivelato che i fondi ricevuti per Haiti superano quelli raccolti per altri disastri. I contributi di governi, istituzioni internazionali e imprese sono stati immediati e massicci. Prima del terremoto, nell'aeroporto sbarcavano dai tre ai cinque aerei al giorno. Dopo il disastro ne atterravano ogni giorno un centinaio e più di mille attendono oltremare l'autorizzazione a prendere il volo per Port au Prince.
4. Un vuoto di potere. Quando il già debole governo haitiano è crollato - nel senso letterale e metaforico del termine - e sono arrivate missioni di altri governi, ne è seguito un caos organizzativo: nessuno controllava la situazione. Così, in assenza di un coordinamento, attrezzature, squadre di salvataggio, cibo, farmaci, medici, soccorritori stranieri e materiali sono rimasti fermi all'aeroporto mentre le vittime morivano in attesa di aiuti. I governi hanno difficoltà a operare di concerto, sia nell'ambito delle Nazioni Unite, che ad Haiti.
5. Le tragedie non frenano l'avidità. Speculatori, profittatori, uomini d'affari senza scrupoli, venditori agguerriti e criminali della peggior risma sono spesso i primi a piombare sul luogo di un disastro per sfruttare la situazione. Non sorprende perciò se un Paese con 500 mila orfani finisca con l'attrarre organizzazioni malavitose internazionali specializzate nel traffico di bambini. O se siano spuntati 'intermediari' d'ogni tipo per 'favorire' la distribuzione di appalti per la ricostruzione. Né se la portaerei italiana Cavour ha approfittato della sua 'missione' umanitaria ad Haiti per compiere una deviazione verso il Brasile per promuovere gli articoli dell'industria italiana degli armamenti. L'avidità è sempre il motore dell'economia nternazionale.
6. La crisi come opportunità. Spesso questo è più uno slogan che una realtà. Ma forse, nel caso di Haiti, la tragedia potrà segnare un nuovo inizio. Il 2010 sarà un anno buono per questo Paese poiché lo sforzo di ricostruzione creerà parecchi posti di lavoro e stimolerà l'economia. Molti haitiani si stanno trasferendo dai centri urbani affollati verso città meno popolose creando così ampie possibilità di un più sano decentramento. La comunità internazionale è attenta e continuerà a fornire aiuti mentre la dinamica diaspora haitiana è stata rivitalizzata dalla catastrofe e si sta organizzando come non era mai accaduto in precedenza. Haiti era già uno dei paesi su cui più si concentravano le attività delle organizzazioni non governative e la sua tragedia stimolerà un numero ancor maggiore di iniziative umanitarie. I motivi per cui, nel prossimo decennio, otterrà più aiuti di quanti non ne abbia avuti in passato, sono molteplici. Speriamo che questa crisi divenga davvero un'opportunità.
traduzione di Mario Baccianini