Opinioni
9 gennaio, 2026“Non c’è cultura senza diritti”: i lavoratori dei servizi in appalto rivendicano la stabilizzazione
Dietro i capolavori delle Gallerie degli Uffizi, il museo più visitato d’Italia, si apre una vertenza che mette in discussione il modello di gestione del lavoro nella cultura pubblica. È con questo obiettivo che il 4 gennaio lavoratori e lavoratrici manifestano davanti al museo sotto lo slogan “Non c’è cultura senza diritti”.
Le Gallerie degli Uffizi rappresentano uno dei motori principali dell’economia cittadina: oltre 5 milioni di visitatori nel 2024, più di 60 milioni di euro di incassi annui e un ruolo centrale nel sostenere l’intera filiera turistica di Firenze. Eppure, secondo il sindacato Sudd Cobas, questa ricchezza si fonda su un sistema di precarietà che si trascina da decenni.
Nello specifico, la vertenza riguarda il personale in appalto addetto a sorveglianza, accoglienza, biglietteria, bookshop e guardaroba delle Gallerie degli Uffizi, dei musei afferenti alla Direzione Regionale Musei Toscana e dell’Opificio delle Pietre Dure. Il problema è esploso con l’ultimo cambio di appalto, avvenuto a settembre 2025, quando la gestione dei servizi è passata da Opera laboratori fiorentini, attiva dal 2006, alla CoopCulture. Il passaggio è stato gestito garantendo la continuità occupazionale esclusivamente ai lavoratori assunti a tempo indeterminato. A rimanere fuori è stato invece il vasto bacino di precari e precarie formatosi in oltre quindici anni di utilizzo sistematico di contratti stagionali, a termine e atipici. Tra loro ci sono persone che hanno lavorato per più di dieci anni nello stesso appalto, arrivando a prestare servizio fino a nove mesi l’anno senza mai ottenere una stabilizzazione. Anni di lavoro segnati dall’incertezza, seguiti, con il cambio di appalto, dall’esclusione improvvisa.
Nel frattempo «decine di persone sono state lasciate a casa a partire dallo scorso ottobre e CoopCulture ha avviato nuove assunzioni con contratti a chiamata», ha spiegato Sarah Caudiero, coordinatrice di Sudd Cobas. Una scelta che, secondo il sindacato, rappresenta l’ennesima beffa per chi ha garantito per anni l’apertura del museo, lavorando durante domeniche, festività e picchi turistici, salvo poi essere lasciato in disoccupazione per alcuni mesi ogni anno.
«Parliamo di una gara pubblica e di una gestione del ministero della Cultura, ed è questo che rende la situazione ancora più inaccettabile», sottolinea Caudiero. E ha aggiunto: «All’interno degli Uffizi convivono lavoratori sotto fino a cinque subappalti diversi, con contratti e condizioni differenti, creando una competizione interna che punta alla massima flessibilità e al massimo profitto, senza tutele né stabilità».
Secondo il sindacato, la stabilizzazione di questi lavoratori sarebbe stata possibile e doverosa già da tempo. Senza il loro contributo, ricordano, sarebbe stato impossibile sostenere l’afflusso turistico che ha fatto la fortuna della città. Per questi motivi Sudd Cobas ha richiesto un incontro urgente a CoopCulture, Opera laboratori fiorentini, Ales Spa e alla direzione delle Gallerie degli Uffizi, chiamando in causa anche il Comune di Firenze e la Regione Toscana. L’obiettivo è una soluzione immediata che garantisca a tutti contratti indeterminati.
Il presidio del 4 gennaio non è solo una vertenza sindacale, ma una questione politica e collettiva: gli appalti pubblici, a partire da quelli del ministero della Cultura, non possono continuare a essere fabbriche di precarietà. Perché senza diritti, non può esserci cultura.
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