Opinioni
29 gennaio, 2026Tutto è arbitrario, tutto è concesso. Dalle milizie private di Trump, fino alla sorveglianza nelle scuole
Nel 1975 Pier Paolo Pasolini spiegò il tema di quella che sarebbe stata la sua ultima opera, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”: un film, disse, «non soltanto sul potere, ma su quella che io chiamo l’anarchia del potere, perché nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario».
Al solito, gli scrittori e gli artisti sono in grado di guardare lontano, perché «posso farlo e lo faccio» è la parola d’ordine del potere odierno: Trump può prendere la Groenlandia e crearsi una milizia privata per il semplice motivo che può farlo, e allo stesso modo, solo perché si può, si immagina una sanzione di 20mila euro per manifestazioni non autorizzate e zone rosse a piacimento, e questa non è l’America, ma quanto previsto dal nuovo decreto Sicurezza italiano.
Un politico che probabilmente ha fatto ricamare questo motto sul corredo di casa è Raffaele Speranzon, senatore veneziano, già militante nel Fronte della Gioventù e oggi in Fratelli d’Italia. È lo stesso che nel 2011, quando era assessore provinciale alla cultura, chiese alle biblioteche venete di ritirare dagli scaffali i libri di una sessantina di scrittori italiani e stranieri in quanto “persone sgradite” e che oggi chiede al ministro Valditara di inviare gli ispettori al liceo Marco Polo di Venezia a causa di un ciclo di incontri di approfondimento su Gaza, con la motivazione, originalissima, secondo la quale la scuola non è un centro sociale (i politici di destra pensano che i centri sociali siano come il Sottosopra di Stranger Things, non avendone probabilmente mai visto uno).
Il ministro Valditara è però già impegnato ad accusare di violenza e falso coloro che hanno protestato per la circolare con cui si chiede alle scuole di segnalare “la presenza di alunni/studenti palestinesi”. Circolare, ha spiegato il ministro, che ha lo stesso fine di quella diffusa ai tempi per gli studenti ucraini, e serve dunque ad attivare fondi per l’integrazione scolastica: secondo la prassi del governo, la spiegazione è stata fornita attaccandosi ai tendaggi e affermando che simili polemiche danneggiano la tenuta del sistema democratico. Basterebbe però guardare le due circolari per verificare che in quella relativa agli studenti ucraini gli intenti erano chiari già nell’oggetto (“accoglienza scolastica degli studenti ucraini esuli”), ed era ben spiegata l’importanza di dare ai ragazzi condizioni di normalità educativa, mentre nella seconda si chiede semplicemente di segnalare la presenza di studenti palestinesi (tranne nell’ultimo punto, l’unico facoltativo da compilare).
Quanto al sistema democratico, forse occorrerebbe capire che è vero che è nelle scuole che si sviluppa la democrazia, ma non certo mettendo i metal detector per identificare gli studenti muniti di coltello, come il ministro vorrebbe, bensì lavorando sull’educazione sessuoaffettiva che tanto spiace agli alleati di governo: l’orribile uccisione dello studente ligure da parte di un coetaneo veniva dalla gelosia per una foto condivisa su Instagram, e forse è di questo che bisognerebbe parlare.
Si resiste leggendo romanzi dove si parla di resistenza: per questo la cosa preziosa di oggi è “Il mondo senza inverno” di Bruno Arpaia, appena uscito per Guanda. Siamo in Scandinavia, unico posto dove la crisi climatica non ha reso la vita impossibile, ma dove esiste nei fatti una dittatura: a cui infine segue la ribellione. Che, almeno nei libri, è ancora possibile.
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