Opinioni
2 gennaio, 2026Pace, Europa, disuguaglianze, sfide tecnologiche. Proviamo a tracciare la mappa di questo 2026
Anni fa partecipai in California a un convegno mondiale dal titolo “Imagine The Future”. Era promosso da Rupert Murdoch con l’idea che il futuro non lo possiamo prevedere, ma possiamo provare a immaginarlo. E allora proviamo a immaginare cosa ci riserverà questo 2026 che è appena iniziato, quali sfide saremo chiamati ad affrontare, quali crisi internazionali saranno risolte e quali guerre continueranno ad affliggere chi ha già tanto sofferto.
Ci piace immaginare che la popolazione palestinese di Gaza torni a una vita normale. Costretta nel fango delle tendopoli, attende ansiosamente l’inizio della fase due del Piano di Pace. La tregua resta fragile e solo con l’istituzione della zona di sicurezza e l’insediamento di un’amministrazione provvisoria costituita da un “consiglio di pace” si potrà iniziare la ricostruzione della Striscia.
In Ucraina le tensioni sono continuate con attacchi russi contro infrastrutture e vittime durante le festività natalizie. L'auspicio è che, dopo l’incontro di Trump e Zelensky a Mar a Lago, si possa arrivare a un accordo di pace duraturo. Anche se, con Putin che ormai controlla il 20 per cento del territorio, il prezzo per Kiev sarà molto alto con la possibile perdita del Donbass. Intanto l’Europa dovrà decidere se stare a guardare o assumere un ruolo più attivo, eventualmente a costo di scelte scomode come l’invio di altri aiuti militari o di truppe.
Sempre in Europa si misureranno gli effetti dei nuovi equilibri usciti dalle urne nel 2024 e nel 2025 che hanno visto l’affermarsi di partiti sovranisti, favorendo le destre nazionaliste. L’Unione europea sarà chiamata anche a decidere se restare un grande mercato o diventare finalmente un soggetto politico, capace di parlare con una sola voce su difesa, politica industriale, migrazioni e transizione energetica.
In Italia il primo importante appuntamento politico sarà il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Gli italiani avranno due giorni per esprimere il proprio voto, la cui data non è stata ancora fissata. I sondaggi dicono che se si votasse oggi i sì sarebbero avanti di dieci punti. Il ministro Nordio ha annunciato: «Subito dopo, faremo la riforma del processo penale».
Il 2026 è l'anno decisivo per il nostro Paese per finalizzare gli impegni del Pnrr, con un forte accento sulla digitalizzazione e la sostenibilità. Le scadenze amministrative complesse richiedono una gestione attenta, considerando che il termine per il raggiungimento di tutti gli obiettivi è fissato al 31 agosto. La preoccupazione di non riuscire a centrare questo risultato resta alta.
Immaginiamo che l’intelligenza artificiale entrerà definitivamente nei processi produttivi, nel lavoro, nei servizi pubblici. La domanda non sarà più se cambierà tutto, ma chi pagherà il prezzo della transizione e chi ne raccoglierà i benefici. Disuguaglianze, salari, welfare e diritti negati saranno il vero terreno dello scontro sociale.
Che anno sarà, dunque, il 2026? Non certo un anno rassicurante, viste le premesse. Un anno che chiederà alla politica di tornare a essere visione, all’economia di farsi giusta, contrastando il gap fra i ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. A noi il compito di raccontarlo senza sconti, con spirito critico, dalla parte della verità e dei lettori. Perché capire il tempo che viene è il primo modo per non subirlo.
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