Opinioni
28 agosto, 2025Il rapper napoletano racconta il suo nuovo album. E va contro chiusa la musica per veicolare violenza
Nell’epoca del rap tra pistole, droga, violenza e disprezzo per le donne, il rapper napoletano sceglie un’altra via. E racconta il suo nuovo disco “Grande anima”, uscito il 25 luglio, nato da viaggi, meditazione, responsabilità verso i giovani e un libro che gli ha cambiato la vita: “Il codice dell’anima” del filosofo e psicoanalista James Hillman.
«Il rap è verità. Devi raccontare chi sei». Clementino ha 43 anni, una lunga carriera alle spalle, un talento indiscusso per il freestyle. Si fa portavoce di un messaggio che nel panorama musicale odierno sembra andare controcorrente: la musica può salvarti perché è arte. Lo dice senza retorica, nella sua Nola, «la città di Giordano Bruno che proprio per la libertà di espressione si è fatto bruciare».
Sono trascorsi tre anni di silenzio, letture, meditazione, un viaggio attorno al mondo, a cercare l’aurora in Norvegia e sorseggiando un tè sull’Himalaya. Da questo percorso è nato “Grande Anima”, il suo nuovo album. In un momento in cui il rap italiano è al centro del dibattito per i suoi contenuti espliciti, Clementino prova a cambiare rotta. «Sono contro chi inneggia alla violenza, soprattutto contro le donne. Dire che drogarsi è bello, che i furti e le rapine sono fichi è un messaggio sbagliato. L’arte dev’essere libertà, ma anche responsabilità. Non puoi nasconderti dietro la scusa del racconto crudo. Se sei cantastorie, racconti. Ma se glorifichi, inneggi, allora stai facendo un’altra cosa».
Non è un moralista né un censore. Ma uno che il disagio lo ha vissuto davvero. «Vengo dalla provincia di Napoli. Posso dire ai ragazzi che ce la possono fare: anche se cresci in un contesto difficile. Esistono alternative che possono farti diventare grande, come la musica, lo sport».
E di salvezza parla il suo disco. Un viaggio musicale e spirituale che parte da Napoli, tocca India, Vietnam, Scozia, Kenya, Sudamerica e torna alle radici. «Ho meditato sul Gange, parlato con gli sciamani in Costa Rica, letto “Il codice dell’anima”. Ho voluto raccontare Clemente, non solo Clementino. Perché è lui che lo guida. Non è rap crudo, è rap cantautorale. Non c’è una rima che manchi di rispetto a qualcuno».
Secondo un’indagine condotta nel 2023 da Libreriamo, social media dedicato alla cultura, su quasi 500 testi trap e rap, emergono dati inquietanti: il 61 per cento dei brani contiene espressioni violente; il 55 per cento presenta una disparità di genere; il 43 per cento riduce le donne a oggetti sessuali. Mentre il 58 per cento cita l’uso di droghe e il 63 ostenta ricchezza. Milioni di adolescenti ascoltano ogni giorno attraverso le cuffiette e i social questa musica.
«Sembrano robot. Stanno sempre con lo smartphone in mano e hanno un pessimo esempio sulla violenza dagli adulti. Senza cultura non si va da nessuna parte. Leggete. Anche iniziando dalle biografie dei vostri personaggi preferiti, dai calciatori ai registi, fino agli attori del cinema. Ma iniziate. Serve una sensibilità nuova per i genitori, per la televisione, per i social. Una che trasformi, non che esalti la violenza. Che educhi alla visione e all’ascolto. Voglio dire: se sai comprendere prima la differenza, potrai ascoltare e guardare tutto senza voler emulare. Non voglio solo vendere dischi, voglio anche cambiare me stesso. Dopo dieci anni di fuoco tra locali e tour, avevo bisogno di silenzio. La musica può essere guarigione».
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