Opinioni
10 febbraio, 2026Come per i diciottenni nel 1976, sarebbe una risposta allo stato comatoso della democrazia
Alle elezioni politiche del 1976 votarono anche le diciottenni e i diciottenni grazie alla legge n. 39 approvata l’8 marzo 1975, che era stata presentata nel 1968 dal deputato Bruno Lepre, un socialista friulano come Loris Fortuna, entrambi legati alla crescita libertaria del Paese. Quella proposta appartiene alla straordinaria stagione degli anni Settanta che iniziarono con l’approvazione della legge sul divorzio nel 1970, seguita nel 1972 da quella sull’obiezione di coscienza al servizio militare e nel 1975 dalla riforma del diritto di famiglia e del carcere, per finire nel maggio 1978 con la chiusura dei manicomi e l’aborto. Fu un’onda progressista.
Dopo mezzo secolo, siamo obbligati a fare i conti con uno stato comatoso della democrazia. La crisi delle istituzioni, la cancellazione di fatto del Parlamento, l’abbandono della partecipazione elettorale richiedono una rivoluzione per respingere la svolta autoritaria, la retorica securitaria e il panpenalismo. I movimenti per i diritti civili e sociali allora affermavano una agenda per la politica e imponevano ai partiti di confrontarsi in una gara per l’egemonia.
In questo tempo dell’irreparabile viviamo una frattura tra l’impegno di tante associazioni culturali e del volontariato e la realtà del potere; una incomunicabilità che è resa plasticamente dalle persecuzioni delle manifestazioni di resistenza e dalla criminalizzazione addirittura della nonviolenza.
Il dissenso e le pratiche di disobbedienza che vedono protagonisti i giovani devono poter trovare uno sbocco per ricostruire legami nella società, superando l’anonimia che rende soli e senza speranza. Occorre avere fiducia nei giovanissimi e sostenere la campagna per il voto ai sedicenni che è stata lanciata da un sindaco trentenne della Calabria, Fabio Signoretta, che conosce il dramma di chi fugge e abbandona il Sud e le montagne. È una scelta giusta che va nel senso di costruire un movimento per il cambiamento. Abbiamo avuto una grande occasione per affermare un diritto alla cittadinanza più inclusivo per gli “stranieri” ma purtroppo l’esistenza del quorum per il referendum ha impedito il successo.
Cinquanta anni fa le istanze per il voto ai diciottenni venivano rafforzate anche dai digiuni di Pannella, mentre nel 1974 un sostegno veniva espresso da Pasolini e su L’Espresso del 28 luglio 1974 da Moravia e Sciascia. Una spinta che trovò poi spazio e soluzione in Parlamento.
Bruno Lepre espresse con intelligenza la considerazione a non avere paura delle scelte di voto dei giovani – come vi era stata a suo tempo paura del voto delle donne –, perché la democrazia è rischio: «l’importante è che votino e che partecipino, anche se ci faranno venire il fiato grosso per recuperare il troppo tempo perduto per attuare il precetto costituzionale», aveva dichiarato.
Commovente il ricordo dei giovanissimi ostaggi presenti nel carcere di Udine, in via Spalato, e che furono fucilati dai nazisti proprio alcuni giorni prima della Liberazione. Legava quella battaglia alle scelte della Repubblica libera della Carnia che aveva previsto il voto ai diciottenni, alle donne e il divieto alla pena di morte.
Una legge europea costituirebbe una bella risposta a chi vuole abbassare l’età per processare i minori e a chi pensa a una legge elettorale di stampo fascista per consolidare il regime.
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