Opinioni
27 novembre, 2025In numeri assoluti c’è un aumento ma in proporzione no. Segno che i controlli danno qualche frutto
È stata di recente pubblicata dal ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) la “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” preparata da una Commissione, ora presieduta dal professor Nicola Rossi, che include docenti universitari ed esperti della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, dell’Istat, dell’Inps, di Banca d’Italia, del Mef e di altri enti pubblici. La Relazione, prevista dalla legge 196 del 2009, aggiorna per il 2022 quelle pubblicate negli anni passati, rivedendo, anche in modo significativo, le precedenti stime, in base ai nuovi dati di contabilità nazionale pubblicati dall’Istat lo scorso marzo (la Relazione ricava infatti le stime di quanto dovrebbe essere stato pagato dai dati di contabilità nazionale, confrontandole poi con il gettito effettivo per ottenere una stima dell’evaso).
La Relazione ha attirato l’attenzione dei media che si sono focalizzati su un aspetto principale, ossia che l’evasione nel 2022 sarebbe aumentata rispetto al 2021, passando da circa 96 miliardi a 100 miliardi (qui e nel seguito uso, come altri hanno fatto, il punto centrale delle stime incluse nella Relazione), tornando su livelli vicini a quelli del 2019. In realtà, le cose non sono così negative. Tre commenti su quanto pubblicato.
Primo, guardare all’evasione in miliardi di euro, come hanno fatto i media, non ha molto senso perché un euro del 2022 vale molto meno di un euro del 2019, a causa della forte inflazione tra i due anni. Se guardiamo all’evasione in percentuale dell’importo che avrebbe dovuto essere pagato, l’evasione si è ridotta. Nel 2018 veniva evaso il 19,6 per cento del dovuto, nel 2019 il 19,1 per cento, nel 2020 il 18,6 per cento, nel 2021 il 17,4 per cento e nel 2022 il 17,1. Il calo è quindi evidente. Non sappiamo cosa sia accaduto successivamente, ma l’andamento migliore del previsto delle entrate nel 2023-25 (non spiegato interamente da fiscal drag, crescita dell’occupazione, eccetera) suggerisce che la tendenza al calo dell’evasione sia continuata. Il che vuol dire che la strada intrapresa da qualche anno basata su controlli elettronici (a partire dall’obbligo di fatturazione elettronica) ha dato qualche risultato.
Secondo, se il calo dell’evasione è una buona notizia, purtroppo la nuova Relazione indica che il calo è stato inferiore a quanto inizialmente stimato. Secondo le nuove stime, la percentuale evasa è scesa in tre anni di 1,7 punti percentuali (da 19,6 per cento nel 2018 a 17,4 nel 2021). Nelle precedenti stime, il calo era stato molto più forte: 4,3 punti percentuali. Per effetto di questa minore discesa nel 2021 il livello dell’evasione appare di un paio di punti percentuali più alto di quello prima stimato. Consoliamoci col fatto che nel 2022 (anno non disponibile in precedenza) c’è stata un’ulteriore riduzione, ma è chiaro che la strada da percorrere per arrivare al livello medio dei Paesi europei, soprattutto quelli dell’Europa occidentale, è ancora lunga.
Terzo, le nuove stime confermano che il livello più alto dell’evasione si riscontra per le imposte sul reddito da lavoro autonomo e di impresa. Qui il livello stimato è un po’ più basso del precedente: nel 2021 siamo al 60,9 per cento, contro il vecchio 66,8, ma sono livelli comunque sbalorditivi e il fatto che nel 2022 si sia scesi al 59,8 per cento non è di grande consolazione
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