Opinioni
5 febbraio, 2026Le proteste sono necessarie: servono a restituire significato alla verità
"Questa confessione non ha nessun significato", riflette il protagonista di American Psycho di Bret Easton Ellis, pubblicato nel 1991 e poi adattato da Mary Harron nel 2000. La storia della natura violenta, sfrenata e consumistica dell’investment banker Patrick Bateman, emblema della cultura yuppie, è ironicamente diventata un cult proprio per coloro che derideva e criticava.
Nel libro le conversazioni dell’élite di New York si consumano tra sushi e dibattiti sulle sfide, interne ed estere, degli Stati Uniti affinché rimangano “una rispettabile potenza mondiale”. Oggi il racconto è di una rilevanza tale da apparire ripetitivo, fastidiosamente macchiettistico. Soprattutto le confessioni prive di significato, con cui si conclude la storia, sono diventate la rappresentazione postmoderna di una governance di cui gli Stati Uniti sono il carro trainante. Sui suoi profili social, il 31 dicembre del 2025, il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha fatto una promessa per l’anno nuovo che ha molto le fattezze di una confessione insignificante. Ha infatti postato un’immagine idilliaca e nostalgica di un’auto di lusso vista oceano con la didascalia: "L’America dopo 100 milioni di deportazioni" e poi in evidenza: "La pace di una nazione non più assediata dal terzo mondo".
Più che la comunicazione di un governo, una confessione; più che una politica interna, una violenza esplicita e sfrenata. A seguito dell’omicidio di Good, il Dipartimento di Giustizia ha rifiutato di indagare sull’agente e l’Fbi ha impedito ai funzionari del Minnesota di accedere alle prove. È significativa la vicinanza geografica con cui, a Minneapolis in Minnesota, sono stati uccisi George Floyd, Renee Good e Alex Pretti. I tre omicidi non sono semplicemente una rilevante parabola spaziale, ma temporale: qualcosa è cambiato radicalmente nella gestione della verità sull’abuso di potere e la violenza delle forze dell’ordine.
Le dichiarazioni prima tirate fuori a fatica, sospinte da un movimento globale per la verità e la giustizia, sono progressivamente sostituite da esecuzioni in live-streaming; emblema di post-verità, di ammissioni di colpa che non significano niente. Dunque, in questo periodo storico, scendere in piazza significa, prima di tutto, fare in modo che le confessioni abbiano conseguenze, significa lucidità nel continuare a esporre i fatti, l’evidenza.
Nonostante le temperature sotto zero, a Minneapolis, lo scorso 23 gennaio 50 mila persone sono scese in piazza, in uno dei più grandi scioperi generali mai visti. La giornata di protesta è stata denominata "della verità e della giustizia". Un segnale contro l’occupazione dell’Ice a Minneapolis, ma soprattutto un’organizzazione massiccia e diretta contro le bugie dell’amministrazione Trump a seguito dell’esecuzione di Renee Good e della detenzione di un bambino di 5 anni in Texas.
Più di mille attività sono rimaste chiuse per lo sciopero mentre più di 3 mila agenti dell’Ice pattugliavano le strade, superando in numero la polizia locale. Alcuni ristoranti si sono trasformati in centri provvisori di supporto medico e sono stati organizzati turni con team responsabili della cura nelle strade. In Texas, North Carolina, Alabama e Florida si sono formate reti per monitorare i movimenti dell’Ice e documentare gli abusi. È infatti sul piano della verità che chi resiste lotta più tenacemente; affinché le ammissioni di colpa, le confessioni, abbiano conseguenze, significato.
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